BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Le vele al vento di Grassina

Il mestiere del lavandaio è antichissimo: già nell'antica Roma esistevano le cosidette fulloniche, botteghe dove si smacchiavano le toghe. L'operazione richiedeva attrezzature speciali e moltissima acqua e non era facile eseguirla in casa. Una pittura murale di Pompei ci mostra fulloni che lavano in larghe vasche calcando con i piedi i panni bagnati.

Le prime notizie sui "curandari" di Bagno a Ripoli risalgono al Quattrocento e nel 1800 sono 14 le famiglie che si dedicano a questo mestiere, che consiste, in origine, nell'operazione di candeggio delle tele di lino grezzo attraverso l'esposizione al sole dopo averle lavate. Salgono a 23 i curandari nel 1812, a cui si aggiungono 5 lavandai. E sono proprio i lavandai che si sviluppano principalmente a Grassina: nel 1841 sono 31, il cui lavoro è favorito dalla presenza dei torrenti intorno. Nel 1871 gli abitanti di Grassina diminuiscono (da 14.607 di dieci anni prima a 13.080) ma i lavandai sono aumentati: in totale sono 163 lavandai e 241 lavandaie e per quanto si tratti di un lavoro durissimo, rappresentano una aristocrazia artigiana perché il guadagno è maggiore rispetto a quello di mezzadri, braccianti e altri artigiani.

Le vele al vento di Grassina
a cura di Cecilia Trinci
Riprese - Jacopo Merlini
Montaggio - Elena Mondovecchio
Musica "Remember me" di Bella Ruse

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