BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

Toggle Bar

Le «colonie agricole» di Luigi Torrigiani 

Il nonno di mio nonno... alla ricerca dei propri avi tra i lavoratori delle "colonie agricole" di Bagno a Ripoli. 

Cabreo del podere La BucaCabreo del podere La Buca, presso il Bigallo
 

Un lungo periodo di silenzio. Quasi un anno senza pubblicare un solo post su «Bath on the River». Avevo la testa vuota, senza stimoli, senza idee, effetto collaterale di questo lungo periodo che, nostro malgrado, ci siamo trovati ad affrontare. C’è di peggio: i nostri vecchi, genitori o nonni a seconda dell’età, hanno vissuto con la guerra in casa, la Guerra Mondiale, in prima linea. 

Ho imparato ad apprezzare il silenzio, la solitudine nel corso di lunghe passeggiate nella nostra bella campagna. Sono tornato ad apprezzare, settimana dopo settimana, i minimi cambiamenti della natura, le foglie che cadono, i colori sfumati dalle nebbie invernali, il rigoglio dei fiori a marzo, e poi i fiori che lasciano il posto ai frutti. Un ambiente che i nostri mezzadri, generazione dopo generazione, hanno modellato e mantenuto a misura d’uomo. Ma le case coloniche oggi sono vuote, i campi incolti, gli olivi non potati. Un patrimonio millenario che si disperde.

Ho trovato un’altra grande consolazione nella lettura. Curiosamente venivo attratto dalla riscoperta di libri che avevo già letto, in qualche caso anche più d’una volta, piuttosto che da nuove letture. Tra questi mi è passato fra le mani anche il lavoro del buon vecchio Luigi Torrigiani, il segretario comunale che nella seconda metà dell’Ottocento ha raccolto in ventuno volumi manoscritti (solo in parte editi) storia, storie, notizie, curiosità, immagini d’epoca sulle varie frazioni del Comune di Bagno a Ripoli. Una materia che non senza ragioni definiva «scienza del luogo natìo», una scienza nella quale, scriveva, «trovano tesoro: di nobili esempi, le popolazioni; di utili cognizioni, le pubbliche amministrazioni; e di dati preziosi gli eruditi cultori della storia del proprio paese». Parole che suonano ancora attuali a più di un secolo di distanza, e vale tanto più per noi che siamo stati ultimi testimoni di quel «piccolo mondo antico» fondato sulla mezzadria, che con l’avvento della tecnologia e del digitale è stato rapidamente fagocitato e cancellato con spietata efficacia. 

Angiolo Turchi, figlio di Michele, con moglie, nuora e uno dei figliAngiolo Turchi, figlio di Michele, con moglie, nuora e uno dei figli (anni 1915-18)Non a caso ho citato la mezzadria. Uno degli argomenti che Torrigiani sviluppa è quello delle «colonie agricole», ovvero dei poderi che nei primi anni del Novecento insistevano numerosi sul territorio comunale. La documentazione è eccezionale. Un completo repertorio delle famiglie coloniche, dei proprietari, dei vocaboli (ovvero le denominazioni ufficiali), diligentemente annotato frazione dopo frazione, parrocchia dopo parrocchia, per l’intero territorio comunale.

Ed è stato per me emozionante ritrovare traccia, in quegli scritti, della mia famiglia, che a quel tempo lavorava il podere «La Collina 2°» nella parrocchia di Santo Stefano a Tizzano: «Podere con casa da Lavoratore al n. 189 sulla strada comunale Maremmana, posseduto dalla Marchesa Vera De Talleyrand nata Bernardaki [ma Benardaki] e lavorato dalla famiglia di Turchi Michele fu GioBatta». Il mio avo si chiamava come me. Era il nonno di mio nonno. In parole povere, visto l’anno dantesco, il mio Cacciaguida... 

Michele Turchi

 

 

Politiche

Facebook