BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Una Madonna che fa a modo loro

...condottasi questa Immagine in Firenze, la Vergine stillando una goccia del suo purissimo Latte ha smorzato il fuoco del contagio, e fatto rimettere la spada nel fodero all’Angelo sterminatore.

Madonna dell'ImprunetaFrancesco Rondinelli, Relazione del contagio stato in Firenze l’anno 1630 e 1633; e sulla destra la Madonna dell’Impruneta, al centro di un sentito e devotissimo culto popolare.

Nel mese di marzo 1630 la virulenta epidemia di peste che dilagava per l’Europa raggiunse Milano. Negli anni precedenti nel nord Italia si erano combattute molte guerre e probabilmente la presenza di numerosi soldati di ventura fu una delle cause della diffusione del morbo. Si trattava di quella pestilenza che Alessandro Manzoni immortalò nei Promessi Sposi, così come Giovanni Boccaccio aveva usato la «peste nera» del 1348 come sfondo e pretesto per le dieci giornate del Decameron

Nonostante i provvedimenti straordinari adottati, ai primi d’agosto il contagio cominciò a manifestarsi anche a Firenze, e ben presto si registrarono i primi morti. Tra i rimedi adottati, in gran parte empirici, quello più efficace fu il ricovero dei contagiati nei lazzaretti. Questi lazzaretti chiusero alla fine d’agosto del 1631, non essendosi manifestati altri casi di contagio. Si calcola tuttavia che circa il dieci per cento della popolazione cittadina fosse deceduta. Tra questi due arcivescovi della diocesi fiorentina: Alessandro Marzimedici, che fu una delle prime vittime del contagio, e il suo successore Cosimo dei Bardi, che rimase in carica per soli sette mesi, prima che il morbo lo contagiasse.

Andrea Orcagna per la chiesa di Santa CroceNegli affreschi di Andrea Orcagna per la chiesa di Santa Croce, intitolati al “Trionfo della morte“, storpi e lebbrosi invocano la Morte come curatrice di tutti i mali: “da che prosperitate ci ha lasciati / oh morte medicina d’ogni pena / deh vieni a darne ormai l’ultima cena”.

Con la chiusura dei lazzaretti si credette che il morbo fosse finalmente debellato. Le strette misure di controllo vennero allentate e probabilmente l’abbassamento del livello di guardia fu una delle cause che portarono – dopo un anno di tregua – a una riacutizzazione dell’epidemia, questa volta proveniente dal porto di Livorno. Casi isolati si registrarono già nel settembre 1632 e ad ottobre il contagio era di nuovo all’apice. Nei primi mesi dell’anno successivo le cose cominciarono a migliorare, ma fu solo nel mese di agosto 1633 che l’epidemia poté dirsi scongiurata. 

Il medico della peste 1656I medici della peste (qui in un disegno del 1656) indossavano una tunica cerata con guanti e cappello, e una maschera con un lungo naso all'interno del quale infilavano sostanze profumate o fazzoletti imbevuti di aceto. Un bastone speciale era usato per esaminare i pazienti senza toccarli, per tenere lontane le persone e per togliere i vestiti agli appestati.

La persistenza e la recrudescenza del morbo, palesata dalla seconda ondata di contagio, aveva gettato nel più totale sconforto l’intera popolazione. Nonostante si avvertissero evidenti e incoraggianti segnali di miglioramento, nel maggio 1633 il granduca Ferdinando II e il nuovo arcivescovo Pietro Niccolini, forse su pressioni della popolazione stessa, disposero di far trasportare processionalmente in città la Madonna dell’Impruneta, con grandi onori, per impetrare la grazia contro il contagio. La venerata immagine, considerata «avvocata della Città di Firenze», era stata portata numerose volte in città per i motivi più diversi: inclemenza meteorologica, carestia, ringraziamento per imprese belliche vittoriose, fino ai casi di epidemia. 

Di una delle prime traslazioni resta traccia nella Cronica di Matteo Villani. Nel tempo in cui i raccolti hanno maggior bisogno delle piogge, una persistente siccità aveva reso la Toscana arida e infruttifera, tanto da prospettare sterilità e fame. Così «i Fiorentini temendo di perdere i frutti della terra ricorsono all’aiutorio divino, [...] e feciono trarre fuori l’antica figura di Nostra Donna dipinta nella tavola di Santa Maria in Pineta, e a dì 9 di maggio 1354, fatto apparecchiamento per lo comune di molti doppieri, e mosso il chiericato con tutte le religioni, [...] quasi tutto il popolo uomini donne e fanciulli, co’ priori e con tutte le signorie di Firenze, sonando le campane del comune e delle chiese a Dio lodiamo, andarono incontro alla detta tavola infino fuori della porta di san Pietro Gattolino». Sta di fatto che di lì a pochi giorni prese a cadere «un’acqua minuta e cheta, che tutta s’impinguava nella terra».

Singolare anche la traslazione del 1499, per impetrare la vittoria e la pace nella guerra in atto contro Pisa. Narrano i cronisti che, mentre la processione passava sotto delle piante d’olivo, un ramoscello rimase impigliato nella tavola della Madonna e venne così portato a Firenze. Quando la processione si rimise in marcia per riportare la sacra immagine all’Impruneta, il ramoscello d’ulivo si staccò, cadendo al suolo dentro le mura della città, fatto che venne interpretato dai Fiorentini come un segno di pace e benedizione. Le cronache riferiscono che i Pisani improvvisamente si arresero e la guerra ebbe fine.

Santuario di Santa Maria dell'ImprunetaSantuario di Santa Maria dell'Impruneta, particolare da una litografia dalle “Memorie Istoriche Della Miracolosa Immagine Di Maria Vergine Dell’Impruneta raccolte da Giovambattista Casotti, 1714.

«Quando, l’anno 1633, riaccesasi di nuovo la peste e minacciando un grandissimo incendio », ricorda Francesco Rondinelli nella Relazione del contagio stato in Firenze l’anno 1630 e 1633, «condottasi questa Immagine in Firenze, la Vergine stillando una goccia del suo purissimo Latte ha smorzato il fuoco del contagio, e fatto rimettere la spada nel fodero all’Angelo sterminatore. Questo, oltre all’esperienza, pare che venga ancora confermato dal seguente caso, che se sia stata cosa soprannaturale, o naturale non affermiamo, lasciandolo in quel grado che egli è: non abbiamo però voluto tralasciarlo, per essere stato motivo di molto frutto».

Il trasporto della venerata immagine fu molto sentito dalla popolazione e anche suor Maria Celeste la menziona in una lettera al padre Galileo Galilei, scritta il 4 giugno 1633 dal monastero di San Matteo in Arcetri. «Ultimamente non hebbi tempo a dirgli, come nel ritorno che fece da Firenze l’immagine della Santissima Madonna dell’Impruneta, venne nella nostra chiesa; grazia veramente segnalata, perché passava dal piano, sì che venne qui a posta, havendo a ritornar in dietro tutta quella strada, che Vostra Signoria sa, et essendo il peso di più di 700 libbre, quello del tabernacolo et adornamenti; mediante i quali non potendo entrare nelle nostre porte, bisognò rompere il muro della corte et alzare la porta della chiesa, il che da noi si è fatto con molta prontezza per tale occasione».

Gli effetti dell’epidemia erano ormai di molto mitigati, in ogni caso quella solenne processione, con la partecipazione delle autorità civili e religiose, di tutte le compagnie laicali, delle arti, delle magistrature cittadine e con grande concorso di popolo, contribuì a restituire fiducia a una città così duramente provata. In capo a poche settimane il flagello poté considerarsi vinto, e mai più la peste si riaffacciò minacciosa alle porte della Città del Fiore. Ci fu chi gridò al miracolo. I forestieri invidiosi dissero invece che «i fiorentini hanno una Madonna che fa a modo loro».

Michele Turchi

Politiche

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