BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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«Qui giace, e finalmente tace, la donna più loquace»

Alla casa di Emilia Toscanelli, moglie di Ubaldino Peruzzi, "convenivano i più insigni da ogni parte del mondo..." e come la signora Emilia – così semplicemente veniva infatti chiamata – "fu amica di sovrani e sovrane, così fu dei più umili".

Emilia Toscanelli

Emilia Toscanelli (1827-1900), moglie di Ubaldino Peruzzi, fu donna energica, attivissima e instancabile conversatrice. Negli anni di Firenze capitale il suo salotto, ospitato nella sala rossa del palazzo fiorentino di Borgo dei Greci, fu rinomato e ben frequentato. Vi si potevano incontrare i più fulgidi ingegni del tempo, fossero essi politici, scrittori, poeti, giornalisti: Silvio Spaventa, Cesare Alfieri di Sostegno, Ruggiero Borghi, Emilio Visconti Venosta, Michele Amari, Pasquale Villari, Sidney Sonnino, Mariano Fogazzaro, Marco Minghetti.

Edmondo De AmicisEdmondo De Amicis ed Emilia Toscanelli, in due fotografie all'albumina

Nonostante le divergenze politiche, anche Edmondo De Amicis fu molto amico della signora Emilia e proprio nel suo salotto furono letti e discussi i primi capitoli dei suoi Bozzetti militari. Nonostante la differenza d’età lo scrittore ebbe con Emilia un rapporto schietto e duraturo (in una lettera del 1886 la chiama «mamma, bontà, sorella mia») e dopo la morte le dedicò un lungo scritto, pubblicato nel 1902, incentrato sul suo salotto e i personaggi che lo animavano. Di lei ricorda che «parlava molto, di arte e di letteratura in special modo, ma senza ombra di presunzione e di saccenteria». Ma soprattutto riusciva a far parlare gli altri, tanto che suo marito le ripeteva, scherzando: «Tu sei come il direttore d’una compagnia drammatica, che fa recitare a ciascuno la parte che recita meglio». 

Villa la Torre, AntellaVilla La Torre (Antella), in una foto di fine '800. Fonte: L. Torrigiani, Il Comune di Bagno a Ripoli... bibl. Moreniana.

Nel corso della bella stagione il salotto di donna Emilia si trasferiva immancabilmente nella villa che i coniugi Peruzzi possedevano presso Antella. Di quella villa De Amicis ricorda soprattutto la torre, «la quale veramente non aveva di torre altro che il nome, non essendo che una piccola costruzione quadrata, posta in un angolo del piccolo giardino, coronata d’una terrazza col parapetto di mattoni, donde si correva con l’occhio giù per uliveti e vigneti fino a Firenze. Quella terrazza era da maggio all’ottobre il salotto di casa Peruzzi, e la signora non l’abbandonava che a malincuore quando i primi freddi cominciavano a far tossire i senatori». Ricorda che «venivano all’Antella parecchi che nel salotto di Firenze non si vedevano mai: qualche impiegato del Municipio, qualche vicino di campagna e [...] il parroco dell’Antella». Gustosi alcuni aneddoti, come «una lezione poetica d’astronomia, ad uso della signora», tenuta dal barone Cristoforo Negri sul terrazzo della torre, ascoltata da tutti con gran piacere, nonostante l’accento marcatamente lombardo del Negri con «le u intollerabili [...] che parevan fischi scappati di bocca da uno sdentato». Oppure quando in giardino quattro deputati si misero a dar la caccia a un ragno; il dottor Giacomelli, del quale era nota l’appassionata eloquenza, commentò così a donna Emilia: «Eh, cosa vuole, signora, quando vedo quattro pezzi di deputati vigliacchi accanirsi contro un insetto, dispero del mio paese!». 

Anche Renato Fucini, dal canto suo, ricordava di aver scritto proprio a villa La Torre il suo celebre racconto Il matto delle giuncaie, nel corso di una notte, stimolato dalla stessa donna Emilia. 

Non ultimo Enrico Homberger, giornalista tedesco che al tempo di Firenze capitale fu molto amico dei Peruzzi. Le dedicò la novella Il Bamboccio, nella quale sotto le mentite spoglie di Donna Ersilia ne fece la figura cardine dell’intera narrazione. La descrive come una donna «tutta attività e movimento» che, seduta davanti a una lunga tavola tutta piena di libri e carte, discorreva animatamente continuando senza interrompersi a scrivere una lettera, ed «era ad un tempo un’indefessa parlatrice e un’assidua epistolografa e sapeva – come Cesare – badare nello stesso tempo a più cose». Ad Antella, aggiunge poi, «era opinione di tutti che si sarebbe stancato prima l’Arno di menar acqua che la signora Ersilia di fare opere buone e buoni discorsi». 

Emilia Toscanelli, firma autografaEmilia Peruzzi, firma autografa

Se ne ha prova in una lettera indirizzata al segretario comunale Luigi Torrigiani, a poche settimane di distanza dal disastroso terremoto che il 18 maggio 1895 aveva sconvolto il territorio a sud di Firenze. «Le dico in confidenza che nelle mie vicinanze vi sono grandi lamenti per la distribuzione dei sussidi che non è giudicata fatta con giustizia», scriveva donna Emilia. «Detto fra noi nel paese dell’Antella non vi sono stati né morti, né feriti, né rovine, dunque se alcuni di quelli che si diedero in nota non ebbero, è stato fatto bene, ma i danni furono gravissimi nei dintorni di Lappeggi e la gente dice che i sussidi sono molto minori di quelli dati nelle parti più vicine al Bandino [all’epoca sede del Municipio]. A me sembra che tutte le notizie avrebbero potuto e potrebbero aversi dai Priori e dal Dottore perché i bisogni dipendono dalla costituzione della famiglia, cioè chi lavora e guadagna e chi mangia senza lavorare come i vecchi e i bambini e gli infermi ecc. Mi pare bene farle sapere, e lei lo dirà senza far nomi, a chi spetta». 

Emilia Toscanelli e Ubaldino Peruzzi"Consorte ad un Ministro di pan cotto, portò costantemente il manicotto". Emilia Toscanelli e Ubaldino Peruzzi in due caricature (litografie dell'Istituto Centrale per la Storia del Risorgimento)

Pur malata e ormai cieca, Emilia, sopravvisse nove anni al marito, amorevolmente assistita dalla fedele segretaria Irene Brunelleschi, nativa del Bigallo. Si spense l’8 maggio 1900. I fiorentini, con irriverente arguzia, così commentarono la sua scomparsa: «Qui giace/ e finalmente tace/ la donna più loquace./ Requiescat in pace».

Michele Turchi 

 

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I brani citati sono tratti da: E. De Amicis, Un salotto fiorentino del secolo scorso. Con una lettera inedita di De Amicis ritrovata fra le carte private di Emilia Toscanelli Peruzzi, a cura di E. Benucci, Pisa 2002; E. Homberger, M. Manfroni, Il Bamboccio. Novella Toscana con prologo ed epilogo, Firenze 1902; Archivio Storico del Comune di Bagno a Ripoli, Preunitario, Serie X, 219. Per un quadro generale, v. N. Fatichi, Profilo di gentildonna italiana, Firenze 1902; G. Imbert, Bozzetto Antellano, in «Rassegna Nazionale», 16 (1907); U. Bardi, M. Casprini, M. Marchi, M. Turchi, I Peruzzi all’Antella, Antella 1998.

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