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Una Croce Templare ad Antella?

Pieve di Santa Maria all'Antella. Murata all'interno si nota la bizzarra sagoma di un rettile con le fauci semiaperte. Tra le sue zampe, racchiusa in un tondo, una “croce patente”. Il simbolo dei Templari o una semplice figurazione geometrica?

drago

Quando l’occhio si posa su cose note in genere osserva con sufficienza, come attraverso un vetro opaco. L’abitudine riesce a nascondere perfino l’evidenza. Poi un giorno, quasi per caso, ti accorgi di un particolare che non avevi mai notato, pur essendo lì, a portata di mano. 

È una cosa che mi è capitata recentemente con il famoso bassorilievo del “drago” nella pieve di Antella. Oggi si trova all’interno, un po’ in disparte, murato in verticale in alto a sinistra dell’arco trionfale, ma fino al 1924 lo si poteva vedere in bella mostra sulla facciata. Ne fanno fede foto e cartoline d’epoca. 

Croce templare AntellaLa pieve di Santa Maria all'Antella e, sulla destra, il bassorilievo del "drago"

È un’immagine intrigante, la cui origine è sicuramente remota. Mostra la bizzarra sagoma di un rettile con le fauci semiaperte, le piccole orecchie aguzze, l’occhio nero e sfavillante. Dal suo corpo sinuoso e serpentiforme si staccano due zampette ferine munite di artigli acuminati nell’atto di afferrare una preda e un paio d’ali squamate che sembrano sostenerlo a mezz’aria. Un’immagine che rimanda alla figurazione di certi capitelli che si vedono nelle pievi romaniche. In genere viene liquidata come “frammento di pergamo”, ma la sua provenienza non è mai stata accertata. 

C’è però un particolare che potrebbe spiegare molte cose, o forse complicarle ulteriormente, a seconda dei punti di vista. Tra le zampe del cosiddetto “drago”, racchiusa in un tondo, si vede distintamente una “croce patente”. Il simbolo dei Templari. 

È realmente un simbolo, oppure si tratta di una figurazione geometrica, come i cerchi che intersecano alle spalle dell’animale fantastico? Ma ci sono altri simboli, a guardar bene. Un altro tondo al di sopra delle ali, che contiene la figura di un fiore a sei petali, e poi, sopra la testa barbuta, un giglio araldico, o forse un’alabarda. Potrebbe rimandare alla leggenda di san Giorgio e il drago.

L’ipotesi più credibile, nonostante tutto, è che si tratti di una semplice decorazione in stile geometrico. Ma c’è una seconda ipotesi che, pur con estrema cautela, mi sento di avanzare. 

È ben noto che i Templari avevano tre magioni nella città di Firenze. L’ospedale del Santo Sepolcro, nei pressi del ponte Vecchio, oltrarno; un altro ospedale nella zona di Santa Croce, preesistente alla stessa basilica; e infine la chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini, nell’odierna via Faenza. Quest’ultima, sola sopravvissuta, con la ben nota soppressione dell’ordine dei Cavalieri del Tempio (1312) passò a un altro ordine militare, quello dei Cavalieri di San Giovanni, detti in seguito di Rodi o di Malta. La croce ottopuntata di quest’ordine si vede ancora, sia all’esterno che all’interno dell’edificio, oggi sconsacrato. Molte di queste croci sono poste nel capo di uno stemma gentilizio, quello della famiglia dell’Antella. Fu un membro di quella famiglia, Francesco di Filippo, cavaliere di Malta e commendatore dell’ordine, a promuovere nel 1622 un profondo restauro della chiesa di San Jacopo, lasciando a futura memoria il “segno” della sua arme gentilizia. 

Croce templare San Jacopo in Campo CorboliniChiesa di San Jacopo in Campo Corbolini, nell’odierna via Faenza a Firenze

Fu completamente ristrutturato l’orto, uno degli ambienti più antichi. Anche la chiesa fu notevolmente rimaneggiata. Furono aperte porte, finestre, spostati altari, lastre tombali, eseguiti affreschi e lavori in pietra scolpita. La trasformazione fu tale da far affermare padre Richa: «desiderando ridurla a più bella e vaga fama, senza alcun riguardo alle antiche cose, parte di queste ne levò e parte ne tramutò, ponendo in quel cambio l’arme sua in molti luoghi».

La mia ipotesi – ripeto è solo una possibilità tutta da provare – è che il “drago” oggi nella pieve di Antella possa essere un frammento della primitiva decorazione esistente in San Jacopo in Campo Corbolini. La lastra scolpita, rimasta integra dopo le demolizioni, potrebbe essere stata portata alla pieve di Antella da un membro della famiglia Dell’Antella, che in quegli anni deteneva il patronato della chiesa. Tanto più che nel 1626 Nicola di Simone dell’Antella, quattro anni dopo gli invasivi interventi a san Jacopo, assunse la carica di pievano in riva al torrente Isone. Forse fu proprio lui a far murare il “drago” sulla facciata, a causa della forza espressiva dell’immagine, o forse per rendere un durevole omaggio alla figura di Francesco di Filippo. 

Se l’ipotesi rispondesse al vero – ma purtroppo per quel che ne sappiamo non esistono documenti per poterlo provare – la “croce patente” che vi si vede raffigurata sarebbe realmente il simbolo dei Templari, se pur senza alcuna attinenza storica con la pieve di Antella. 

Michele Turchi

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SEGUE: Una Croce Templare ad Antella? – Seconda parte

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