BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Il Re delle Corti a Ruballa

Un Re ad Osteria Nuova. Chi è? E perché è raffigurato nel palagio di Ruballa? E le persone accanto a lui, chi sono?

Le Corti Re roberto dangioRoberto d’Angiò, re di Napoli – al centro dell’affresco – rappresentato con la corona in testa

Tanto per chiarirsi subito, lo storico edificio delle Corti a Ruballa, nei pressi di Osteria Nuova, non è mai stato una reggia. E neppure un monastero, contrariamente a una diffusa credenza popolare. Il primo nucleo dell’edificio, forse una torre, la cui pianta è ancora rilevabile sul lato meridionale, è riferibile al XIII secolo, quando apparteneva ai Passerini. Nel 1315, come risulta dal Libro segreto di Giotto d’Arnoldo Peruzzi, venne acquistato da quella famiglia, che ne fece un sontuoso palagio di campagna, uno dei tanti beni che possedette nei popoli di San Tommaso a Baroncelli e San Quirico a Ruballa. 

Le Corti Re corti a ruballaLo storico edificio delle Corti a Ruballa, nei pressi di Osteria Nuova

Le soffitte dell’edificio conservano notevoli resti di affreschi, riferibili ai primi decenni del Trecento, oggi purtroppo molto danneggiati a causa delle precarie condizioni dell’edificio, da molti anni disabitato, e da un parziale crollo del tetto, per fortuna ripristinato a scongiurare una rapida rovina.

Pur molto scoloriti, restano leggibili tre stemmi dei Peruzzi, con bellissimi pavoni posti come sostegni. In uno si contano sei pere, negli altri due le pere della caratteristica arme “parlante” sono tre, all’interno di un singolare scudo a forma di triangolo, con la punta rivolta verso il basso. 

Le Corti Re peruzziUno stemma dei Peruzzi, con i pavoni posti come sostegni

L’affresco più importante, per il suo rilievo storico, rappresenta Roberto d’Angiò, re di Napoli, in quegli anni personaggio centrale della parte Guelfa. È rappresentato con la testa coronata, avvolto in un manto azzurro con il simbolo del fleur de lys. Attorno a lui sono ritratti due uomini a capo scoperto, di dimensioni più piccole, e una donna in secondo piano, in atteggiamento riverente, probabilmente membri della famiglia Peruzzi. Al di sopra della testa del sovrano si vede lo stemma dei d’Angiò; lo scudo, sostenuto da due leoni affrontati, si blasona d’azzurro, seminato di gigli d’oro, al lambello di rosso

L’affresco ricorda il soggiorno fiorentino del sovrano, nel 1310, durante il quale venne ospitato per un mese intero nei palazzi dei Peruzzi. È normale che «quei della Pera» – come li chiamò Dante – se ne fecero un gran vanto e vollero immortalare l’episodio nelle loro residenze, a futura memoria. Ma non fu un vanto solo dei Peruzzi. Ricorda il Davidsohn che «la grande simpatia per Roberto di Napoli trovò nella città dell’arte la sua espressone in un ritratto di lui a figura intera, ora sparito», che venne fatto eseguire su una parete del Palazzo di Parte Guelfa. Ma solo quello delle Corti a Ruballa è sopravvissuto.

L’affresco, a causa della successiva realizzazione di un solaio, si presenta mutilo della parte inferiore e molto decolorato per la prolungata esposizione alla luce, tanto da non permettere una chiara lettura dei particolari. Nel corso di una recente visita che ho avuto la possibilità di compiere, ho potuto constatare che l’affresco è ancora leggibile, anche se i lavori per il ripristino del tetto hanno provocato sgraffiature e una ulteriore decolorazione. 

Un altro dei tesori nascosti del nostro territorio che meriterebbe una maggiore tutela.

Michele Turchi

Politiche

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