BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Un ponte sull'Arno fatto da un uomo solo

In un paesino vicino a Firenze, viveva un barcaiolo di nome Guido che, stanco di remare con il suo traghetto sull'Arno, decise di costruirvi un ponte. L'idea era alquanto ardua poiché in quel tratto il fiume era largo un centinaio di metri e il barcaiolo non ne sapeva nulla di come si costruisce un ponte.

ANCHETTA ponte sospeso

Fin da quando era bambino, Guido aveva sognato quel ponte. La sua barca a remi gli era stata lasciata dal padre che aveva fatto il barcaiolo prima di lui. Il lavoro era però faticoso e il guadagno misero. Guido aveva combattuto anche nelle due guerre mondiali ed aveva imparato tante cose, specie il coraggio e la determinazione. Ora che non era più giovane, cominciava a sentire profondamente il bisogno di lasciare dietro di sé qualcosa di utile alle future generazioni.

Così, poco dopo l'ultima guerra, pensò che era venuto il momento di costruire quel ponte che aveva tanto sognato, come quello su cui aveva visto all'opera i genieri dell'esercito americano.

Se ne stava seduto alla finestra sul fiume, o nella barca, a meditare; spesso non riusciva a dormire, si alzava di notte e si metteva a scrutare il paesetto sull'altra sponda.

Sicché, un giorno, si recò a Firenze da un ingegnere civile, gli espose il suo progetto e gli chiese quanto avrebbe voluto per costruire il ponte. L'ingegnere fece un po' di conti e disse: "Dieci milioni". Tutto quel che Guido possedeva erano 500.000 lire. L'unico modo di avere il ponte, si disse, era di costruirselo da sé.

Per far questo occorreva un'autorizzazione. Guido tracciò a matita uno schizzo del ponte che aveva in mente e lo presentò all'ufficio del Genio Civile. Il disegno passò da una mano all'altra e suscitò molte risate. L'avrebbero gettato nel cestino della carta straccia, se Guido non fosse stato lì, tanto serio e convinto. A titolo di scherzo, gli dettero l'autorizzazione.

Ai primi di marzo del 1947, Guido cominciò a scavare. Scavò due buche profonde tre metri e larghe quattro in cui collocare i pali di ferro per ancorare i cavi. Si recò a Firenze in bicicletta; andò in giro per i depositi dei ferri vecchi dove c'erano alte cataste di rottami di guerra e trovò i pali di ferro che gli servivano. Se li portò a casa su un carrettino a mano e li collocò nelle buche.

In seguito, si recò a Firenze due volte la settimana tornandosene con ferri, bulloni, chiodi e cemento. Una sera tardi, nel tornare a casa stanco morto, cadde in una delle buche e si ruppe due costole. Il medico gli ordinò di rimanere immobile per un mese, ma Guido non volle interrompere il lavoro. I paesani che venivano a guardarlo mentre lavorava, erano tutti d'accordo nel giudicarlo un pazzo. Ma Guido era troppo assorto nel proprio lavoro per darsi pensiero delle beffe e delle critiche. Scavò altre due buche per blocchi portapiloni sull'altra sponda del fiume.

Da un rivenditore di ferri usati trovò i pezzi d'acciaio per i quattro piloni e per le longarine necessari all'armatura del ponte. Una teleferica, distrutta durante la guerra, gli fornì i cavi. Agganciato un cavo a un pilone, portò sull'altra sponda, con la barca, l'altra estremità del cavo lungo e pesante e lo tese con l'aiuto di un piccolo paranco. Fece lo stesso con altri nove cavi.

Tese da pilone a pilone un filo d'acciaio leggero e robusto, vi fisso una puleggia e si appese a quest'ultima con una cinghia stretta intorno alla vita. Sospeso nel vuoto, lavorò procedendo lungo il filo finché tutti i cavi furono in posizione. Per poter continuare vendette i pochi ninnoli della moglie, il suo cappotto,i polli e perfino i mobili.Anche la piccola somma che aveva ricevuto dal Governo per i danni che una bomba gli aveva arrecato alla casa, fu spesa per il ponte. A quel punto la moglie andò dal prete per chiedergli se era il caso di far ricoverare Guido in manicomio. Il vecchio prete sorrise e la esortò ad aver fiducia nel marito.

Passò un anno. La giornata di lavoro si allungò per Guido a 14 ore e perfino a 18. Dimagrì di dieci chili. Dal suo sostegno sospeso nel vuoto, impavido, fissò le traverse metro per metro, finché s'incontrarono. Ora era pronto per la parte in legno. Questo era materiale costoso e Guido era al verde.

Cominciò a firmare cambiali, offrendo la sua casa come garanzia. La moglie era disperata, ma il ponte non era più un parto della fantasia; quello scheletro d'acciaio era una realtà. Aveva ancorato quattro piloni pesanti una tonnellata ciascuno; aveva teso i cavi lunghi 125 metri e fissato le traverse; aveva fatto a mano 50.000 fori per i bulloni e con il carretto a mano aveva trasportato da Firenze, distante otto chilometri, ogni chilo delle 40 tonnellate d'acciaio.

Così, pareggiò le tavole con l'accetta del padre, le collocò una per una e infine le coprì d'asfalto. Il suo nipotino di quattro anni fu il primo ad attraversare il ponte. L'opera era compiuta: un arco d'acciaio sull'acqua, solido, elegante, bellissimo.

Il 10 luglio 1949 fu teso un nastro al centro del ponte e, mentre il prete benediceva la nuova opera, i sindaci dei due paesi ora uniti, s'incontrarono e tagliarono insieme il nastro, inaugurando il ponte ufficialmente. La banda suonò gli inni, si tennero discorsi, mentre i concittadini, orgogliosi, festeggiavano e dicevano che era l'unico ponte sospeso del mondo costruito da un uomo solo.

Sul muro della casa di Guido fu posta una lapide con scritto: " Nella speranza che l'ingegno, la volontà e il senso di civismo del cittadino Guido Bartoloni, creatore ed unico costruttore del ponte, possano esser di ispirazione alle generazioni venture, i concittadini incisero e posero ".

Guido, intanto, pagati tutti i suoi debiti, con la costruzione del ponte guadagnò soddisfazioni e benessere ma soprattutto tanta felicità al pensiero di lasciare dietro di sé un'opera con il suo nome, utile alle generazioni future.

 

Tratto da: "Un ponte sull'Arno fatto da un uomo solo" di M.Chiappelli e G.Kent - Selezione dal Reader's Digest (Breviario del Successo, Milano, 1958).

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Sul ponte sospeso dell'Anchetta guarda anche il filamto dell'Istituto Luce (1949), visibile su YOUTUBE: "Costruito da un barcaiolo. Un ponte privato sull'Arno".

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