BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Da Tripoli a Villa La Selva, una storia maltese nel lager di Ponte a Ema

Villa La Selva, campo di internamento civile a Ponte a Ema, aveva tra i suoi internati anche prigionieri maltesi. Ricordiamo la loro storia, dall'avventura a Tripoli fino al lager di Bagno a Ripoli.

Villa La SelvaVilla La Selva, Bagno a Ripoli. Prigionieri maltesi nel campo di internamento civile di via del Carota a Ponte a Ema. Foto: campifascisti.it

Fin dall'inizio dell'800 esisteva una comunità maltese in Libia, fondata da pionieri che avevano lasciato Malta per svolgere nuove attività commerciali nell'allora Tripoli di Berberia. Tanti commerciavano cavalli di pura razza araba seguendo le carovane o portandoli anche in Italia navigando sui bastimenti. Altri importavano semenze ed altri generi da Malta. Ma tutti vivevano negli anni della dominazione Turca godendo della massima libertà, fino al 10 ottobre 1911 quando le truppe italiane sbarcarono in Libia. Negli anni della dominazione italiana i maltesi iniziarono a subire soprusi e discriminazioni a meno che non fossero disposti a rinunciare alla propria nazionalità britannica ed acquisire quella italiana aderendo al Partito Fascista. 

Il 10 giugno 1940 l'Italia entra in guerra e molti giovani maltesi, in base alla Legge 555 Art.3 emanata il 13 Giugno 1912 inerente la cittadinanza italiana, vengono considerati italiani a tutti gli effetti e chiamati alla Leva Militare. Emergeva un tragico contrasto che vedeva i giovani considerati con pieno diritto italiani, e i loro genitori "stranieri e pericolosi". Questi vennero prima arrestati e condotti nelle carceri di Tripoli, quindi trasferiti a Buerat El Hsun, un campo di concentramento lungo la costa del golfo Sirtico. Da qui, nel gennaio del 1942 furono imbarcati su una nave mercantile e trasferiti in Italia, molti nel campo di concentramento di Villa La Selva a Bagno a Ripoli, dove furono trattenuti fino al giorno in cui l'Italia firmò l'armistizio con gli Alleati. Non tutti però sopravvissero. Romeo Cini*, maltese il cui padre ha vissuto il dramma dei campi di concentramento, ricorda la storia di Natalino Aquilina, che “tentò di evadere dalla Villa per evitare di essere consegnato ai tedeschi ... ma tale fuga gli fu fatale, infatti, proprio in quegli istanti sopraggiunsero i tedeschi intimandogli l'ALT e poi sparandogli addosso e colpendolo a morte. Era l’8 Settembre del 1943”.

Villa La SelvaVilla La Selva, Bagno a Ripoli. Prigionieri maltesi trasferiti dal campo di Buerat (Libia) al campo di internamento civile di via del Carota a Ponte a Ema. Foto: campifascisti.it
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* Cfr Romeo Cini, “La nostra storia”, edito in proprio.

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