BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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La rivoluzione educativa di Marcello Trentanove

Vasco Tacconi ripercorre il contributo di Marcello Trentanove (direttore didattico dal 1962 al 1990) all'evoluzione dell'attività educativa nel Comune di Bagno a Ripoli. Tra le sue tante battaglie vengono ricordate: l'abolizione delle pluriclassi, l'impegno per la scuola pubblica, per la costruzione di nuovi edifici scolastici, il tempo pieno e l'aggiornamento degli insegnanti. L'inserimento nella scuola dei ragazzi diversamente abili e il contributo alla creazione della scuola dell'infanzia e dei nidi per i più piccoli furono le iniziative con maggiore rilevanza nazionale e internazionale. Il suo progetto era la creazione di una comunità educante.

scuola

Avviare un percorso formativo nella scuola elementare a Bagno a Ripoli alla fine degli anni ’60 non fu certo semplice, considerate le grandi trasformazioni sociali determinate dal maggior benessere conseguente al boom economico, dalla crisi del mondo contadino e dallo spopolamento delle campagne. 

La struttura scolastica era allora basata su plessi molto diffusi sul territorio con la presenza di pluri-classi, soprattutto fuori dai maggiori centri abitati (Grassina, Antella e Bagno a Ripoli). Prese da subito forza la contestazione di una scuola rimasta nei metodi tipica del regime fascista: nozionistica, autoritaria, ferma all'alfabetiere, ripetitiva e lontana dalla formazione di uno spirito critico propria dell’evoluzione pedagogica americana (J. Dewey) ed europea (C. Freinet e C. de Failly). Il regime e la scuola erano tutti impegnati ad esaltare il trinomio: chiesa, patria, famiglia.

Alfabetiere Alterocca 1904L'alfabetiere: una bambina “recita” le vocali mostrando bene la forma che assume la bocca mentre le pronuncia, accentuando con il corpo il suono emesso. Da una cartolina della ditta Alterocca di Terni (museodellascuola.it)

La riforma istituzionale della scuola media unica e i movimenti di protesta degli studenti negli anni ’60 crearono un forte terreno culturale che facilitò l'avvio ed il sostegno delle forze amministrative, politiche e sociali, al processo del rinnovamento formativo animato e diretto da Marcello Trentanove.

Marcello arrivava a Bagno a Ripoli dopo quattro anni di distacco all'esperienza pilota della Scuola Città Pestalozzi promossa da Ernesto Codignola nel rione degradato di Santa Croce e dopo aver dato vita a Firenze all’ associazione del CEMEA: due esperienze di rinnovamento pedagogico che hanno contribuito a definire il percorso, complesso ed articolato, del progetto studiato e perseguito per la scuola di Bagno a Ripoli.

scuola media unica

 

1. Abolizione delle pluriclassi, aggiornamento professionale degli insegnanti e rinnovamento dell’edilizia scolastica

Il primo punto fu quello di riconoscere ad ogni alunno il diritto allo stesso tempo-insegnante, e non ad un insegnante al quale erano affidate contemporaneamente più classi nella stessa aula, abolendo le pluriclassi. Era una struttura ereditata dal regime che mirava a portare la scuola verso gli alunni delle campagne, molto popolate e con prolifici nuclei mezzadrili, condizionata anche dalla inesistenza di mezzi di trasporto: era l'insegnante che si spostava verso i ragazzi e non viceversa. La chiusura di molte pluriclassi innescò la necessità di provvedere al trasporto degli alunni invertendo la procedura, spostando cioè gli alunni invece degli insegnanti, a ciascuno dei quali fu affidata una sola classe. Ci furono delle resistenze, superate perché fu subito chiaro quanto positivo per i ragazzi fosse avere un tempo-insegnante su una sola classe. Queste scelte ebbero il consenso e la collaborazione del vivace "movimento della scuola" nato sulla scia della contestazione studentesca degli anni 60. In una affollatissima assemblea pubblica venne rifiutata la proposta, avanzata da numerosi studenti universitari fiorentini presenti, di realizzare nelle case del popolo attività educativa di contro-scuola o scuola alternativa e si decise invece di impegnare tutto il movimento all'interno della scuola pubblica statale, ritenuta "la nostra scuola" secondo il progetto innovativo di Marcello.

La Direzione didattica, appena insediata, istituendo il “Consiglio di direzione” attivò un vivace e costante aggiornamento professionale degli insegnanti, mirato a recuperare l'evoluzione della ricerca pedagogica che era stata ignorata dal fascismo. Questo fu facilitato anche da interessati trasferimenti da altre scuole di insegnanti attratti dal fermento innovativo animato da Marcello Trentanove.

Venne avvertita da tutti – scuola, Amministrazione comunale, genitori e forze politiche – l'urgenza di realizzare nuovi edifici scolastici. Tutti ricordiamo l'affermazione del Sindaco Cocchi "sopportiamo le buche nelle strade ma costruiamo le scuole”. Era il tempo della saggezza e non della retorica demagogica: le scuole furono costruite sul progetto educativo e ad esso funzionali, e non l'inverso come succede quando manca una razionale progettazione del futuro.

M39 scuolaPonteaNiccheri9 febbraio 1963, il giornale l'Ulisse annuncia la costruzione della scuola a Ponte a Niccheri
 

 

2. Il tempo pieno

Non fu difficile, nel fervore culturale e sociale di quegli anni, valutare la necessità di aumentare il tempo scuola per rispondere alle necessità educative di una popolazione scolastica molto eterogenea: diversi erano i livelli culturali delle famiglie, la proprietà di linguaggio degli alunni, la formazione scolastica dei genitori, l’ambiente sociale e politico.

Dopo le prime esperienze del dopo-scuola – passato dal carattere assistenziale a quello più qualificante dell’offerta educativa anche con l’istituzione della mensa scolastica – prese quota l'avventura del tempo pieno per l'intera classe voluto sia dai genitori che dagli insegnanti per il necessario lavoro di gruppo (mattina-pranzo­ pomeriggio), ancor prima che una circolare ministeriale ne permettesse la sperimentazione.

Fu un percorso entusiasmante ma contrastato e non lineare, tuttavia prevalse la ragione e la ricchezza della nuova educazione attiva. Si superarono infatti sia la contestazione di coloro che accusavano questa esperienza di sottrarre i figli all’educazione dei genitori (settore di militanza cattolica), sia di coloro che la ritenevano discriminatoria in quanto non garantita a tutti (settore dell'ortodossia comunista), ma il percorso dialettico fu funzionale ad esperienze così innovative.

Intorno a queste esperienze si sviluppò un fervore culturale che coinvolse insegnanti, custodi, addette alla cucina, genitori e l'intera comunità sociale. Dibattiti, riunioni anche pubbliche, incontri con attivi pedagogisti della ricerca italiani (De Bartolomeis, Tassinari, Pontecorvo, Borghi, Carbonaro, Margherita Zoebeli, Ciari, Gianni Rodari), corsi per genitori tenuti da pedagogisti e sociologi esprimevano la passione al rinnovamento dell'intera comunità educante.

Furono avviati nel tempo pieno il sistema globale, l'insiemistica, la ritmica, il rifiuto del libro di testo, l'avvio della stampa (giornalino di classe) col complessino Freinet, la modifica della disposizione di banchi e cattedra nell'aula, ecc. Questo fervore interessò poi anche le altre classi della scuola.

 

3. L’inserimento dei ragazzi diversamente abili

Per offrire a tutti gli alunni le stesse esperienze formative (dopo i fallimentari tentativi delle classi differenziali e una breve esperienza di trasporto in scuole speciali a Firenze) venne proposto agli insegnanti, ai genitori ed a tutta la comunità, l'inserimento dei ragazzi diversamente abili nelle classi del tempo pieno dove il clima culturale e pedagogico era più disponibile ad accoglierli.

Fu senz'altro la scelta più difficile per le tante problematiche che innescava: si trattava di conciliare problemi diversi per cui era necessario un sostegno sia sanitario che pedagogico. La sfida era far vivere ai diversamente abili le esperienze comuni a tutti i bambini della loro età invece di esporli ad un confronto negativo fra le diverse disabilità. Ci fu anche chi ritenne questa esperienza negativa per l'educazione del proprio figlio. Nella realtà risultò un’esperienza ricca di umanità per tutti  – genitori, ragazzi e docenti – e che dette buoni risultati sul piano dell'apprendimento  – leggere, scrivere e conoscere i numeri – permettendo anche a questi alunni di accedere alla scuola media.

Questa esperienza pedagogica ebbe risonanza internazionale, particolarmente in Francia, Svizzera e Germania. Dalla Germania, per anni, una delegazione di studenti dell'università di Berlino (Spandau) venne a Bagno a Ripoli per un mese a condividere la vita di queste classi.

Da questa esperienza uscirono ragazzi fortificati nei comportamenti solidali, più ricchi di spirito critico, senso della responsabilità e di appartenenza ad una comunità: le basi del cittadino dell’Italia repubblicana.

Tanti furono gli episodi che scandirono questo processo formativo, non ultimo la partecipazione di tutta la scuola ad atti di solidarietà per i ragazzi della scuola primaria di Matagalpa, sia ospitando insegnanti nicaraguensi che partecipavano alla vita scolastica, sia inviando per più decenni sussidi didattici e ausili sanitari per diversamente abili e ragazzi di strada del Nicaragua. Fu ancora Marcello che, tornato da un corso di formazione per insegnanti tenuto in Nicaragua con Franco Staccioli e Margherita Zoebeli del CEIS, Centro Educativo Italo Svizzero di Rimini sotto il patrocinio del Ministero degli Esteri Italiano, promosse la sensibilità dei ragazzi, dei genitori e degli insegnanti per i bisogni primari di giovani sprovvisti dei più elementari sussidi didattici a causa del blocco navale americano al Nicaragua sandinista.

Osservando oggi gli effetti sociali di questa scelta educativa, ci rendiamo conto di quanto ne sia stata modificata la nostra comunità che ha integrato i suoi diversamente abili a tutti i livelli. Già all'inizio i ragazzi diversamente abili, finita la scuola dell'obbligo, non furono più abbandonati a se stessi e alle loro famiglie, ma vennero inseriti in percorsi di avviamento al lavoro nel locale dell'asilo delle monache a Grassina. Agli esperti del servizio sociale si unì poi un gruppo di cittadini che partecipavano per la prima volta ad attività di questo tipo e che continuarono a farsi carico dei problemi vitali dei diversamente abili anche quando l'esperienza venne trasferita nel comune di Impruneta e poi abbandonata.

Questo nucleo di volontari, insieme a membri della Fratellanza Popolare, iniziò successivamente un'esperienza di teatro, "Gli lnsuperabili", dove volontari e diversamente abili recitavano insieme e presentavano le loro pieces teatrali alla popolazione. Parte di loro fondò poi l'associazione "Orizzonti" per portare avanti a Grassina una "Casa Famiglia" per diversamente abili, totalmente gestita da volontari delle ACLI di Grassina.

 

4. La scuola dell’infanzia

La guida di Marcello fu fondamentale anche per istituire, in risposta alle trasformazioni sociali legate al boom economico, la scuola dell'infanzia. Si dovette partire dall'anno zero poiché, fino ad allora, le uniche strutture per l'infanzia esistenti erano gli asili gestiti da monache a Grassina, Antella, Ponte a Ema e Osteria. Alle prime soluzioni quasi di fortuna (la cappellina e la zona Cini a Grassina, in ambienti nati come appartamenti, e i locali della ex casa del popolo di Antella) seguì un programma di edilizia scolastica specifica che ha qualificato la nostra amministrazione ed è tuttora un'eccellenza della nostra comunità. Testimonianza della valenza sociale e politica che caratterizzò il movimento intorno alla scuola dell'infanzia fu l'esperienza entusiasmante e significativa della numerosa delegazione che, guidata dal Sindaco Cocchi, andò a Roma per chiedere al Ministro della Pubblica Istruzione Riccardo Misasi la concessione di nuove sezioni di scuola per l'infanzia che non copriva tutte le numerose domande d’iscrizione. Fu un trionfo: il Ministro si congratulò con i genitori e concesse nuove sezioni. A ciò si aggiunse la scelta coraggiosa dell’Amministrazione che istituì, per la prima volta, sezioni di scuola per l’infanzia gestite direttamente dal Comune. Questa maturazione era stata avviata diversi anni prima da un’associazione (UGA Unione Giovanile Autonoma) costituitasi con sede nel palazzo comunale con l’aiuto del Sindaco Cocchi.

L'UGA infatti organizzò una conferenza pubblica tenuta dal Professar Marchi della Facoltà di Pedagogia dell'Università di Firenze. Il Professar Marchi, che era Sindaco di Rosignano Solvay, riaffermò la rilevanza della scuola per l'infanzia e illustrò diffusamente il percorso realizzato dalla sua amministrazione per aprire sezioni comunali di scuola per l'infanzia. Si ebbero così scuole che coprivano tutte le domande d'iscrizione, finanziate sia dal Comune che dallo Stato, tutte sotto la direzione di Marcello Trentanove.

Marcello TrentanoveMarcello Trentanove
 

 

5. I nidi per l’infanzia, il museo della civiltà contadina

Ultima perla, quasi un prodigio, fu la non breve gestazione dei nidi per l'infanzia costituiti con scrupolo ed alta professionalità, in gran parte grazie alle autorevoli collaborazioni nazionali (Grazia Fresco) trovate da Marcello e in particolare al prestigioso affidamento della direzione scientifica-pedagogica a Giovanna Carbonaro.

Nulla fu facile, tutto richiese impegno, studio, passione e costanza. Però era bello, perché il confronto – e anche lo scontro – si concentrava sui fatti e non sulle parole. Comunque non mancarono anche proposte che non furono realizzate, forse perché troppo dirompenti, forse perché nella giunta dell’Amministrazione non era più presente Giuseppe Carrai, convinto e appassionato sostenitore dell’avventura pedagogica di Marcello Trentanove. Si trattava di utilizzare il podere della Cortaccia, già deposito degli attrezzi agricoli raccolti da Silvano Guerrini, per realizzare un museo della civiltà contadina dove far vivere ai ragazzi delle scuole elementari esperienze di vita tipiche della famiglia mezzadrile come fare l'orto, governare gli animali da cortile, cuocere il pane, ecc. Purtroppo la crisi dell'agricoltura generò il rifiuto della cultura contadina e tolse valenza a esperienze così ricche di studio-lavoro per la formazione delle nuove generazioni.

 

Conclusioni

Spero che questa incompleta ricostruzione del ruolo di Marcello Trentanove nel rinnovamento e sviluppo della attività educativa in oltre 25 anni della sua direzione didattica – e non ho citato la sua Presidenza del distretto scolastico del Chianti Fiorentino – dia slancio per un’ulteriore e completa riflessione ed appassioni genitori, cittadini, insegnanti, amministratori e movimenti civici ai problemi formativi delle nuove generazioni. In questo momento storico in cui la robotica e le relazioni virtuali tendono a distruggere l'autonomia, l'identità e lo spirito critico di ciascuno di noi, abbiamo bisogno di non dimenticare il passato per vivere meglio il presente ed edificare il futuro.

Vasco Tacconi

 

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La relazione di Vasco Tacconi è stata presentata la prima volta al convegno "Dal tempo pieno al superamento del maestro unico", Bagno a Ripoli, 9-10 novembre 2018.
Il disegno in apertura è di Nicoletta Costa (nicolettacosta.it)

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