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I pescheti di Rosano. Una storia agricola e familiare che rischia di scomparire

Eugenio Bini ha raccontato su Valdarno Post quelle che definisce “veri e propri gioielli dell’agricoltura”: le pesche di Rosano nelle loro varietà, dalle cotogne fino alle spicche gialle e bianche. Varietà autoctone, sempre più a rischio estinzione, di cui si stanno occupando anche Regione Toscana e Arsia a tutela della biodiversità.

pesca rosano

In questi giorni stanno arrivando a maturazione le pesche di Rosano. “Frutti piccoli – scrive Eugenio Bini su Valdarno Post –, orfani della perfezione estetica dei prodotti in mostra nei supermercati, ma da un gusto dolce e allo stesso tempo antico.” Eppure questo patrimonio genetico e culturale rischia di scomparire, per aspetti commerciali – lo scarso appeal del frutto – e per l’abbandono delle campagne da parte dei frutticoltori. Oggi sono rimasti infatti solo tre produttori – la Fattoria di Petreto, le monache di Santa Maria a Rosano e un’azienda lungo la provinciale 90, in mano ad un giovane agricoltore, Matteo Zecchi. 

“Quella delle pesche è innanzitutto una storia familiare prima che agricola. Per capirlo basta leggere i nomi delle varietà autoctone di Rosano: Cotogna Ceccarelli, Cotogna Cicalini, Cotogna del Berti, Cotogna Pandolfini (...).  Una lista infinita di frutti ottenuti da incroci molto spesso casuali: innesti tentati dai contadini della zona che hanno dato il loro nome ai frutti.” {jathumbnail off}

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