BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Gente di Villamagna (parte prima)

«A Villamagna c’è tre meraviglie: una vasca in cima a un poggio, un olivo che fa un baril d’olio e un santo in mezzo a un branco di villan fottuti», diceva un detto ben noto in tutto il circondario quando la cultura contadina era ancora ben viva e presente.

Gente di Villamagna

Il santo al quale ci si riferisce in realtà è canonizzato col titolo di beato Gherardo. Nato attorno al 1174 da una famiglia di poveri contadini e rimasto orfano all’età di 12 anni, Gherardo venne affidato come servo ai Folchi, signori del luogo. Partecipò a due Crociate come scudiero al seguito del suo signore. Rimasto impressionato per il grande spargimento di sangue che in Terrasanta veniva perpetrato in nome di Cristo, al rimpatrio tornò nei luoghi d’origine e si dette a una vita da eremita.

Beato GherardoIl miracolo delle ciliegie (da 'Vita di San Gherardo da Villamagna scritta dal dottor Giuseppe Maria Brocchi, 1750)I poveri contadini del luogo lo fecero oggetto fin da subito della più genuina devozione popolare, ma l’eco della sua fama giunse anche in città, tanto che il Boccaccio cita nel Decameron «l’un de’ zoccoli di san Gherardo da Villamagna» (VI giornata, novella X). La tradizione gli accredita numerosi episodi miracolosi, tra i quali la guarigione di un infermo di Pontassieve e addirittura la risurrezione di una villeggiante morta a Villamagna. Più noto l’episodio che vede Gherardo passare l’Arno in piena, impossibilitato a farlo per mezzo della “nave”, semplicemente stendendo il proprio mantello sopra le acque limacciose del fiume. Ma il miracolo più risaputo di san Galardo – come veniva popolarmente chiamato – lo vede protagonista ormai vecchio e morente, in un giorno nevoso in pieno inverno, quando chiese alla nipote di andare a prendergli della ciliegie. Pur perplessa, la giovane si recò a un vicino ciliegio, trovandolo coperto di foglie verdi e carico di frutti maturi. Ne raccolse alcuni da portare all’ammalato, ma quando i familiari stupiti si recarono presso l’albero miracoloso, questo aveva già ripreso le sue spoglie invernali, con i rami imbiancati dalla neve.

La data di morte di Gherardo, al quale alcune fonti tarde attribuiscono il cognome Mecatti, è incerta e viene collocata tra il 1242 e il 1258. Il suo corpo, un tempo custodito nel piccolo oratorio a lui dedicato, è adesso collocato all’interno della pieve di Villamagna. Secondo la leggenda Gherardo avrebbe conosciuto il contemporaneo Francesco d’Assisi, che lo avrebbe accolto come terziario nel suo ordine. Anche i Cavalieri di Malta nel giugno 1748 rivendicarono la passata appartenenza del beato al proprio ordine, facendo valere i loro diritti sul suo corpo al fine di ottenerne una reliquia.

A far da contrasto con la figura del sant’uomo, troviamo un secolo dopo un personaggio controverso, più opportunista che imbroglione, ricordato dalla storia come Rinaldo da Villamagna o Rinaldo “delle bombarde”. Nei primi decenni del Trecento cominciavano a fare la loro comparsa, nel corso dei combattimenti, le armi da fuoco. Si trattava di pochi esemplari ancora poco efficienti, che però potevano fare la loro differenza, anche dal punto di vista psicologico, nell’affrontare un nemico che ne era sprovvisto. E in quegli anni la Repubblica Fiorentina era duramente impegnata dall’esercito di Castruccio Castracani, che con una certa frequenza ne invadeva il territorio. Rinaldo, non si sa dove né come, aveva appreso l’arte di fondere i primi rudimentali cannoni di metallo, le cosiddette “bombarde”, e quella, altrettanto essenziale, di preparare la polvere pirica per farle funzionare.

Forte di questa sua “arte”, Rinaldo propose di metterla al servizio della città di Firenze, a fronte di un congruo compenso. La proposta venne discussa dal Consiglio dei Cento l’11 febbraio 1326, che con 55 voti favorevoli autorizzò i priori della Signoria a concludere con lui un accordo.

bombarda

«Che Rinaldo fosse considerato possessore di un prezioso segreto appare dalle condizioni che gli furono fatte per cinque anni: uno stipendio mensile, per quel tempo straordinario, di 30 fiorini d’oro – sottolinea Davidsohn – il rimborso di certe spese aumentate, e speciali privilegi di cui non conosciamo i particolari». Condizioni così favorevoli da suscitare molte invidie, tanto che dopo soli due mesi e mezzo gli vennero revocate con la motivazione di essere troppo elevate per le condizioni economiche della città, a fronte del fatto che a Firenze, si era scoperto col senno di poi, non era certo l’unico a conoscere quella che era riuscito a millantare come un’arte segreta.

Andando avanti nel tempo, troviamo che nel 1416 la Lega di Antella, Ripoli e Villamagna si era dotata di propri Statuti, redatti – com’era d’uso nei documenti notarili – in lingua latina. La copia originale (o comunque quella sopravvissuta) è oggi conservata presso l’Archivio di Stato di Firenze. Tuttavia, per rendere meglio comprensibile il testo delle 32 rubriche, negli anni a cavallo tra XV e XVI secolo si provvide a tradurre il testo in volgare, in una copia che fosse sempre a disposizione degli organi della Lega, oggi conservata presso l’Archivio Storico del Comune di Bagno a Ripoli, del quale costituisce il pezzo contrassegnato dal n. 1.

statuto legaGli Statuti della Lega del Bagno a Ripoli (Archivio Storico del Comune di Bagno a Ripoli)

Nel protocollo introduttivo di questo testo si legge che «e decti Statuti sono scripti e pubblicati per me Franciescho di Rinaldo di Guido [...] Giannegli da Villa magna et di latino in vulgare translatati dal libro degli Statuti antiquo et horiginale della Podesteria Lega e Comune dell’Antella, Ripoli et Villamagna et trascripti et copiati de verbo ad verbum da epso proprio horiginale diligentemente et accuratamente per me Francischo sopradicto, acciò deputato dal Consiglio generale et huominj infrascripti di decta lega e podesteria».

Di questo Francesco Giannelli, forse un chierico o un notaio, non ci restano purtroppo altre notizie. È comunque indubbio che per la sua opera di rilevanza storica per il nostro Comune, sia giusto e doveroso porre la sua figura tra quelle che meritano una speciale menzione tra i cittadini di Villamagna. (Fine prima parte)

Michele Turchi

LEGGI ANCHE: Gente di Villamagna (parte seconda)

 

• Sul beato Gherardo v. Dinora CORSI, Gherardo da Villamagna. Storia di una leggenda, in La Terra Benedetta. Religiosità e tradizioni dell’antico territorio di Ripoli, Firenze, 1984, pp. 47-86; Silvano GUERRINI, Un “santo” locale: il Beato Gherardo, in: Fra terra e cielo. Immagini, Oratori, Tabernacoli, Riti, Bagno a Ripoli, 1985; Enrico FAINI, Da Bagno a Ripoli a Firenze (e ritorno), in Alle porte di Firenze. Il territorio di Bagno a Ripoli in età medievale, a cura di Paolo Pirillo, atti del convegno dello Spedale del Bigallo, 28 ottobre 2006, Roma, 2008, pp. 41-56.

• Su Rinaldo “delle Bombarde” v. Robert DAVIDSOHN, Storia di Firenze, trad. it., Firenze, 1956-60, IV, pp. 1040 e segg.

• Gli Statuti della Lega del Bagno a Ripoli sono invece tuttora (purtroppo) inediti.

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