BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Un Caterpillar nella vigna

Michele Turchi ripercorre i giorni della costruzione dell'Autostrada del Sole. Tempi di progresso, di grandi cambiamenti, che portavano con sé l'amarezza per una vita, una terra o una casa che se ne andavano.

caterpillar

Da tempo non vivo più a Bagno a Ripoli e, anche se continuo ad occuparmi del suo territorio a livello storico, per quanto riguarda le questioni d’attualità ammetto di non esser più troppo informato, ormai. Di recente sono passato nella zona dove ho vissuto la prima parte della vita e ho subito notato le brutte recinzioni in plastica arancione che delimitano le aree tra breve interessate dai lavori per la realizzazione della terza corsia autostradale.

Non so per quale oscuro collegamento, ma la mia mente è andata a ritroso fino ai giorni della costruzione dell’autostrada, all’epoca detta “del Sole”. Ero un bambino, i ricordi non sono sempre nitidi, ma ricordo benissimo quelle macchine enormi e mostruose di colore giallo, i Caterpillar. Macchine così non s’eran mai viste, dalle nostre parti. Erano tempi in cui si vedevano in giro anche pochi trattori, la maggior parte dei mezzadri si affidavano ancora a un robusto paio di buoi.

pavesiLo scheletro in cemento armato dell’autogrill “Pavesi”, 1962 (da un filmato Rai3)

In genere mi ci portava in Vespa mio padre, la domenica, quando il cantiere era inattivo. Mi portava sempre nella zona dove si stava costruendo l’autogrill Chianti, il “Pavesi”, come venne ben presto popolarmente chiamato a causa della grande scritta pubblicitaria che vi compariva. Le visite periodiche in quello stesso luogo non erano un caso. L’enorme struttura sorgeva su quello che, fino a poco più di un decennio prima, era stato il podere sul quale avevano sudato i vecchi della mia famiglia. Aveva gli occhi lucidi, mio padre, quando raccontava della vigna che aveva innestato con le proprie mani, o degli olivi che aveva abilmente potato “alla roventina”. Vigne e olivi che ormai non c’erano più. I miei occhi di bambino vedevano solo enormi trincee scavate nel terreno e macchine fantastiche ma con un che di diabolico. Gli occhi di mio padre, e me ne rendo conto solo adesso, vedevano ancora i suoi olivi, i lunghi filari di viti con i tralci piegati, dai quali pendevano grappoli ormai solo immaginati. Credo che ne abbia sofferto.

pavesiL’autogrill “Pavesi” ormai completato (cartolina d’epoca)

Altre persone, tra non molto, guarderanno i nuovi imponenti lavori con gli stessi occhi velati dalle lacrime. Non rimuovono solo la terra, le macchine, ma rubano anche ricordi e pezzi di vita a chi su quella terra ha vissuto, ha amato e sofferto, ha provato a costruire qualcosa che ora, in nome di un non meglio precisato progresso gli viene strappato via. Un rimborso economico non sarà mai congruo per lenire queste ferite. Quelle degli uomini e quelle della Terra.

Michele Turchi

Politiche

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