BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

Toggle Bar

1944. Bagno a Ripoli-Auschwitz. Cosa vuol dire non tornare

27 gennaio 2016, Giornata della Memoria dello sterminio del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani. Ricordiamo la storia di Angelo Ayò e di sua moglie Fanny De Porto, ebrei, che nel febbraio del 1944, dal campo di concentramento di Villa La Selva a Bagno a Ripoli verranno deportati nel lager nazista di Auschwitz-Birkenau, da dove non torneranno più.

1944 treno

È una storia che inizia nel Giugno 1940, quando l’Italia entra in guerra. Per motivi razziali, alcuni ebrei, già perseguitati nel 1938, sono internati. Angelo Ayò, livornese, è impiegato al genio civile come primo archivista. Il Prefetto di Livorno, forse più antisemita di tanti suoi colleghi, comincia ad applicare vari provvedimenti contro molti ebrei perché considerati pericolosi nelle contingenze belliche. Angelo Ayò viene mandato in Campania, poi a Bari ed ancora a Teramo. 

La moglie, Fanny De Porto, è rimasta a Livorno, sola nonostante una malattia che progressivamente la sta portando verso la cecità. Siamo nel 1942. Fanny scrive decine di lettere al Ministero dell’Interno, per chiedere notizie del marito e supplicare un suo ritorno a casa. Le lettere hanno successo, e dall’internamento nei campi italiani Angelo Ayò può tornare verso casa.

Vengono interpellate le prefetture toscane, ma Livorno non è disposta a riaccoglierlo. Si rende disponibile Siena, che manda Angelo e Fanny prima a Murlo per alcuni mesi, poi ad Asciano, in una pensione, come soggetti ad internamento “libero”.

Asciano era allora uno dei comuni italiani scelti per l’internamento libero, e vi si trovavano confinati, oltre ad inglesi e altri, anche prigionieri politici albanesi, all’epoca protettorato italiano. I coniugi vi rimangono un anno e mezzo, privati della libertà e delle loro risorse, fino al febbraio del 1944 quando il Prefetto di Siena, Chiurco, nonostante le precarie condizioni di salute della signora Ayò, li invia a Bagno a Ripoli, nel campo di concentramento di Villa La Selva.

1944 campo di concentramento

Fanny è ormai completamente cieca. Il medico del campo di Ponte a Ema scrive al ministero di Salò: i coniugi non possono stare in un campo di concentramento. È l’ultima speranza di salvezza, ma i tedeschi arrivano prima delle decisioni italiane. Angelo Ayò e Fanny De Porto sono condotti al campo di Fossoli per poi salire sul convoglio con destinazione Auschwitz-Birkenau. Con loro, insieme ad altri 650 deportati, viaggia anche Primo Levi, che rievocherà la sua esperienza nella poesia Il tramonto di Fossoli.

Per Angelo e Fanny, condotti nelle camere a gas il giorno stesso del loro arrivo, è un viaggio senza ritorno.

Io so cosa vuol dire non tornare.
A traverso il filo spinato
Ho visto il sole scendere e morire;
Ho sentito lacerarmi la carne
Le parole del vecchio poeta:
«Possono i soli cadere e tornare:
A noi, quando la breve luce è spenta,
Una notte infinita è da dormire»

Primo Levi, "Il tramonto di Fossoli"

_____

La storia dei coniugi Ayò è stata ricostruita recentemente in un documentario realizzato dal giornalista Juri Guerranti e prodotto dal Comune di Asciano (Siena). Il documentario è visibile su Youtube.

Politiche

Facebook