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Il Niccheri (seconda parte)

Fra i tanti poeti popolari che si sono espressi in ottava rima, resta insuperata la fama di Giuseppe Moroni detto “il Niccheri” (1810-1880). C’entra qualcosa questo Niccheri con la “nostra” borgata del Ponte a Niccheri?

Niccheri

Sì, c’entra, anche se non direttamente. Luigi Torrigiani ricorda un certo Vincenzo Bargigli (1740-1810), fabbro di Ponte a Ema e poeta estemporaneo, che dopo essersi erudito da autodidatta studiando la storia e poeti come il Tasso e l’Ariosto, «col suo genio naturale per la poesia estemporanea, si acquistò tale reputazione da avere l’onore di poetare con la famosa Corilla Olimpica, le celebre improvvisatrice pistoiese».

Anche Pietro Bargigli, che Torrigiani dice figlio di Vincenzo, ma che tale non poteva essere essendo nato nel 1818, ereditò – oltre che il mestiere di famiglia – la naturale predisposizione per la poesia estemporanea, creandosi una certa fama nell’ambiente di Domenico Somigli detto “Beco-sudicio”, barbiere in Calimala a Firenze. Pietro però aveva lasciato Ponte a Ema e andò ad abitare a Malavolta, nel Comune del Galluzzo.

Probabilmente altri della famiglia – rimasti al Ponte a Ema, più esattamente in quelle case che in seguito saranno dette Ponte a Niccheri – continuarono questa tradizione. Ce lo svela lo stesso Niccheri, quello vero. Nelle ultime dieci ottave in cui narra la propria vita, ricorda molti dei poeti con i quali aveva fatto “contrasti”. Tra questi ricorda che «a Grassina cantai co’ un certo Ciacci, e a il Ponte a Ema con due contadini», ma proprio in coda ricorda di aver cantato «con Gaetan di’ Bargilli al Ponte a Ema/ son centotrenta, e qui finisco i’ tema». Dunque fu probabilmente questo Gaetano Bargigli, che forse si vantava di aver avuto l’onore di cantare con il vero Niccheri, a meritarsi il suo stesso soprannome.

Con la stessa arguta naturalezza popolare con cui viene chiamato “Maradona” uno che si vanta di giocar bene a calcio o “Valentino” un altro che si gloria di essere un mago della moto. 

Michele Turchi

 

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