BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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I calzoni del donzello

14 maggio 1865. Centocinquanta anni fa, con il massimo sfarzo e concorso di popolo, Firenze celebrava se stessa, nuova capitale d'Italia, inaugurando la statua di Dante alla presenza di sua Maestà il Re. Ma a margine di una sì grande celebrazione possono nascere anche storie curiose...

donzello

L'Italia era unita da pochi anni, ma non aveva ancora un'anima. La Francia pretendeva il trasferimento della capitale per riconoscere il nuovo Stato, venne scelta Firenze. I torinesi non la presero bene e le manifestazioni di protesta vennero represse nel sangue. Il bilancio fu 52 morti e 187 feriti. Il 30 gennaio 1865 nuovi scontri presero d'assalto le carrozze che si recavano al ballo di corte. Il 3 febbraio re Vittorio Emanuele lasciò Torino, offeso e amareggiato.

Per dare un senso al trasferimento venne scelto simbolicamente Dante, del quale in quell'anno ricorreva il sesto centenario della nascita. Venne commissionata a Enrico Pazzi una statua colossale, da posizionare al centro di piazza Santa Croce, da pochi anni completata con la nuova facciata disegnata dall'architetto Niccolò Matas, che in quegli anni abitava a Bagno a Ripoli, a villa l'Apparita.

L'inaugurazione fu programmata il 14 maggio, con il massimo sfarzo e concorso di popolo che fosse possibile, per «onorare il vaticinatore della sua unità», come si legge nella circolare del prefetto.

Tutti i municipi vennero mobilitati e invitati a essere rappresentati da delegazioni che «rechino ciascuna la bandiera o stemma loro proprio». La circolare del prefetto era perentoria e sollecitava i gonfalonieri a mettere in atto «quelle determinazioni che credesse di prendere, non senza mostrargli l'importanza dell'atto che l'Italia va a compiere, e la convenienza che a questo atto sia data la maggiore solennità».

piazza di Santa Croce a Firenze«Veduta della piazza di Santa Croce in Firenze nel giorno 14 Maggio 1865, in cui veniva inaugurata la statua di Dante Alighieri da S. M. Vittorio Emanuele II Re d'Italia». Sulla destra una ricostruzione del vessillo di Bagno a Ripoli come fu realizzato per l'occasione.

Il comune di Bagno a Ripoli si trovò un po' spiazzato. La circolare era datata 10 aprile, c'era appena un mese per organizzarsi e non fare brutte figure. Sulla copia della circolare conservata nell'Archivio Storico comunale si legge in calce un pro-memoria in quattro punti, annotati frettolosamente: «1) Fare il gonfalone; 2) Nominare una Deputazione comunale; 3) Dare le vacanze alle scuole nei tre giorni delle feste; 4) Rinnovare calzoni dell'uniforme al donzello per portare il gonfalone».

Nello stesso fascicolo si trova il preventivo per il gonfalone, o meglio il vessillo, in seta azzurra, con «l'emblema comunale, cioè un leone avente nelle zampe una ciocca di fiori, più al piede una balestra, e sopra un angolo una stella». Il tutto, compreso asta, nappe e «ciarpa» tricolore, al costo di centonovanta Lire italiane, più ulteriori dieci se dovesse essere ricamato anche il triregno papale. Segno che ancora non vi era chiarezza sulle figure che componevano l'insegna comunale.

Domenica 14 maggio 1865 un solenne corteggio da piazza Santo Spirito giunse in piazza Santa Croce, e centinaia di rappresentanze sfilarono davanti a Vittorio Emanuele II. Precise indicazioni stabilivano le modalità per coloro che, al termine della cerimonia, volevano donare il vessillo a futura memoria. Un corposo codice, oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, reca il disegno degli oltre trecento vessilli donati. Tra questi, quello di Bagno a Ripoli non c'è. Il donzello, con i suoi calzoni nuovi fiammanti, se lo riportò indietro e «ora si conserva nell'ufficio comunale», come specificava Luigi Torrigiani.

Michele Turchi

 

Il leone, la balestra e le chiavi di san Pietro
Queste e altre storie legate all'insegna comunale di Bagno a Ripoli, dal Medioevo ai giorni nostri, sono raccolte in un agile volumetto a firma dell'autore di queste note, dal titolo «Il leone, la balestra e le chiavi di san Pietro» (Pagnini editore).

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