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L'ovo ruzzolato all'Antella (seconda parte)

Prosegue la memoria di Massimo Casprini sul ruzzolare le uova a Pasquetta nei prati del Poggino, del Leccio e della fornace Casprini… "Tre luoghi mitici nella memoria di molti antellesi, ma tutti inesorabilmente scomparsi".

leccione belmonteIl grande leccio nel parco della villa di Belmonte. Foto: parlalberi.blogspot.it

Il Poggino, dietro i campi sportivi e il cimitero, era un luogo mitico per i ragazzi dell’Antella perché offriva molte opportunità di divertimento. Oltre al lunedì di Pasqua in cui si andava a fare “a ruzzolino” (altro modo di dire locale), quando era nevicato, si approfittava per fare lunghe scivolate sulla neve partendo dalla cima del poggio sopra una vecchia scala “presa in prestito” dal contadino. Molto spesso si finiva nella siepe in fondo alla discesa pieni di graffi, fradici dalle scarpe ai capelli e con i pantaloni strappati. Ma l’escursione più avventurosa e misteriosa si faceva alla “Tomba” che era un antro profondo ai piedi della collina dove anticamente – si diceva – fosse stato seppellito il ciuco dell’ortolano del paese. In inverno (allora erano molto più freddi di quelli di oggi), dal soffitto pendevano lunghe stalattiti di ghiaccio che noi staccavamo e usavamo come spade per scontrarsi in duelli e battaglie. Naturalmente questa gita era riservata ai più arditi e coraggiosi!

Il Leccio era un altro luogo molto caro agli antellesi. Sul belvedere nel parco della villa di Belmonte un gigantesco leccio di oltre cinquecento anni d’età distendeva la sua splendida chioma di oltre ventitre metri con lunghi rami sui quali amavamo fare arrampicate e altalene. La secolare pianta – ritenuta fino a poco tempo fa uno degli esemplari più belli della Toscana – si trovava in mezzo ad un prato in leggera discesa, ideale per fare a ruzzolino. Il luogo era proprietà privata ma noi ci andavamo comunque passando da una breccia apertasi nel muro di cinta.

L’antica fornace Casprini, già attiva prima del Settecento, è nota a tutti e per molti abitanti dell’Antella è stata un punto di riferimento per diversi aspetti, non ultimo quello di avere avuto un ampio prato erboso dove veniva messo a stemperare il materiale appena estratto dalla fornace e che, in occasione della Pasquetta, veniva liberato per far giocare i bambini che poi si divertivano con schizzi e schiamazzi alla fonte sottostante.

Tre luoghi mitici nella memoria di molti antellesi ma tutti inesorabilmente scomparsi. Il Poggino è stato drasticamente sconvolto con sbancamenti vari e la grotta della Tomba è stata distrutta negli anni Sessanta del secolo scorso per prelevare del buon sasso utile per l’Autostrada del Sole. Il Leccio, da diversi anni, è stato lasciato all’inesorabile destino del tempo e oggi è ridotto a pochissimi rami sostenuti da fili di ferro. La fornace Casprini, abbandonata dal 1984, è invasa da piante e siepi inestricabili e il prato è stato distrutto.

Comunque, se la volontà e il desiderio di far rivivere la ruzzolata dell’uovo benedetto stesse rinascendo nel popolo antellese, certamente non avremo difficoltà a trovare spazi erbosi intorno al paese per far giocare i bambini.

In merito all’origine di questa tradizione credo che la benedizione delle uova per Pasqua si rifaccia ad antichi riti pagani che consideravano l’uovo metafora della perfezione e il simbolo della nascita e della vita, poi ripresi dal Cristianesimo con lo stesso significato.

Sul fatto di colorare le uova e di fare a ruzzolino penso che sia stato un modo – chissà da quando – per coinvolgere ed estendere anche ai più piccoli il rito religioso trasformato in gioco.

Massimo Casprini

 

Leggi anche la prima parte: "L'ovo ruzzolato all'Antella"

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