BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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L'ovo ruzzolato all'Antella

Massimo Casprini ricorda in due articoli le scampagnate di Pasquetta sui prati scoscesi del Poggino, del Leccio e della fornace Casprini, a ruzzolare l'uovo benedetto.

ovo ruzzolato... il gioco si trasformava in una gara vera e propria con tanto di giudice... Foto di Guido Biancalani

In merito al rito-gioco dell’uovo ruzzolato all’Antella posso dire che la tradizione è molto vecchia, tramandata da diverse generazioni …purtroppo oggi scomparsa, ma che noi, più anziani, abbiamo felicemente vissuto.

Neppure i due noti narratori di storie paesane del passato – Ubaldo Bardi e Tullio Fiani – ne hanno mai parlato e non so se esistano memorie scritte sull’uovo ruzzolato all’Antella (mi augurerei di poterle trovare un giorno nascoste in un cassetto).

Per testimonianza diretta ricordo che la mattina del Sabato Santo i ragazzi più grandi, in un vèggiolo di terracotta, portavano il fuoco benedetto in ogni casa del paese. Con un cucchiaio di quella brace ardente venivano accesi i carboni nel focolare per la cucina del rito pasquale. Ogni famiglia ringraziava questi giovani “portatori di fuoco e di fede” con un uovo o con pochi quattrini.

La sera, i bambini si riunivano intorno al tavolo di cucina sul quale erano state preparate le matite pastello di diversi colori, marca “Giotto”. La mamma aveva già bollito e assodato le uova (una per ciascun bambino). Quello della pittura del guscio era un vero rito giocoso che si faceva col massimo impegno cercando di creare il disegno più bello e diverso dagli altri. Alcuni riuscivano molto bene facendo figure, uccellini e fiori, qualcuno scriveva anche il proprio nome, altri erano meno abili nel maneggiare le matite, comunque la serata finiva con gran soddisfazione di ognuno.

Le uova dipinte venivano poste in un cestino di vimini e coperte con un bel tovagliolo ricamato insieme ad altre non pitturate. La mattina di Pasqua si portavano in chiesa per farle benedire con una cerimonia liturgica, memore di un’usanza che affondava nella notte dei tempi. Quelle pitturate si mettevano da parte e non venivano mangiate al pranzo pasquale insieme alle altre che venivano sgusciate e tagliate a pezzetti nel brodo con i tortellini, soprattutto per rispettare l’antico proverbio: “Pasqua alta o Pasqua bassa, uova sode e cucin grassa”.

ovo ruzzolato... era permesso dargli un delicato 'biscotto' con le dita per aiutarlo a rotolare più veloce... Foto di Guido Biancalani

Il giorno di Pasquetta noi ragazzi ci organizzavamo con altri amici per fare una gita in campagna “a ruzzolar l’ovo benedetto”. Con il nostro uovo colorato avvolto nella bambagia e facendo attenzione che non si rompesse, noi dell’Antella ci recavamo in luoghi molto vicini al paese che, ormai, erano stati scelti dai nostri nonni quando loro erano ragazzi. I posti più frequentati erano: il Poggino, il Leccio e il prato della fornace Casprini. Qui si trovavano gli elementi necessari per la nostra ruzzolata: viottole e prati in leggero pendio e con un manto erboso folto, compatto e con l’erba rasata.

Il gioco, che si trasformava in una gara vera e propria con tanto di giudice, cominciava con grande animazione. Con un cucchiaio si poneva l’uovo sulla linea di partenza in cima alla salita e era permesso dargli un delicato “biscotto” con le dita (pollice e indice) per aiutarlo a rotolare più veloce. Poi si seguiva, passo passo, nella discesa con grida e incitazioni. Una variante più articolata e impegnativa era quella di mettere lungo il percorso dei bacchetti di legno o delle porte con bandierine di carta per costruire uno slalom attraverso il quale era obbligatorio far passare l’uovo tra curve, buche e sassi.

Il proprietario dell’uovo che raggiungeva il traguardo per primo e senza penalità veniva premiato con semplici doni. Purtroppo, a volte, lungo il percorso qualche uovo sbatteva su un sasso affiorante e, incrinandosi, veniva dichiarato fuori gioco e i disegni fatti con tanta cura sul guscio finivano a pezzetti in mezzo all’erba. Il gioco terminava con un’allegra merenda …e a quel punto si mangiavano tutte le uova colorate con un pizzico di sale e una fetta di pane.

Fortunatamente, sono riuscito a raccogliere la testimonianza di una signora molto anziana, una “vestale della memoria”, la quale ricorda che per pitturare le uova «il colore rosso si faceva con le barbine, il verde con gli spinaci e il giallo con lo zafferano, ma molto più anticamente, le uova bollite venivano avvolte con delle foglie o dei fiori in modo da assumerne una colorazione». Riguardo all’ovo ruzzolato ha precisato che «più che una corsa, la nostra era quasi un gioco di bocce, colpire l’uovo dell’avversario e riuscire a incrinare il guscio era un successo, il vinto pagava pegno e allora cominciava la merenda: pane, uovo, salame».

Massimo Casprini

 

Segue...  QUI la seconda parte.

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