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Sicurcaiv. Dai calvari notturni agli scontri generazionali

Dalle origini nel 1987 alla rinascita di questi giorni, Michele Turchi ripercorre la storia del Sicurcaiv di Grassina, attraverso i gruppi più o meno importanti che ci hanno suonato: dai Pankow ai Dead Can Dance, dagli Sugarcubes di Björk ai Kraftwerk...

sicurcaiv

Grassina, per quanto sia il centro più popoloso dell’intero comune, riesce a prender vita e a trovare un’anima solo in due occasioni. il Venerdì Santo, quando l’intero paese si coagula attorno alla rievocazione storica della Passione di Cristo, manifestazione dalle lontane origini, che è riuscita a tramandarsi e rinnovarsi fino ad avere rinomanza europea. E poi, naturalmente, quando c’è il derby calcistico con i rivali di sempre dell’Antella, e allora l’intero paese si colora di rosso-verde.

Ma ai giovani degli anni Ottanta non bastava. Molti frequentavano i locali fiorentini, dove un’intera generazione si ritrovava, si riconosceva, dando vita a mille iniziative collaterali. Gruppi musicali, moda, discoteche, stazioni radio, riviste, tutto concorreva a dare un’anima a una Firenze nuova, che però non seppe dar seguito a sé stessa.

Nell’aprile 1987 un gruppo di giovani organizzò a Grassina una festa musicale nella vecchia sala cinema della Casa del Popolo, pubblicizzata come Plaza Party. Tra i promotori vale la pena citare Alex Gimignani, batterista dei Pankow e di Irene Grandi, e Mariano Manna, componente dei Melma Calma e abile vignettista. La festa riuscì al di là delle aspettative e in breve si decise di dar seguito in modo permanente all’iniziativa. Venne scelto un nome dal significato apparentemente arcano: Sicurcaiv (va letto al contrario per capirne il senso...), completato dallo slogan «calvari notturni».

Nel 1988 il locale iniziò a proporre concerti. Venne dato spazio ai molti gruppi toscani in attività, dai Pankow, già noti in Europa più che in Italia, fino agli emergenti, ma non per questo meno interessanti. Vale senz’altro la pena citare le sonorità avvolgenti dei Karnak, o gli esilaranti lucchesi Konats, ultimo vagito di un rock “demenziale” che ebbe negli Skiantos la sua punta di diamante.

Grazie alla possibilità di poter usufruire della grande sala del teatro, i ragazzi del Sicurcaiv iniziarono a proporre, in collaborazione con l’Arci, concerti di livello internazionale. Il 16 dicembre 1988 andarono in scena i Dead Can Dance, raffinato ensamble che aveva appena pubblicato The Serpent’s Egg, uno degli album cardine della propria carriera. La voce celestiale di Liza Gerrard si librava alta tra le pareti disadorne della grande sala, alternandosi a quella baritonale di Brendan Perry. Sonorità senza tempo, canti di trovatori del XX secolo, echi di uno sciamanesimo ancestrale, inni di una spiritualità profonda. Momenti di grande musica. Indimenticabili.

sicurcaiv gruppiLisa Gerrard e Brendan Perry dei Dead Can Dance e, sulla destra, Alex Spalck dei Pankow

Il 16 novembre 1989 fu la volta del gruppo islandese dei Sugarcubes, dediti a sonorità del tutto peculiari, dai tratti naïf. La cantante era molto giovane, si chiamava Björk Gudmundsdóttir. In seguito avrebbe fatto molta strada, da sola, col solo nome di battesimo.

E poi il 9 febbraio 1990 i tedeschi Kraftwerk, pionieri dell’elettronica, e quello stesso anno i Pretty Things, protagonisti della stagione psichedelica dei Sessanta, e molti altri ancora. Un’attività che, sia pure in maniera discontinua, è arrivata ai primi anni del nuovo secolo, con le esibizioni dei talentuosi australiani Dirty Tree e di Conway Savage, pianista dei Bad Seeds di Nick Cave (18 novembre 2000).

sicurcaiv sugarcubesThe Sugarcubes (in islandese Sykurmolarnir), con al centro Björk

Ma il Sicurcaiv non è morto. Un gruppo di “reduci” cinquantenni insieme a un gruppo di giovani ventenni vuole dimostrare che tramite il messaggio universale della “buona musica” sono possibili inaspettate e inesplorate convergenze. Con una buona dose di autoironia li hanno chiamati “scontri generazionali”. Hey hey, my my, rock’n’roll is here to stay...

Michele Turchi

 

Documentazione:

Grassina. Viaggio verso casa, a cura di L. Casebasse, L. Ghiandelli, E. Romanelli, Firenze, Pagnini, 2014, p. 135.
Frequenze fiorentine. Firenze Anni ’80, a cura di Bruno Casini, Roma, Arcana Pop, 2003, p. 273.

Nella serie Rock’n’Ripoli:

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