BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Se voi suonerete le vostre chitarre...

Dopo Be-Bop-A-Lula all'Antella, prosegue la serie Rock’n’Ripoli con il ricordo di tre concerti del progressive italiano tra Grassina, Antella e Bagno a Ripoli. Ricordi di una stagione lontana, quando si suonava col cuore e non con i circuiti elettronici.

Area a Grassina

Un pugno allo stomaco. Per le mie orecchie avvezze alle sonorità raffinate dei Genesis, dei Pink Floyd, dei Jethro Tull, fu questo l’impatto con il disco d’esordio degli Area, che si definivano «international popular group». Musica ibrida, bastarda, ma tremendamente efficace. In un jazz-rock di base si insinuavano l’elettronica, le musiche della sponda araba del Mediterraneo, la sperimentazione. E poi la voce. Quella di Demetrio Stratos non aveva paragoni nel panorama italiano. Per estensione vocale, per forza, per emotività.

Ricordo di averli visti in concerto nel campo sportivo di Grassina, il 26 giugno 1976. Con abilità tecnica e carisma riuscivano a catalizzare l’attenzione degli spettatori come una potente calamita, coinvolgendoli in prima persona nella performance. Ma è soprattutto un episodio che ha reso quel concerto indelebile nella mia mente. Nel bel mezzo della serata, dal vicino campanile di S. Michele a Tegolaia iniziarono a suonare le campane a distesa. Probabilmente fu un caso, ma tutti i presenti presero quel fatto come un tentativo del parroco di esorcizzare quella musica eretica ed eversiva. Il gruppo capì al volo quello stato d’animo e attaccò la sua versione dell’Internazionale, ora dialogando con quei rintocchi, ora cercando di coprirli con il suono dei propri amplificatori. Fu il delirio.

Area - International POPular GroupArea - International POPular Group. Al centro Demetrio Stratos

Il suono delle campane porta alla mente il campanilismo, e in questa chiave Grassina chiama Antella. Ebbene, forse fu soltanto un caso (non ci giurerei), ma soltanto dieci giorni dopo il campo sportivo di Antella ospitò la Premiata Forneria Marconi, nell’ambito della rassegna “Estatemusica”. Se gli Area beneficiavano in quel periodo di un elevato stato di grazia creativo, la stessa cosa non si poteva dire per la PFM. Un po’ involuti, forse delusi per una risposta del mercato internazionale inferiore alle attese, ormai orfani di Mauro Pagani, ma comunque sempre uno dei migliori gruppi rock italiani. Dal vivo, poi, “facevano le buche in terra”, come si dice in gergo. Ricordo però che non assistetti a quel concerto, solo pochi mesi prima li avevo visti a Firenze, per l’ennesima volta.

PFMDue copertine dei Perigeo (a sinistra), e, sulla destra, una delle formazioni della Premiata Forneria Marconi

L’estate successiva, il 16 luglio 1977, non mi persi invece l’esibizione del Perigeo a Bagno a Ripoli, al giardino dei Ponti. L’organizzazione della data fu possibile perché il chitarrista Tony Sidney, americano trapiantato a Firenze, aveva dei parenti a Bagno a Ripoli. Concerti del genere, con un grande gruppo sul palco e un pubblico limitato sono il meglio che possa chiedere un appassionato del genere. E il Perigeo non si risparmiò, nonostante una platea ristretta, ma entusiastica. Il loro raffinato jazz-rock non era musica per tutti, ma alla fine neppure troppo ostica. In molti apprezzarono. Per chi come me era sotto il palco, fu una serata memorabile.

Ricordi di una stagione lontana, quando si suonava col cuore e non con i circuiti elettronici. Un paio d’anni dopo a Bagno a Ripoli sarebbe nata Radio Firenze Sud. Ma questa è un’altra storia.

Michele Turchi 


Nella serie Rock’n’Ripoli:

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