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Nello Ciaccheri, il campione della "Nave"

Ancor prima di Gino Bartali, un altro campione ripolese riuscì a distinguersi, con buoni risultati, nel mondo del ciclismo professionistico.

Nello Ciaccheri

Nato nel 1893 alla Nave di Rovezzano, a quel tempo compresa nel Comune di Bagno a Ripoli, si chiamava Nello Ciaccheri ed era uno degli otto figli del lattaio del paese. Cominciò a scorrazzare in bicicletta a diciassette anni, prima sfidando gli amici, finché nel 1911 si presentò al via di una vera corsa, sul tracciato Firenze-Pontassieve e ritorno. Colse la prima vittoria il 6 aprile 1913 nel Cross Country, con i colori del Club Sportivo Firenze, continuando a vincere anche l’anno successivo. Poi venne la guerra e Nello, come molti giovani italiani, venne arruolato e mandato al fronte, dove rimase per tutta la durata del conflitto. Fu anche ferito sul Carso.

Nel 1920, nel tempo libero del suo mestiere di elettricista, tornò pian piano a gareggiare come dilettante. In quegli anni corse per l’Itala di Firenze, per l’Etruria di Prato, per la Robur di Siena, collezionando oltre venti vittorie in quattro anni, tra le quali la prestigiosa Coppa Principe di Piemonte a Roma. Nel 1923 si tesserò per il GS Linari, vincendo altre corse, tra le quali il giro della Provincia di Reggio Calabria. Quei ripetuti successi gli valsero la convocazione in maglia azzurra per il Campionato Mondiale Dilettanti in Svizzera, dove sotto una pioggia incessante si classificò in nona posizione nonostante la rottura del fermapiede al momento decisivo del finale.

L’anno successivo Ciaccheri continuò a mietere successi e venne chiamato ancora una volta a far parte della squadra azzurra alle Olimpiadi di Parigi, dove fu quinto nella cronometro a squadre.

Nel 1925 Ciaccheri passò al professionismo con la squadra della Legnano e, nonostante avesse ormai più di trent’anni, collezionò sette successi individuali, tra i quali il Giro di Toscana, oltre a un brillante quinto posto assoluto al Giro d’Italia, subito dietro ai quattro “grandi” Binda, Girardengo, Brunero e Belloni, classificati nell’ordine. L’anno successivo iniziò alla grande la stagione con un secondo posto alla Milano-Sanremo, alle spalle del campionissimo Girardengo, cogliendo poi altre quattro vittorie, tra le quali la Coppa Cavaciocchi e il Giro della Provincia di Reggio Calabria, vincendo tre tappe su tre. Corse gli ultimi anni di una lunga e brillante carriera con la squadra tedesca Diamant, che lo volle a tutti costi ammirandone le prestazioni e la serietà. In quel periodo gareggiò per lo più in Germania, spesso su pista, tornando a correre il Giro d’Italia nel 1929, l’anno del suo ritiro, classificandosi al 26° posto.

L’attività professionistica gli dette una certa agiatezza, tanto che alla Nave a Rovezzano fu il primo a potersi permettere l’automobile. Morì nel 1971, dopo essere rimasto nel mondo del ciclismo, apprezzato come organizzatore e maestro, sempre pronto a trasmette ai giovani la sua grande esperienza.

Michele Turchi

 

Estratto dal capitolo «La Resistente e il ciclismo “eroico” ripolese», incluso nel IV volume di «Storie di un paese» di Michele Turchi, in corso di stampa. 

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