BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Gino e Rapha. Un'altra rivalità?

In occasione del centenario della nascita di Gino Bartali, una breve storia ispirata a curiosi intrecci tra sponsor, bevande più o meno salutari e grandi ciclisti.

st-raphaelUna pubblicità della St. Raphael

Gino Bartali, all'inizio degli anni '50, divenne testimonial di un aperitivo francese a base di china, il Saint-Raphaël.

La storia della bevanda è curiosa, e fortemente intrecciata con il mondo del ciclismo. Fu creata nel 1830 dal dottor Juppet, che lavorava alacremente alla ricerca della giusta miscela di tonica ed erbe (china). Ma la sua vista si abbassava sempre di più, per il troppo lavoro notturno. Si ricordò così la storia dell'Arcangelo Raffaele che aveva curato il padre di Tobia dalla cecità, e mise il suo elisir sottò la sacra invocazione all'arcangelo (Saint-Raphaël, appunto).

Il drink – ancora oggi commercializzato – fu un successo anche grazie al suo contenuto di chinino, un alcaloide naturale avente proprietà antipiretiche, antimalariche e analgesiche. Una pubblicità dell'epoca, che oggi definiremmo "comparativa" (vedi foto in alto), scriveva "un bicchiere prima di ogni pasto è una garanzia di lunga vita". E metteva di fronte ad un'allegra famiglia sorridente (con tanto di bambina!!!) che consumava la bevanda "igienica", alcuni loschi e malati figuri dediti invece all'assenzio ("absinthe", a sinistra nella pubblicità).

All'assenzio – un distillato di erbe tra cui le foglie e i fiori della "Artemisia absinthium" –, anche a causa dell'associazione con gli scrittori ed artisti parigini del decadentismo, erano attribuite proprietà simili a quelle delle droghe, e ciò influì probabilmente anche sulla sua proibizione nel 1915.

bartali geminianiGino Bartali, in una cartolina pubblicitaria dell'aperitivo francese Saint-Raphael, e Raphael Géminiani, con la pubblicità della bevanda alla china sulla maglia

Ma torniamo al ciclismo, dove il nostro vermout al chinino aveva dato il nome ad una prestigiosa squadra di club. Negli anni '50 al Tour de France non erano ammessi sponsor commerciali che non venissero dall'industria delle biciclette. La Saint-Raphaël pensò di aggirare il divieto nominando la squadra sportiva con l'abbreviazione "Rapha", e giustificando il nome come se fosse un omaggio al direttore sportivo Raphaël Géminiani.

Géminiani, di origini italiane, era stato un forte ciclista francese, la cui carriera era stata interrotta nel 1959 dalla malaria, contratta durante un viaggio in Alto Volta (Burkina Faso), viaggio rivelatosi fatale per Fausto Coppi. Géminiani fu salvato dall'efficienza dell'equipe medica che lo prese in cura, che diagnosticò subito l'infezione e lo curò con… il chinino! In dosi senz'altro più alte di quelle contenute nel Saint-Raphaël…

Dopo aver chiuso la carriera agonistica Géminiani ebbe ancora più successo come direttore sportivo e produttore di biciclette. Ma la sua immagine sarà offuscata da un documentario intitolato "Le Chagrin et la Pitié" (Il dolore e la pietà), la cronaca del collaborazionismo con il nazismo nel periodo 1940-44 nella città di Clermont-Ferrand.

Un finale ben diverso da quello del grande Ginettaccio, Giusto fra le Nazioni.

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