BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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70 anni fa l'eccidio dei fratelli Manzi

Il prossimo 2 luglio ricorre il 70° anniversario dell'eccidio di Meoste. Michele Turchi traccia la cronaca di quei giorni del '44, quando, con l'avanzata degli alleati, la presenza di truppe tedesche nelle campagne ripolesi si faceva sempre più numerosa e minacciosa.

Fratelli ManziPietro, Giovanni ed Aldo Manzi (Da: Nello Dini, Ricordi di quei giorni)

L’estate del 1944 fu segnata per sempre da una traccia indelebile di sangue e dolore. L’avanzata delle truppe Alleate era lenta ma costante, la Wehrmacht opponeva resistenza predisponendo linee di sbarramento sempre più vicine a Bagno a Ripoli. Il 28 giugno la linea «Albert», da Piombino al lago Trasimeno, aveva ceduto e le truppe tedesche si stavano attestando lungo la linea «Lydia-Mädchen-Paula», ultimo baluardo difensivo sui monti del Chianti, il cui sfondamento avrebbe significato spalancare agli Alleati la via per Firenze.

La presenza di truppe tedesche nelle campagne ripolesi si faceva sempre più numerosa e minacciosa. Razziavano il bestiame, soprattutto, ma cercavano anche i giovani che, per non arruolarsi nell’esercito repubblichino, si erano dati alla macchia. Molti di loro si sarebbero uniti alla brigata partigiana 22/bis “Vittorio Sinigaglia”, appartenente alle divisioni d’assalto garibaldine, quando il 21 luglio, dai pressi di Pian d’Albero, dislocò la propria base operativa a Fonte Santa.

Ma c’era anche chi aveva aderito con entusiasmo alla Repubblica di Salò e collaborava attivamente con i tedeschi. Uno di loro, Umberto Calosi di Meoste, che Nello Dini descrisse come «individuo esaltato e violento che dopo l’8 settembre si era affrettato a rivestire la divisa della milizia», fu probabilmente il responsabile della spiata che portò all’eccidio di tre membri della famiglia Manzi.

I due “capoccia” Giovanni (classe 1889), Pietro (1889) e il giovane Aldo, di ventun anni, furono presi, portati sull’aia della loro casa colonica di Meoste e trucidati a colpi di mitra davanti a un pagliaio, sotto gli occhi attoniti delle loro donne. Non vi fu un motivo palese a giustificare la strage. Pare che non avessero negato un pezzo di pane a dei partigiani affamati.

Massimiliano Franci, in un’attenta ricostruzione a posteriori, riferisce che la strage sarebbe stata compiuta da tre uomini con la divisa delle “SS”, giunti sul posto a bordo di una moto con sidecar. Ipotizza tuttavia, basandosi su dettagli significativi evidenziati da testimoni oculari, che a compiere l’eccidio non fossero stati i tedeschi, ma gli uomini della famigerata banda Carità.

Sono passati settant’anni, ma la memoria non invecchia.

Michele Turchi

Ricordi di quei giorni
Per saperne di più (i libri sono disponibili presso la Biblioteca Comunale di Bagno a Ripoli):

Nello DINI, Ricordi di quei giorni, Firenze, Giuntina, 1975.

Massimiliano FRANCI, Stendardi rossi. L’associazionismo nelle colline di Bagno a Ripoli. La Fonte, Arco del Camicia, Croce a Varliano, Meoste e Paterno tra il 1902 e il 1947, Bagno a Ripoli, Edarc, 2002.

Paolo PAOLETTI, Il passaggio del fronte all’Impruneta, Firenze, Associazione Intercomunale n. 10, 1985.

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