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La Rievocazione Storica del Venerdì Santo di Grassina

Pubblichiamo una breve storia della Rievocazione Storica del Venerdì Santo di Grassina, a cura di Antonio Bernini, pubblicata nel 2012 negli atti del convegno "Sacre Rappresentazioni: Arte, Etica, Vangelo delle comunità".

Rievocazione storica epoca 900

Le origini della Rievocazione Storica del Venerdì Santo di Grassina sembrano risalire alla seconda metà del ‘600. Da secoli si tramandavano i racconti dei crociati e dei pellegrini che narravano “quanto accadeva in Terra Santa sotto le feste di Pasqua: gruppi di fedeli percorrevano di notte, al lume delle torce, il cammino della Passione” (Giorgio Batini, da “La Nazione” del 12 Aprile 1952).

Sulla scia di questi racconti, nel XVII secolo anche a Grassina come altrove nascevano simili spettacoli sacri, forse anche come segno di ringraziamento e devozione per la scampata peste manzoniana del 1638. Probabilmente all’inizio si trattava di una semplice processione al lume delle fiaccole per le colline intorno alla vallata ove poi sorgerà il paese di Grassina.

Una prima svolta si ebbe nel corso dell’Ottocento quando il paese acquistava una certa rinomanza dovuta alla fiorente attività dei lavandai che curavano la biancheria dei fiorentini, specialmente durante il periodo di Firenze capitale (risalgono fra l’altro a quell’epoca le prime descrizioni delle colline di Grassina imbiancate dai panni stesi ad asciugare). Le migliorate condizioni economiche permettevano ai paesani di dedicarsi con più impegno alla “Processione di Gesù Morto” (ancora non si chiamava Rievocazione), tanto che cominciarono a comparire nella compagine strettamente religiosa anche alcuni personaggi storici in costume romano per arricchire l’evento.

Dobbiamo però arrivare al 1935 per avere un altro più radicale cambiamento: la “Processione di Gesù Morto” diviene “Rievocazione Storica” per motivi politici perché la Chiesa non volle più che il sacro fosse mischiato con il profano in seguito ad un esplicito sfarzo scenografico dell’anno precedente sotto il regime fascista. Da semplice corteo che era, nel 1939 furono introdotte cinque scene parlate che precedevano la Via Crucis verso il Calvario.

Negli anni '50, dopo la pausa forzata dovuta alla guerra, la Rievocazione riprende con grande fervore. Sono gli anni in cui si delinea l'assetto che lo spettacolo ha tutt'oggi: mentre il corteo sfila per le vie del paese, sul Calvario si svolgono le scene parlate che nel frattempo da cinque sono divenute otto, più altre che riprendevano le vicende salienti della vita di Gesù, a partire dall'Annunciazione. Si resero necessarie per tali scelte registiche, le doppie interpretazioni e attualmente il corteo conta circa seicento figuranti e le scene sul Calvario coinvolgono circa ottanta personaggi. Al momento della Via Crucis il corteo, arrivato nel luogo dove si svolgono le scene, sale verso il Calvario per dare vita alle suggestive scene finali della Crocifissione.

Come è facile intuire, il rapporto fra la Rievocazione e la cittadinanza è ovviamente legato alle vicende politiche susseguitesi negli anni: ad edizioni assai partecipate e sostenute da tutti si sono alternate quelle accompagnate da dissensi e disapprovazioni che comunque non hanno mai pregiudicato la loro riuscita. Meglio di ogni altra descrizione, le parole di Oriana Fallaci, tratte dalla rivista “Epoca” del 1952 (ma sicuramente ancora attuali), riescono a cogliere nella sua essenza ciò che succede nel periodo del Venerdì Santo a Grassina:

“I grassinesi sono gente religiosa anche se, come in tutti i paesi del mondo, specialmente in politica, non vanno d'accordo. Chi è per il sindaco, comunista, e chi è per il parroco. Perfino nei campi sportivi i grassinesi sono divisi. C'è il campo delle ACLI e quello della Casa del Popolo... Nel tempo in cui rievocano la Passione di Cristo, i grassinesi, dimenticano pene e rivalità. Vestiti come personaggi della Passione attraversano le strade del paese... Non sono molte due ore di concordia, ma sono sempre qualcosa. I grassinesi, con pratica saggezza, arrivano a dire: “Basterebbe che tutti decidessero di volersi bene due ore all'anno, perché il mondo andasse meglio”. Due ore di concordia, è pretendere troppo?”

La domanda con cui la Fallaci conclude il suo articolo ha sicuramente un valore universale, sul quale dovremmo riflettere. Ma anche altre domande potremmo porci alle quali crediamo sia arduo dare risposta univoca e assoluta: perché nel periodo della Rievocazione i grassinesi mettono da parte “pene e rivalità”? Perché, malgrado le sempre crescenti e opprimenti difficoltà di varia natura, ogni anno riusciamo, tempo atmosferico permettendo, a mettere in piedi una manifestazione complicata anche logisticamente? Perché in questo periodo della Settimana Santa, persone di estrazione sociale o religiosa ben diversa, riescono a collaborare in “concordia”?

Forse il motivo è da ricercare nell'origine popolare della Rievocazione, nella spontaneità della sua nascita fino da quando essa consisteva in una semplice processione di ringraziamento. Da sempre, come in molte altre località italiane e non solo, la Rievocazione a Grassina è stata di natura popolare e anche i registi che si sono succeduti hanno cercato di mantenere il più vivo possibile quest'aspetto in modo da garantire la genuinità e la freschezza dell'evento. Probabilmente questa caratteristica è rimasta intatta col passare degli anni e non è stata intaccata o alterata mai, tanto che tutti i grassinesi, anche inconsciamente, si riconoscono in un'espressione tutta loro. E allora, ecco la “concordia”, ecco perché le “pene e rivalità” messe da parte! Il fare altrimenti sarebbe di ostacolo a dare vita, al di là del significato religioso, alla rievocazione storica di una memoria paesana che nessuno di noi vorrebbe riuscisse male.

E’ giusto dunque, come commentò Zeffirelli nel 1986 intervenendo ospite alla manifestazione, che non ci siano professionisti a recitare: si perderebbe l'autenticità della rievocazione e il suo valore che invece fanno scaturire un bello spettacolo. Anche il grande poeta Mario Luzi, invitato ad assistere nel 1996, così si espresse: “scene essenziali e molto efficaci che, piene di suggestione, lasciano il segno”.

Ma questo attaccamento, questa passione dei grassinesi per la “Passione” è solo dovuta al desiderio di conservare una memoria storica e l’unica tradizione secolare del paese oppure nasconde e nasce da altre esigenze morali...?

Antonio Bernini
Centro Attività Turistica di Grassina

 


Pubblicato in: Sacre Rappresentazioni: Arte, Etica, Vangelo delle comunità. Atti del Convegno (Gubbio 9-11 aprile 2010), Diocesi di Gubbio - Europassione per l’Italia, Gubbio 2012.

Foto in apertura: © C.A.T. onlus.

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