BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Case del Popolo tra passato e futuro. Luoghi di cultura da reinventare

Qual'è lo stato di salute delle Case del Popolo? Un articolo di Michele Turchi di venti anni fa – ancora estremamente attuale – ci invita ad una riflessione sul ruolo e il futuro di queste centenarie associazioni.

casa del popolo

Le prime Case del Popolo nacquero verso la fine del secolo scorso, negli anni successivi all’Unità d’Italia. Le prime forme di aggregazione tra gli operai e gli artigiani furono quasi sempre molto limitate, anche se stimolate da un crescente bisogno di socialità, di dialogo e di discussione, quasi sempre associata a un buon bicchiere di vino.

A Firenze le Case del Popolo si svilupparono nei vari rioni che proprio in quegli anni si stavano popolando, contribuendo ad amalgamare i vecchi residenti con le famiglie inurbate dalla campagna, ma anche – e soprattutto – a creare quella coscienza di classe che il nascente movimento Socialista propagandava e che trovò in queste associazioni il luogo più adatto di diffusione.

Analoga funzione svolsero le Case del Popolo nei paesi della periferia. E’ tuttavia doveroso annotare che da questo processo di crescita collettiva furono esclusi per lungo tempo i mezzadri, fortemente condizionati da ricatti e minacce dai proprietari terrieri.

Sin dai primi anni fu molto forte lo sviluppo del Mutuo Soccorso tra gli iscritti di queste associazioni. Si trattava di garantire assistenza ai soci bisognosi o affetti da malattia mediante sovvenzioni in denaro (raccolto tramite il versamento di quote settimanali), aiuto materiale e assistenza notturna per gli infermi. Ma fu tenuta sempre in grande considerazione l’opportunità di gestire il tempo libero mediante iniziative ricreative. Tra di esse, almeno fino agli anni della Grande Guerra, quelle che ebbero il più largo seguito furono quelle a carattere musicale (Società Corali e Filarmoniche) e le gite sociali.

Ma gli anni del Fascismo passarono come un pesante colpo di spugna su tutte quelle conquiste che erano state fatte fino ad allora. Il Regime si impossessò (o, dove non fu possibile, mise sotto controllo) tutte queste società, inglobandole nell’Opera Nazionale Dopolavoro, trasformandole in Case del Fascio e riducendo la loro attività al solo aspetto ricreativo o poco più.

CRC AntellaCRC Antella, la posa della prima pietra, il 2 giugno 1958. Fonte: Annuario CRC

Con la caduta del Fascio, i vecchi soci delle varie S.M.S. e Case del Popolo tornarono a occuparsi in prima persona della gestione di questi sodalizi, ma dovettero fare i conti con la legge n. 159 del 27 luglio 1944, secondo la quale i beni del disciolto Partito Fascista divennero gradualmente di proprietà demaniale e i governi che da allora si succedettero non facilitarono certo la vita di queste associazioni, gestite tutte da soci in maggioranza comunisti e socialisti. Ma le difficoltà e le dure lotte che ne seguirono cementarono ancora di più il corpo sociale di queste società. Fu un periodo oscuro, durante il quale le preoccupazioni maggiori dei Consigli furono per forza di cose le carte bollate, le minacce di sfratto, se non addirittura la necessità di dover ricostruire materialmente una sede sociale. L’assenza di un coordinamento tra le singole iniziative fece sì che il risultato di queste lotte non fosse per tutti uguale. Solo con la nascita dell’ARCI (1957) si arrivò, sia pur gradualmente, a un maggior coordinamento di iniziativa tra le varie entità territoriali.

Le lotte operaie e studentesche del 1968 e degli anni successivi portarono nuova linfa all’interno delle Case del Popolo, che tornarono a essere il vero centro di una cultura di base di tutta la Sinistra, che nasceva – facendoli propri – dagli ideali di pace, libertà per i popoli oppressi e giustizia sociale che gli avvenimenti di quei giorni (le già citate lotte sindacali, la guerra nel Vietnam, il colpo di stato in Cile, la complessa situazione in Medio Oriente) rendevano drammaticamente attuali.

Il risultato del rinnovato impegno di una larga parte della popolazione all’interno delle Case del Popolo – e di riflesso all’interno delle organizzazioni dei partiti della Sinistra – portò a una larga affermazione di questi ultimi alle Elezioni Amministrative del 1975, una onda lunga che durerà – sia pure mai più a quei livelli – almeno fino all’assassinio di Aldo Moro (1979). Si può datare in quei tristi giorni l’inizio di una involuzione di tutta la Sinistra italiana (divisa tra i Socialisti di Craxi al governo e i Comunisti di Berlinguer all’opposizione) che, una volta esaurite le spinte propulsive del ’68 e del ’75, fu incapace di capire i profondi cambiamenti che la società stava vivendo in quei difficili anni di riflusso, perdendo l’occasione di creare e/o rinnovare i mezzi a sua disposizione per far nascere una cultura alternativa che sapesse contrastare quella “ufficiale” dei mass-media.

Le Case del Popolo si trovarono imbrigliate in questa situazione e, in mancanza di linee guida precise – specialmente per quanto riguarda gli orientamenti culturali – continuarono a gestire le attività ricreative, ottimizzandone la gestione e badando più a far sì che queste ultime (pizzerie, birrerie, discoteche, tombole) portassero un buon utile nelle casse sociali, piuttosto che curare il rapporto tra i soci o il ruolo stesso del sodalizio come centro di attività ricreativa e culturale del territorio nel quale questo operava.

OSTERIA NUOVA casa del popoloLa Casa del Popolo di Osteria Nuova, in una bella foto di P. Camiciottoli

La caduta del Muro di Berlino, la sconfitta della scommessa di Gorbaciov e la conseguente disgregazione politica e culturale dell’Impero Sovietico, ha fatto perdere a tutta la Sinistra storica italiana un modello al quale si era sempre guardato - inutile cercare di negarlo – come un incrollabile punto di riferimento, mettendo tutti nella condizione di ripartire da zero. Con l’aggravante che finora nessuno o quasi ha cercato di farlo. E i risultati si sono visti il 28 marzo scorso (*).

Le Case del Popolo hanno sempre saputo trarre fortificazione dai momenti di difficoltà, risorgendo dalle proprie ceneri come l’Araba Fenice. Riusciranno a risollevarsi anche questa volta, a sei anni dal Duemila, facendo propri i temi della solidarietà, della tolleranza interetnica, dello sviluppo sostenibile, della salvaguardia delle tradizioni e dell’ambiente che ci circonda?

L’alternativa per queste centenarie associazioni è un inglorioso oblìo, causato da un Grande Fratello che – sia pure dieci anni in ritardo sulle previsioni di George Orwell – ci domina con un teleschermo così potente che non ha neppure bisogno di un controllo individuale per ognuno di noi.

Michele Turchi

 

(*) Le elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994 sancirono per la prima volta l’affermazione di Forza Italia e del Polo della Libertà, sotto la guida di Silvio Berlusconi.

Pubblicato in: “Contrasti”, periodico diretto da Paolo Ciampi, n. 6, maggio 1994. 

L'immagine nella homepage è una rielaborazione di una foto tratta da: Fabio Del Bravo, "Bagno a Ripoli. Mezzo secolo d'immagini - 1900-1950", SMS Bagno a Ripoli.

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