BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Cesare Grifoni: "Il 4 agosto 1944 saltò il ponte sul fiume Ema"

La guerra e l'opposizione al conflitto (parte 4/4), dal libro autobiografico di Cesare Grifoni "Sono nato e cresciuto a Ponte a Ema. Ricordi, episodi e storie di vita di un mugnaio" (Firenze, 2003).

ponte a ema

«Gli Alleati avanzavano, il cielo era continuamente attraversato da piccoli ricognitori che rilevavano il terreno e gli spostamenti delle truppe nemiche tanto è vero che l'esercito tedesco si spostava solamente di notte, proprio per sottrarsi alla ricognizione aerea. I pericoli, le distruzioni e le vittime aumentavano con l'avvicinarsi del fronte, vedi gli impiccati a Sant'Andrea al Ponte agli Stolli, la fucilazione di due abitanti delle Cinque Vie accusati di avere tagliato dei cavi telefonici.

Man mano che il fronte avanzava venivano fatti saltare i binari ferroviari, i ponti, le centrali elettriche, e tutto ciò che poteva servire a rallentare l'avanzata degli eserciti Alleati.

Il 17 luglio 1944 arrivò al mulino un camion di guastatori tedeschi con l'ordine di farlo saltare. Il Carapelli chiese allora di parlare con un generale tedesco che lui conosceva, pensando che, mettendo in campo questa autorità, avrebbe potuto salvare l'impianto. Andò di corsa a prenderlo a Firenze ma la questione non andò a buon fine, questo maresciallo dei guastatori aveva ricevuto ordini superiori e non c'era niente da fare. Oltretutto, probabilmente per spirito di rivalsa nei confronti del proprietario e dell'alto ufficiale che non erano riusciti a impedirgli la demolizione dell'impianto, le mine, anziché essere poste solamente ai laminatoi, come doveva essere in un primo tempo, furono messe in po' in tutto l'edificio e così la distruzione fu totale. Il mulino venne ridotto una specie di carbonaia, con sotto le macerie balle e balle di cruscami e altri cereali che continuarono a fumare per cinque mesi.

Quell'anno fu un anno fortunato per la produzione della frutta e gli alberi ne erano carichi, fu questa una grande fortuna per la popolazione, almeno nelle nostre zone, che ne ebbe un forte aiuto nei momenti più critici.

Il 4 agosto saltò il ponte sul fiume Ema, erano le quattro del mattino, si respirava un'aria nuova, si sapeva che quello delle demolizioni delle vie di comunicazione era compito delle retroguardie e che era il segno inconfondibile che un esercito stava abbandonando quelle posizioni e presto ne sarebbe arrivato un altro.

Subito tutti noi presenti ci si armò di volontà e di pale, mazze e picconi per ripristinare nel più breve tempo possibile un passaggio sul fiume e renderlo attraversabile dai mezzi militari Alleati. Essendo Estate il fiume era in secca e il lavoro di ripristino fu per questo più facile: alle nove il lavoro era finito e il fiume nuovamente attraversabile dai camion.

Quella stessa mattina mi incamminai in via Campigliano, in direzione di Grassina, e lungo la strada vidi tutti i punti dove i tedeschi avevano messo le mine: non erano antiuomo ma anticarro. Gli inglesi si erano fermati poco lontani perché due carri armati erano stati bloccati sulle curve della via Chiantigiana sopra Grassina, dal tiro di un cannoncino tedesco. Riuscii a fargli capire che i tedeschi se ne erano andati e che non c'era più pericolo, che la circolazione era possibile e che gli avrei potuti accompagnare. I cittadini di Grassina gli fecero capire che ero una persona di cui ci si poteva fidare.

Vennero con me un ufficiale inglese e un soldato, il primo munito di radiotelefono il secondo di una mitragliatrice leggera. Arrivati in via Campigliano gli indicai le mine e loro le spolettavano e le gettavano da una parte, arrivati al Ponte a Ema e visto che tutto era a posto, l'ufficiale si mise in contatto con il suo comando e il soldato prese posizione in via Benedetto Fortini, proprio davanti alla vecchia scuola.

Poco tempo dopo cominciarono ad arrivare automezzi di vario genere e il Comando di polizia inglese si stabilì nella piazzetta al centro del paese. Presero le mie generalità, come di altri cittadini che non si erano compromessi né con il fascismo né con il nazismo, ci venne consegnata la fascia tricolore del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale e un fucile. Il nostro compito era di controllare tutte le persone che arrivavano da Firenze e di garantire il rispetto del coprifuoco, che iniziava alle ore 20,00. Questo servizio ebbe termine il 20 di agosto.»

Cesare Grifoni

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