BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Villa La Selva, un lager dell’Italia fascista a Bagno a Ripoli

Era un lunedì, il 10 giugno 1940, quando Mussolini, dallo storico balcone di Palazzo Venezia, dichiarava guerra a Francia e Inghilterra. Contemporaneamente, sul territorio italiano venivano istituiti campi di concentramento per civili ostili al regime nazi-fascista. In Toscana ne nacquero quattro, tra cui uno a Villa la Selva per internati civili: ebrei stranieri e italiani, apolidi, "sudditi nemici" (inglesi, francesi, greci, norvegesi, russi ed ex-jugoslavi).

Villa La Selva

Villa la Selva – in via del Carota, a poca distanza da Ponte a Ema – era stata requisita nel 1938 al legittimo proprietario, Silio Ottolenghi, che per le sue origini ebraiche, a seguito del varo delle leggi razziali nel nostro Paese, aveva deciso di emigrare in Palestina.

La direzione del campo fu affidata ad un Commissario di Pubblica Sicurezza, mentre la sorveglianza esterna era responsabilità dei carabinieri. Il direttore doveva fare osservare il regolamento: tre volte al giorno c’era l’appello, il direttore ritirava i documenti personali, apparecchi radio, macchine fotografiche, oggetti di valore. Gli internati potevano tenere solo piccole somme di denaro, il resto doveva essere depositato in banche o poste. Il direttore conservava il libretto e per i prelevamenti occorreva la sua autorizzazione.

Con il funzionamento a pieno ritmo del campo – una presenza media di un centinaio di persone con punte fino a 200 unità – emersero subito problemi dovuti al malfunzionamento del riscaldamento ed alla presenza di un solo bagno. Si registravano frequentemente malattie da raffredamento e gastro-intestinali per le quali intervenivano Umberto Cafissi e Pietro Bifano, ufficiali sanitari di Bagno a Ripoli.

La popolazione locale dell’epoca non era a conoscenza dell’esistenza del campo a Villa la Selva. Ne era invece a conoscenza il podestà Sandulli, la Croce Rossa Italiana, la Croce Rossa Internazionale e la chiesa cattolica (con l’allora cardinale Dalla Costa, che più volte visitò la struttura prodigandosi in particolare per quei gruppi che vivevano in condizioni di particolare indigenza).

Dopo l'8 settembre 1943

Per decisione del questore di Firenze, il campo continuò a funzionare anche dopo l'8 settembre 1943, diventando un campo di transito per i campi di sterminio. La situazione peggiorò radicalmente dopo il 30 novembre 1943 quando il campo di Bagno a Ripoli divenne uno di campi di concentramento istituiti dalla Repubblica Sociale Italiana per rinchiudervi gli ebrei in attesa di deportazione.

Il 15 gennaio 1944 vi transitò un gruppo di ebrei catturati in Abruzzo che il 26 dello stesso mese furono trasportati al campo di Fossoli per essere deportati il 30 gennaio 1944 da Milano ad Auschwitz. La piccola Sissel Disegni con la madre Anna, un’insegnante di lettere dispensata dal servizio per le sue origini israelite, e il padre Shulim Vogelmann, furono detenuti nel carcere di Firenze e poi nel campo di concentramento Villa La Selva. Ma solo il marito tornerà da Auschwitz grazie all’aiuto dell’industriale tedesco Schindler: uno dei 20 fortunati sugli oltre 600, partiti il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione di Milano per Auschwitz - Birkenau. Anna e Sissel moriranno lo stesso giorno di arrivo.

Ai primi di maggio del ’44 sessanta partigiani della Brigata Rosselli (forse la quarta brigata Fratelli Rosselli di Impruneta e Grassina) fecero irruzione a Villa la Selva e liberarono 42 internati. Il 9 luglio 1944 il direttore dichiarò lo scioglimento del campo di Bagno a Ripoli e la liberazione degli internati.

Oggi

Il 29 gennaio 2009, in occasione del Giorno della Memoria, in via del Carota, a Bagno a Ripoli, all’altezza della diramazione che conduce al n. 24 di fronte alla Fattoria di Rimezzano, è stata inaugurata una targa in ricordo dei dissidenti politici e degli ebrei reclusi a Villa La Selva.

 

La storia del campo di Villa La Selva è narrata in alcuni libri, tra cui si segnala:

- Giorgio e Matilde Jonas. "La saga delle colombe. Villa La Selva, il Lager alle porte di Firenze", Passigli, 2012.

- Maria Pagnini, Gabriella Nocentini. "Questa striscia di terra: la collina di Baroncelli durante l'ultima guerra attraverso quello che affiora dall'archivio comunale e dalla memoria di un uomo", Soleombra, 2006.

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