BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Ubaldino Peruzzi, la Signora Emilia, e quel salotto all'Antella

Sindaco di Firenze e uno dei primi Ministri del neonato Regno d'Italia, Ubaldino Peruzzi (1822–1891) era legato a doppio filo con il territorio di Bagno a Ripoli, per gli affari e per la dimora all'Antella, Villa La Torre. Qui si ritirò definitivamente negli ultimi anni della sua vita, in seguito alla bancarotta del Comune di Firenze (1876), per far fronte alla quale Peruzzi perse gran parte dei propri beni.

torre fignaVilla Peruzzi (foto di Adriano Bartolozzi)

Villa La Torre – conosciuta anche come villa Peruzzi o torre del Figna, dai nomi delle famiglie che la possedettero – fu proprietà della famiglia Peruzzi dal 1299 fino al 1901 quando Emilia Toscanelli, moglie di Ubaldino Peruzzi, morì senza lasciare eredi.

Nella casa dei Peruzzi, sia all'Antella che nella residenza fiorentina in Borgo dei Greci, per iniziativa della «Signora Emilia», ebbe vita il più importante salotto culturale del tempo conosciuto come il Salotto Rosso. Una sorta di palestra politica e civile, dove si discuteva di politica, economia e cultura e che fu frequentato assiduamente da personaggi come Edmondo De Amicis, Isidoro del Lungo, Cesare Alfieri, Renato Fucini, Ruggero Bonghi, Giovan Battista Giorgini, Alfredo Baccarini, Marco Tabarrini, Leopoldo Galeotti, Adriano Mari, Vilfredo Pareto e tanti altri intellettuali del tempo. Renato Fucini ricorderà di aver iniziato a scrivere nella Villa dell'Antella il suo celebre racconto Il matto delle giuncaie.

Emilia Peruzzi ToscanelliEmilia Peruzzi Toscanelli e sulla destra la tomba nella basilica di Santa Croce, con lo stemma delle due famiglie Peruzzi (sx) e Toscanelli (dx)

"Allo svolgimento della politica del giorno si assisteva in quella casa come in una succursale del Parlamento", scriverà Edmondo De Amicis (Un salotto fiorentino del secolo scorso, Firenze 1902). Emilia Toscanelli Peruzzi era stata attratta sino dalla sua adolescenza dalle idee nazionali e libertarie che aveva recepito dall'ambiente familiare: “Uniti, uniti sempre se vogliamo diventar qualcosa, se vogliamo la simpatia di tutte le nazioni - scrive nel suo diario, traboccante di passione patriottica. Smettiamo la brutta taccia che ci appesta finora, l’ostacolo più grande del nostro risorgimento; siamo uniti per amore della patria e nostro, saremo forti, saremo formidabili, saremo grandi, sì, tutti, tutti fratelli dalle Alpi al Lilibeo, tutti concordi nel medesimo desiderio, nella massima idea; l’indipendenza, la nazionalità italiana” (E. Toscanelli Peruzzi, Vita di me, Firenze, 1934).

Così Ubaldo Rogari racconta il salotto de "La Torre": "La villa si chiamava 'La Torre dell’Antella', ma quella torre non era granché, mentre più spaziosa e più comoda era la terrazza, con il parapetto di mattoni, dove i Peruzzi e i loro ospiti si attardavano nelle sere d’estate. Era quella terrazza il salotto della villa, il salotto della signora Emilia. Solo quando faceva molto fresco, o era piovuto, gli ospiti si ritiravano nella sala a pianoterra e se il clima era troppo rigido, si sedevano a semicerchio davanti a un grande camino. Quella villa era arredata con vecchi mobili e con più semplicità della casa in Borgo de’ Greci, che pure era austera.

Targa di Borgo De GreciLa targa posta sulla casa di Borgo De Greci

Nella stanza accanto c’era lo studio di Ubaldino, anch’esso arredato con grande semplicità. Alle pareti figuravano i ritratti di Cavour, di Garibaldi, di Rossini, di Foscolo e anche quelli di due banditi, La Sala e Monaco, che gli avevano dato del filo da torcere quand’era Ministro dell’Interno." (da: U. ROGARI, Due regine dei salotti nella Firenze capitale: Emilia Peruzzi e Maria Rattazzi fra politica, cultura e mondanità, Firenze, Sandron, 1992).

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