BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Le lacrime di Antilla

L’amore tra una ninfa e un pastorello. Il tradimento, le lacrime e la nascita di un ruscello. L’Isone nasce dalle lacrime, e forse ne dovrà versare ancora…

AntillaWilliam-Adolphe Bouguereau (1825-1905) - The Youth of Bacchus (1884)

Circa vent’anni fa Massimo Casprini, infaticabile ricercatore di vicende storiche aneddoti e curiosità su un territorio vasto come il mondo, ma al centro del quale si trova Antella, reperì nella biblioteca di Brera, forse in unica copia, una storia in rima composta dal poeta di origine spagnola Francesco Aldana, edita a Milano nel 1629.

AntillaLa storia, legata da riferimenti inequivocabili all’ambito dei Pastori Antellesi, narra dell’amore tra la ninfa Antilla e il pastorello Mompillo. Il tradimento di quest’ultimo trasformerà l’idillio in tragedia. Mentre madre Terra puniva il malvagio pastorello pietrificandolo in eterno nel colle di Montepilli, la bella ninfa si scioglieva per sempre in lacrime, dando vita a un chiaro ruscello: l’Isone.

La stretta e solitaria valle ha costituito per secoli un ambiente sereno e pacifico. Una villa schiavistica romana di epoca imperiale è testimoniata da pochi ma inequivocabili resti. Il ponte di Vicelli, appaltato nel 1293, è uno dei primi esemplari in pietra documentato nel territorio fiorentino. La riva destra, dal declivio più dolce, per secoli è stata intensamente sfruttata a fini agricoli, con una fitta maglia di poderi condotti a mezzadria, alcuni dei quali documentati già ai tempi di Dante, e un mulino per la macinazione di granaglie. Il transito stagionale dei pastori transumanti è testimoniato invece dal cosiddetto “ponte alle pecore”, già rilevato nel Cinquecento.

La conformazione geologica a pietra macigno ha consentito l’estrazione di materiale da costruzione di buona qualità, in due diverse cave, mentre il limo del torrente permetteva la produzione di laterizi per mezzo di una piccola fornace. La ricchezza delle acque consentiva l’attività dei lavandai. Un piccolo universo che le modeste necessità del mondo contadino rendeva bastante a sé stesso, vivo e vitale.

Ma Francesco Aldana, nel comporre le 108 ottave, forse avvertiva una specie di presagio. La serenità di Antilla era destinata a finire, tradita dagli ormoni di chi si credeva onnipotente. E forse, più che poeta, Aldana era un veggente. Già quattro secoli fa cantò in versi il sorgere una collina che prima non c’era, e un ruscello spumeggiante e ricco di vita costretto a piangere lacrime amare.

Michele Turchi

 

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Per saperne di più: Massimo Casprini e Silvano Giuerrini, Alle sorgenti dell’Isone. Risalendo il corso del fiume dall’Ema a Gamberaia con Antilla e Mompillo, Ediz. CRC Antella, 1996.

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