BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Quando Grassina si chiamava Tegolaia

Una storia antica e uno sviluppo moderno. Le vicende più recenti dei lavandai di Grassina e della rapida espansione di questo piccolo villaggio sono storia più o meno conosciuta. Forse meno note sono le origini del borgo: poche case alla confluenza tra Ema e Grassina in località "Tigularia".

Tegolaja 1774La cartografia conosciuta come ‘Campioni di strade’, pensata e voluta da Pietro Leopoldo negli anni Settanta del '700

Il geografo Emanuele Repetti scriveva nel 1833 che Tegolaia era un casale con chiesa parrocchiale sotto il titolo di San Michele, nel piviere dell’Antella, Comunità del Bagno a Ripoli, precisando che «risiede sopra una piaggia alla destra della fiumana Ema, e dirimpetto alla confluenza dirimpetto alla confluenza del torrente Grassina, il cui borghetto è compreso nella cura medesima».

Del toponimo, che fa riferimento al latino Tegularia, con il senso di luogo nel quale si producono le tegole, si ha menzione fin dal gennaio 1055, con gli atti della donazione di un pezzo di terra vignata fatta al monastero di Santa Felicita in Firenze, pubblicati dal Lami. Anche due donazioni di terre in favore del monastero di Montescalari, datate 6 ottobre 1098, vennero rogate in località «Tigularia».

Due secoli più tardi, al tempo della battaglia di Montaperti (1260), il popolo di «Sancti Michaelis a Tegolaia», compreso nel territorio della pieve di Antella, promise uno staio di grano a favore della spedizione fiorentina contro Siena, del quale Latino di Cherico Tebalducci si fece garante per conto del rettore Gherardo di Gerardino. La ridotta entità del contributo (la media per il territorio oggi compreso nel comune di Bagno a Ripoli fu di oltre cinque staia per popolo) denota una comunità poco consistente e al tempo stesso piuttosto misera.

Nell’estate del 1393, l’incaricato del vescovo Onofrio Visdomini che visitò la parrocchia, non vi trovò neppure il parroco. La popolazione in quegli anni era decimata dalle epidemie, prima fra tutte la grande «peste nera» del 1348, che aveva sterminato almeno un terzo della popolazione europea.

Ancora nel 1427, all’epoca del primo Catasto come base di tassazione, Tegolaia aveva una popolazione esigua. I dati statistici desunti nel 1965 da Elio Conti attraverso uno spoglio sistematico delle «portate», attribuiscono al popolo di San Michele quattro sole famiglie, composte da ventidue bocche, delle quali cinque maschi atti al lavoro. L’imponibile totale era di sei fiorini, a carico di una sola famiglia, essendo le altre tre «miserabili» senza alcun reddito.

GRASSINALa chiesa di San Michele a Tegolaia

Nel 1568 la visita pastorale di monsignor Altoviti, appartenete alla stessa famiglia che deteneva metà dei diritti di patronato della chiesa grassinese, rilevò la presenza di ottanta anime, sotto la cura dal parroco Angelo Del Santo.

Negli anni 1630-1633 il territorio del Granducato venne investito dall’ennesima epidemia di peste, l’ultima della quale si abbia memoria. L’imperversare del morbo, e il suo ripresentarsi a mesi di distanza quando ormai pareva debellato, causò nella popolazione della città e delle campagne uno sgomento tale da impetrare la grazia divina attraverso manifestazioni del tutto straordinarie. La città di Firenze trasportò entro le mura, con una solenne e partecipata processione, la venerata immagine della Madonna di Impruneta. Il popolo di Tegolaia, secondo una ricostruzione attendibile, avrebbe dato inizio proprio in quegli anni a una tradizione che si è perpetuata nei secoli, fino a giungere ai nostri giorni: la processione del Morto Redentore, divenuta oggi Rievocazione Storica della Passione di Cristo, una manifestazione, la cui fama trascende i confini nazionali.

GRASSINA TegolajaUn disegno (1913) e una cartolina del lungo corteo che usciva dalla chiesa di San Michele, ancora priva della facciata e della torre campanaria, inaugurate solo nel 1925.

La particolare conformazione del suolo, ricca di terreni argillosi, aveva favorito lo sviluppo dell’attività di cottura dei laterizi, prevalente e peculiare del luogo accanto a quella agricola, come testimoniano il toponimo Tegolaia e l’idronimo rio delle Argille.

Ma il rapido sviluppo economico del paese si deve soprattutto alla ricchezza di acque. Attraversato dal torrente Ema, che fino al 1928 segnò il confine tra la comunità del Bagno a Ripoli (in riva destra) e quella del Galluzzo, sorge nel punto in cui vi confluisce il torrente Grassina, dal quale in seguito prenderà nome l’intero agglomerato.

Fin dal medioevo lungo l’Ema si registra la presenza di numerosi mulini, tra i quali quello localmente detto “del Lepri”, del quale si ha menzione almeno dal 29 Aprile 1358, quando il monastero dei Montescalari locò in perpetuo, per linea mascolina, «un molino a due palmenti con sue pertinenze» a Raniero del fu Ruffolo Ranieri del popolo di San Simone di Firenze. Il mulino, pervenuto ai Lepri nel 1807 e ai Goggioli nel corso del Novecento, è rimasto in attività fino al 2002.

La ricchezza delle acque ha favorito soprattutto la nascita e lo sviluppo di una attività di cura e lavaggio dei panni, che il rapido aumento della popolazione di Firenze, divenuta capitale del Regno d’Italia, fece decollare in maniera vertiginosa, fino a farla diventare preponderante. Ormai della piccola Tegolaia non c’era che il ricordo. Grassina si era espansa rapidamente, fino a diventare il centro urbano più popoloso dell’intero comune di Bagno a Ripoli.

Michele Turchi

Politiche

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