BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

Toggle Bar

Lungo l’Aretina, tra fonti e osterie

Prosegue il viaggio nella toponomastica di Bagno a Ripoli. Stavolta Michele Turchi ci accompagna lungo la Strada Regia Aretina Nuova, dal "Borgo del Bagno" fino a San Donato in Collina, con tappa in ogni osteria, da Meo al Camicia fino a quella Nuova.

AretinaCampioni di Strade, 1774. La Strada Regia Aretina Nuova nel tratto da bagno a Ripoli all'Arco del Camicia.

Oltrepassato il capoluogo, la strada provinciale aretina inizia un tratto in salita, al culmine del quale troviamo il borghetto di Meoste. Il toponimo è attestato nel 1529, in occasione dell’assedio di Firenze, e più volte nel XVII secolo; qui nel 1584 la cartografia dei Capitani di Parte segnala l’osteria della Trappola, ed è proprio da un oste di nome Meo che prende nome il casale.

Il successivo casale è Croce a Varliano. Vi ebbero numerosi beni i Peruzzi, che vi fecero erigere un oratorio dedicato alla Santa Croce, dal quale il borghetto trae il proprio nome. Il prediale Varliano è sicuramente più antico, e deriva dal nome latino Varilius del proprietario di un fondo dal quale è derivato l’aggettivo Varilianus.

Troviamo quindi, all’incrocio con via di Terzano, l’Arco del Camicia, un edificio caratterizzato dalla presenza di un passaggio a forma di volta, del quale fu proprietaria la famiglia Camici. È documentato come «osteria del Camicia» nella cartografia dei Capitani di Parte del 1584.

AretinaCampioni di Strade, 1774. Tre particolari, da destra: Meoste, Croce a Varliano, l'Arco del Camicia

Al bivio tra il vecchio e il nuovo tracciato dell’Aretina, aperto nel 1761-63, raggiungiamo il borghetto de La Fonte, che nelle carte dei Capitani di Parte è documentato come «fonte al pidochio». Secondo la tradizione, nel 1529 i mercenari dell’esercito di Carlo V, provenienti da Roma per mettere sotto assedio Firenze, fecero bivacco nei pressi della fonte che tuttora vi si trova, lasciando a testimonianza del loro passaggio una tal quantità di afidi che fu detta “del Pidocchio”. Questa denominazione, ritenuta «dispregiativa», fu abbreviata in La Fonte su richiesta della popolazione, con deliberazione del 5 giugno 1926.

AretinaSulla sinistra la zona di Ruballa, racchiusa tra il vecchio e il nuovo percorso della Strada Aretina. A destra "La Fonte del Pidocchio" in una cartolina (collez. Petrioli), con la dicitura "del Pidocchio" cancellata.

Dopo circa un chilometro si incontra Osteria Nuova. Con questo nome (documentato nel 1774) si indicò inizialmente una osteria, o “stazione di posta”, attivata lungo la variante del XVIII secolo alla strada Regia Postale Aretina (oggi via Roma). Questa fu detta “nuova” per il fatto che andava ad aggiungersi alle altre già attive da tempo lungo quella via. Il toponimo si è esteso successivamente a indicare l’intero borgo che, a partire dall’Ottocento, si è aggregato attorno a essa.

Prima che il paese di Osteria Nuova assumesse l’attuale denominazione, la zona veniva indicata con il toponimo Ruballa, ancora in uso per le due chiese parrocchiali. Per Pieri e Fronzaroli è da ascrivere tra quelli derivati da nomi personali latini, nel caso particolare da Rubius, dal quale si ha il prediale Rubianus, successivamente corrotto al diminutivo in Rubianula e quindi in Rubia(n)lla.

Percorriamo ancora circa un chilometro e mezzo e arriviamo al punto dove il nuovo percorso della Strada Provinciale Aretina incrocia di nuovo quello vecchio, formando una croce di “quattro vie”, dalla quale prende nome il borghetto che vi si è aggregato: Quattro Vie, appunto.

AretinaLe Quattro Vie, in una cartolina di fine Ottocento (collezione Petrioli).

Raggiungiamo infine il valico (336 metri) che mette in comunicazione la conca fiorentina con il Valdarno di Sopra e costituisce il confine comunale. Prende nome dalla chiesa parrocchiale di San Donato in Collina, ricordata in documenti del 1147 e 1223. Nel 1341 i Bardi vi fecero edificare uno Spedale per l’assistenza ai pellegrini. Nella cartografia dei Capitani di Parte del XVI secolo, il borgo è segnalato come «S. Donato a Busillj», denominazione che non trova altri riscontri, tanto da far pensare a un possibile errore.

Michele Turchi

Politiche

Facebook