BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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"Tutto è guasto, spezzato". Il grande terremoto del 18 maggio 1895

Quello del 1895 fu uno tra i più forti terremoti che abbia scosso Firenze e il suo contado (magnitudo 5,4 della Scala Richter), colpendo soprattutto, con distruzioni e morti, le zone di Grassina e Lappeggi. Ne ripercorriamo la storia attraverso le cronache dell’epoca, in tre brevi articoli (segue da: “La gente è nelle strade". Il grande terremoto del 18 maggio 1895).

SAN MARTINO A STRADA fattoria del Conte Bossi PucciSan Martino a Strada. Fattoria del Conte Bossi-Pucci dopo il terremoto del 1895 (da CIOPPI)

A Firenze gli effetti del terremoto del 18 maggio 1895 furono molto estesi, ma nel complesso non gravissimi. Non ci furono grandi distruzioni, ma rimasero più o meno danneggiati quasi tutti i monumenti, le chiese e i palazzi storici, e anche molte opere d'arte in essi conservate.

Tra le zone dove si erano concentrati i danni maggiori c'erano invece Grassina e il territorio circostante.

La villa medicea di Lappeggi aveva subito danni rilevanti. "Nelle vaste sale, adorne di tante vivaci pitture, di stucchi, di ori, di bassorilievi, e ove sono i più lieti ricordi delle splendidezze di una Corte, guardate al pian terreno e al primo piano, le architravi, i fregi, i bassorilievi, le imbotti delle finestre, le bellissime e decoratissime volte, i muri, tutto è guasto, spezzato, traversato da grossi crepacci. Non vi è stanza che sia rimasta intatta. (…) La villa è stata dichiarata inabitabile. Per tutto calcinacci, stucchi caduti: vestigia di rovina" (La Nazione).

Al netto di una cronaca che indugiava nel romanticismo, la villa – al tempo proprietà della famiglia dello scultore Giovanni Duprè – aveva confermato il suo nomignolo di "La Peggio" (come riportato nella lunetta realizzata da Giusto Utens). Nome dovuto, si dice, al fatto di essere la peggiore tra le ville dei Medici, realizzata infatti con pochi soldi dal cardinale Francesco Maria de' Medici. E una relazione successiva al terremoto aveva confermato gli originali vizi di costruzione: "La costruzione era cattivissima e fatta a casaccio. Le volte erano ricaricate da pesi impossibili" (P. Giovannozzi, 11 giugno 1895).

LAPPEGGI casa colonica ForniLappeggi, la casa colonica della famiglia Forni dopo il terremoto del 1895 (da CIOPPI)

I danni maggiori si ebbero nelle case coloniche adiacenti al corpo principale, dove nei crolli morirono tre persone: "Tre case coloniche sotto il magnifico giardino della Villa di Lappeggi (…) rovinarono completamente. Tra le quattro mura di ogni casa non sono rimaste che macerie". Nell'elenco delle 'famiglie da soccorrersi', stilato dal Comune di Bagno a Ripoli, relativamente alla famiglia Forni risulta: "Questa disgraziata famiglia di 6 persone, oltre all'avere avuto tre morti e un ferito grave, ha pure perduto quasi tutte le sue masserizie, utensili da lavoro e da essa, grano, vino, olio ed altro e dovrà stare molto tempo incapace ad eseguire i lavori campestri se non viene prontamente aiutata, essendo i due superstiti rimasti inebetiti dal dolore specialmente il capo di essa che perdette la madre, la moglie e l'unico figlio."

Un'altra fattoria crollò nei pressi di San Martino a Strada, dove perse la vita Letizia Giannelli, una donna che vi abitava con la sua famiglia: "L'antica casa, a uso di fattoria, di proprietà del conte Bossi-Pucci di Firenze è quasi tutta crollata. è scrosciato giù il tetto, si son sprofondati i soffitti e i pavimenti di due stanze" (da La Nazione).

Moltissime chiese del territorio subirono danni, in particolare ai campanili, più vulnerabili. Fra le più colpite quella di San Martino ai Cipressi: "… sull'altare è stata una vera desolazione: i ceri spezzati, le suppellettili giacenti per la terra, i mazzi di fiori finti mescolati ai calcinacci che ingombrano l'impiantito. (…) La chiesa (…) si è in pochi momenti empita di gente (e specialmente di donne) che tutta contempla colle lagrime agli occhi lo spettacolo desolante" (da La Nazione).

Quello del 18 maggio 1895 non fu in realtà un terremoto 'grande', almeno da un punto di vista sismologico. Ma certo emblematico di cosa può accadere quando una scossa anche di intensità medio-piccola colpisce un'area, come quella fiorentina, ricca di beni artistici e con costruzioni, come quelle coloniche, ove spesso – come riportarono le relazioni tecniche dell'epoca – "i muri sono fatti con pillole di alberese e male incalcinati (…) Sono costruzioni non poco fatte male rispetto alla stabilità ma anche fatte a caso" (P. Giovannozzi, 11 giugno 1895).

 

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Le immagini sono riprese da: E. Cioppi, “18 maggio 1895. Storia di un terremoto fiorentino”, Osservatorio Ximeniano, Firenze 1995.

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