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“La gente è nelle strade". Il grande terremoto del 18 maggio 1895

Prosegue, attraverso la lettura dei quotidiani dell'epoca, la storia del terremoto fiorentino del 1895, con la cronaca dell'arrivo dei soccorsi e dei reporter a Grassina, una delle zone più colpite dal sisma (segue da: “Un rombo cupo". Il grande terremoto del 18 maggio 1895).

Pompieri Fiorentini al Terremoto di Messina 1908 Pompieri fiorentini al terremoto di Messina - 1908
Lo spavento a Firenze era stato grande, dato «… che i terremoti sono sconosciuti ai Fiorentini e che la tradizione stessa se ne era perduta», ma la città aveva resistito. Furono invece le notizie che arrivavano dal contado, e in particolare dai dintorni di Grassina, a far presto capire che lì dovevano concentrarsi i soccorsi.

«Il Comandante dei Pompieri tutta la notte continuava a ricevere denunzie, e nel mattino, richiestone dall'autorità militare, inviava un carro con scale, piattelli, badili ecc. ed alcuni pompieri a Grassina, ove alcune case erano crollate, seppellendo persone sotto le macerie».

In quegli anni la caserma dei Pompieri ed il loro Arsenale avevano sede a Firenze nella Chiesa di San Biagio (da tempo sconsacrata), e le comunicazioni con il Sindaco Torrigiani – che sovrintendeva le operazioni di soccorso – avvenivano tramite il primo apparecchio telefonico installato (nel 1882) a Firenze!

Prima dei pompieri arrivarono però a Grassina, già nella notte di sabato, i reporter de La Nazione: «In tutti i villaggi che attraversiamo gli abitanti sono desti; le finestre sono illuminate; la gente è nelle strade.
Fermiamo il nostro fiacchere qua e là, alla Colonna, al Bandino, al Ponte a Ema; la gente ci muove incontro; sono pallidi, in preda al più vivo timore. Ci domandano: – Che è accaduto a Firenze? Li rassicuriamo, ma essi sono però tutti raccapricciti per le vaghe e tristissimi notizie, che annunziano diecine di case rovinate e un certo numero di persone morte a Grassina, a Lappeggi… (…).
Arriviamo a Grassina. (…) Prima di entrare nel paese, vediamo in un campo i fuochi accesi, che divampano. Uomini, donne, bambini, intorno al fuoco. A breve distanza tende improvvisate, coperte d'incerati gialli, sotto le quali si è riparata una parte della popolazione. Il tabernacolo detto del Billi, è tutto illuminato: vi risplendono diecine di candele. Un poco innanzi il nostro arrivo un prete vi ha pregato fra la commozione pubblica. Il prete scendeva da S. Martino, ove il terremoto ha rovinato, fatto cadere la chiesa della Compagnia»
(La Nazione, lunedì 20 maggio 1895).

In attesa dell'arrivo dei pompieri da Firenze, che giungeranno solo al mattino, i primi soccorsi si erano attivati spontaneamente grazie, ad esempio, alla farmacia di Grassina, dove «Giungevano feriti (...) per farsi curare».

«Era corsa gente dalla Costa di San Martino a cercare del bravo medico dott. Michele Lombardi, ufficiale sanitario al Galluzzo (all'epoca Grassina era per metà nel Comune del Galluzzo, ndr). Egli avea dovuto già compiere un'opera pietosissima. I malati, atterriti, nelle casette di Grassina, volevano gettarsi fuori dai letti: non dava loro il cuore di star più oltre sotto tetti che minacciavano di crollare, alcuni già crollanti… Il dott. Lombardi dava opera amorevolmente, con ogni zelo, a calmarli» (La Nazione, lunedì 20 maggio 1895).

E non fosse bastato l'elogio del dottore, La Nazione rimarcava il proprio carattere aristocratico con la celebrazione delle virtù salvifiche di Sua Altezza Reale il Principe di Napoli, giunto da Firenze a dirigere i lavori di scavo nel crollo della fattoria Bossi Pucci a San Martino, dove aveva trovato la morte una persona: «Quasi appena cominciati i lavori, giungeva S.A.R. il Principe di Napoli, accompagnato dal colonnello suo capo di stato maggiore e dal capitano Roberto dei Principi Strozzi.
S.A.R. dette subito vari efficaci consigli per procedere più rapidamente, e con maggior sicurezza, alla demolizione. Richiamava i soldati che si esponevano troppo. (…)
S.A. il Principe di napoli visitò tutti i feriti della famiglia Giannelli, entrò nella loro tenda e non è a dire quanto conforto recasse a quegli infelici, di quanto sollievo sia riuscita alle atterrite, costernate popolazioni di quei villaggi la visita del principe popolare, benefico»
(La Nazione).


CONTINUA: "Tutto è guasto, spezzato". Il grande terremoto del 18 maggio 1895

 

NOTA BIBLIOGRAFICA. I testi delle cronache dell’epoca vengono da: E. Cioppi, “18 maggio 1895. Storia di un terremoto fiorentino”, Osservatorio Ximeniano, Firenze 1995.

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