BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

Toggle Bar

“Un rombo cupo”. Il grande terremoto del 18 maggio 1895

Quello del 1895 fu uno tra i più forti terremoti che abbia scosso Firenze e il suo contado (magnitudo 5,4 della Scala Richter), colpendo soprattutto, con distruzioni e morti, le zone di Grassina e Lappeggi. Ne ripercorriamo la storia attraverso le cronache dell’epoca, in tre brevi articoli.

terremoto1895 LaNazione

«Ieri sera alle 20,57 ciascuno accudiva ai suoi affari, alle proprie occupazioni o ai propri piaceri – come tutte le altre sere – quando a un tratto un rombo cupo, poderoso, qualche cosa di rassomigliabile alla scarica di moschetteria di un mezzo reggimento, si fece sentire – e una scossa violenta, improvvisa, formidabile fece balzare uomini e cose, scosse oggetti e persone, impresse un singolare movimento ai corpi o ai mobili dei quartieri, agli esseri umani, come alle pareti delle case. (...) ... per istinto irresistibile i più uscivano dai pubblici locali, caffé e trattorie, dove bicchieri, bottiglie e tavolini avevano ballato una danza... singolarissima; dalle case che – specie gli ultimi piani – erano stati sbattuti, in modo da far credere agli inquilini di essere in barca; dai teatri nei quali il pubblico spaventato si affrettò all’uscita e in un momento Firenze, la pacifica Firenze, fu piena di folla che si riversava per le vie» (da “Fieramosca”, 20 maggio 1895).

La scossa del 18 maggio 1895 aveva colpito inaspettatamente, senza segni premonitori, una città nel pieno della sua vita quotidiana. Nelle cronache dell’epoca risalta infatti il senso di sorpresa misto al terrore, che aveva interrotto la vita cittadina, in quello che sembrava un sabato come tanti... «Che cosa è avvenuto? – Di che si tratta? (...) Chi pensò ad una bomba, chi a una esplosione terribile di gas, chi allo scoppio di una polveriera, chi al vero: ad una formidabile scossa di terremoto» (da “Fieramosca”).

Il dubbio nasceva anche dal fatto che, come ricordano molte testimonianze, insieme alla scossa si era sentito un forte e profondo rumore: «una romba paurosa, simile a un tuono lontano, che finì con un colpo a modo d’esplosione» (da G. Giovannozzi et al., “Note preliminari sui terremoti fiorentini del 1895”).

«Discorrevamo del più e del meno quando ad un tratto sentimmo un rombo spaventoso (...). Fummo travolti da una ridda vertiginosa accompagnata da caduta di calcinacci dall’alto e dal precipizio di vasi, recipienti, vassoi d’argento e di altri metalli che adornavano la credenza della sala da pranzo (...). Ma il pensiero angoscioso corse a mio marito, il quale, fortunatamente, tornò subito dicendo di aver veduto Palazzo Vecchio oscillare come un pendolo...» (dal diario della Marchesa Cristina Torrigiani Malaspina).

Lo spavento a Firenze era stato grande, ma la città aveva resistito. Furono invece le notizie che giungevano dal contado a riportare un senso di scoramento nei fiorentini. «I disastri di Grassina e di Lappeggi» era il titolo de La Nazione del 19 maggio. Qui si contavano infatti i danni più ingenti, e si lamentavano alcuni morti a causa dei crolli di molte abitazioni.


CONTINUA: “La gente è nelle strade". Il grande terremoto del 18 maggio 1895

 

NOTA BIBLIOGRAFICA. I testi delle cronache dell’epoca e le immagini vengono da:
Elisabetta Cioppi, “18 maggio 1895. Storia di un terremoto fiorentino”, Osservatorio Ximeniano, Firenze 1995.

Politiche

Facebook