BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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La strada Romana di Monte Pilli

L'antica «via del Monasteraccio» – un importante asse viario alto medievale, oggi a rischio di conservazione – attraverso le ipotesi di ricostruzione del tracciato fatte negli ultimi cinquant'anni. I caratteri costruttivi e il ruolo avuto nella viabilità storica del territorio.

via del Monasteraccio

La cosiddetta «via del Monasteraccio», per quanto ridotta a poco più di un sentiero in mezzo al bosco, ha costituito nel corso dei secoli un importante asse viario, lungo il quale si aggregò nell’Alto Medioevo il plebato di San Pietro a Ripoli.

Il tracciato, negli ultimi cinquant’anni, è stato oggetto di più d’una indagine sul campo. Il tratto valdarnese fu interessato nel corso degli anni Sessanta del Novecento dalle dettagliate ricognizioni archeologiche di Alvaro Tracchi, secondo il quale nei pressi di Cascia (Reggello) si distaccava dalla Cassia Vetus, una via di probabile origine etrusca che seguiva a mezza costa il fianco del Pratomagno. Prendeva poi «per Cancelli, Pian di Fondoli, Leccio, sotto Sammezzano e Sociana; mentre dalla parte opposta dell’Arno il suo andamento è segnato dagli stanziamenti di Rignano, Pagnana, Badia a Pagnana, Marciano, Moriano, Casignano, Poggio Gorioli e Poggio Crociferro, Montecucco e altri, fino al Bagno a Ripoli e al Ponte vecchio».

Tra il 1964 e il 1970 Giovanni Caselli e Silvano Guerrini individuarono sul versante ripolese tratti di selciato ancora ben conservati lungo quella che definirono via Cassia di Mezzo. Nonostante i risultati di quello studio siano rimasti largamente inediti, riuscirono comunque a rilevarne in maniera dettagliata la direttrice. Provenendo dall’attuale territorio comunale di Rignano sull’Arno attraverso il valico di casa Gorioli, toccava Monte Cucco e Bencistà, si inoltrava sul fianco del Monte Pilli che guarda la valle di Terzano, fin nei pressi del camposanto di Paterno. Da qui, lungo la direttrice dell’attuale via della Martellina, raggiungeva l’insediamento etrusco-romano di Bagno a Ripoli, dal quale erano facilmente raggiungibili sia Fiesole che Florentia.

Sia il Tracchi che Caselli segnalano le tracce di un insediamento sull’altura di Monte Cucco, in prossimità del valico, dove la strada incrociava il raccordo della Maremmana proveniente dal valico di Poggio a Luco e diretto a San Donato in Collina. Sono documentati un’ampia cinta muraria, un pozzo, un forno e la base di una torre, con reperti databili tra IX e XII secolo; ciò nonostante i saggi archeologici hanno evidenziato la presenza di embrici sicuramente romani.

Più recentemente, il giovane ricercatore ripolese Alessio Salvini ha indagato a fondo l’intero tracciato, documentando in una pubblicazione il percorso a suo tempo studiato da Tracchi, Caselli e Guerrini, confermando una volta di più le loro asserzioni. Il tracciato si snoda ancor oggi per circa un chilometro e mezzo in mezzo al bosco e proprio il lungo stato di abbandono ha consentito il mantenimento di lunghi tratti di basolato. Non è comunque facile riuscire a percorrerlo per intero, a causa di alcune frane dovute all’escavazione di alberese, mentre altre zone sono parzialmente invase dalla vegetazione. Il selciato affiora in diversi punti, mantenendo una larghezza costante di metri 2,35 circa, corrispondente a otto piedi romani.

via MonasteraccioIl basolato in alberese (2013)La pavimentazione è costituita in genere da due file di grossi basoli di alberese allineati parallelamente ai margini della strada, mentre la selciatura centrale è più irregolare. Quando invece la pendenza si fa più ripida, la carreggiata è attraversata da dei «rompitratto», ovvero allineamenti di pietre rialzate rispetto al piano stradale, distanziati fra di loro di circa 80 centimetri. Questa caratteristica costruttiva, nota come lastricatura «a denti morti», consentiva una migliore presa agli zoccoli degli animali che la percorrevano. In questi tratti si rileva anche una canaletta centrale profonda circa due centimetri, per consentire il deflusso delle acque piovane. In corrispondenza di banchi di galestro, la strada correva invece sul suolo naturale, che per le sue caratteristiche è ben percorribile senza bisogno di selciato. Le dimensioni della carreggiata e l’accurata esecuzione fanno intuire un’importanza non secondaria per questo percorso che, facendo fede alle caratteristiche costruttive, nonché a quanto suggerisce la toponomastica, suggerisce un più che probabile uso già in epoca Romana.

Trattandosi di un percorso naturale, è tuttavia probabile che la sua frequentazione possa essere legata alla transumanza, e dunque ancor più risalente nel corso dei secoli. Il tracciato si svolge infatti nei pressi della linea di crinale, consentendo un’ottima visuale ed evitando di dover attraversare corsi d’acqua secondari. Anche il superamento del fiume Arno non dovette costituire un problema fin da tempi remoti, grazie alla presenza di acclarati punti di guado sulla direttrice del percorso: Varlungo (Vadum Longum) da un lato e Pian dell’Isola, poco a monte di Rignano, dall’altro.

Michele Turchi

 

Per saperne di più

Alvaro Tracchi, Alla ricerca del tracciato della via Cassia nel tratto Chiusi-Firenze, in «L’Universo», XLIV, 4 (1964), pp. 675-679;

Alvaro Tracchi, Dal Chianti al Valdarno. Ricognizioni archeologiche in Etruria, Roma, CNR, 1978, p. 135.

Silvano Guerrini, La Strada Aretina, in La terra benedetta. Religiosità e tradizioni dell’antico territorio di Ripoli, Firenze, Salimbeni, 1984, pp. 300-301.

Enzo Salvini, La romana «Via Cassia» nella piana di Firenze, in «L’Universo», 5 (1986), pp. 598-615;

Enzo Salvini, Una strata romana, tra Firenze e il Valdarno, e un guardingo longobardo, in «L’Universo», 1 (1990), pp. 108-126.

Alessio Salvini, «L’antica e dritta strada... per andare in Lombardia e di là da’ monti». La scoperta di una via lastricata sulle colline fiorentine tra Bagno a Ripoli e Rignano Sull’Arno, in «De Strata Francigena», VII/1 (1999), p. 49.

Giovanni Caselli, La via dei Conti Guidi. Da Firenze per andare in Casentino, in «Corrispondenza», 49 (2006), pp. 17-21.

Michele Turchi, La viabilità nei pivieri di Ripoli e Villamagna tra XI e XIII secolo, in: Alle porte di Firenze. Il territorio di Bagno a Ripoli in età medievale, Atti del convegno dello Spedale del Bigallo (Bagno a Ripoli) 28 ottobre 2006, a cura di Paolo Pirillo, Roma, Viella, 2008, pp. 95-108.

 

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