BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Dicembre 1954: dopo secoli di navi, Rosano ha il suo ponte

Pubblichiamo una storia di Roberto Lembo, tratta da "Rignano sull'Arno. Frammenti di memoria". Si tratta di settanta “storie rignanesi” raccontate con testi agili accompagnati da 380 foto, 118 cartoline, 67 documenti, manifesti e depliants vari, 60 disegni d’archivio, 519 persone, famiglie e imprese nominate oltre 127 toponimi del territorio… (tutte le foto dell'articolo sono della collezione Carlo Benvenuti).

ROSANO ponteIl ponte di Rosano in costruzione (1952) - Collezione Carlo Benvenuti

«Per la vecchia barca che da anni compie il traghetto dell'Arno sotto il superbo nome di "nave di Rosano", è giunto il triste momento di andare a riposo. Dopo più di mezzo secolo d'attesa, le ampie zone di Rignano e del Chianti da una parte, di Pontassieve e del Mugello dall'altra, hanno trovato un adeguato legame: un ponte magnifico, uno dei più belli che, attraversando l'Arno, unisce oggi le due rive...». Così il 26 novembre 1954 il cronista del Giornale del Mattino annunciava la prossima inaugurazione del ponte di Rosano; poi avvenuta il 20 dicembre successivo in un clima di grande festa popolare.

Un articolo – quello del Giornale del Mattino – dal sapore romantico, ma con un piccolo e giustificabile errore perché un passaggio stabile sull’Arno nella zona c'era stato anche fra il secolo XII e XIII se non addirittura prima! Del resto, il luogo è conosciuto come attraversamento strategico che unisce le importanti zone delle due sponde fin dai tempi più remoti, tanto che antiche carte che si rifanno anche al passato, indicano nei pressi dell'attuale passaggio un percorso viario dei più importanti del territorio fiorentino. Infatti, l'area che va da Rosano a Meleto – per essere più in linea con la viabilità per il Mugello, la Romagna e il Casentino – ha avuto nel tempo guadi, navi, ma anche un ponte come ci dicono antichi documenti del Monastero benedettino di Rosano.

Questo si perse presto e per sentir parlare nuovamente di ponte bisogna arrivare al 1900 quando l'ingegnere Luigi Violi di Firenze chiede di costruire e gestire per 25 anni un ponte a pedaggio. Lo fa senza successo per dieci anni e nel 1911 tocca alla contessa Pandolfini – proprietaria di beni nella zona – stimolare un progetto simile, ma senza arrivare a niente neanche lei. Dal 1928 al 1935 il progetto di un ponte a Rosano emerse di nuovo all'interno di un progetto di nuova viabilità fra Firenze e Pontassieve, ma dopo una serie infinita d'incontri a vari livelli, fu fermato da contrasti per interessi diversi delle proprietà terriere del posto prima, e dalla seconda guerra mondiale dopo.

Finita la guerra, anche perché erano stati distrutti gli approdi della nave traiettizia, il consigliere comunale avvocato Gaetano Casoni propose di costruire un ponte di ferro in quel punto, ma siccome la spesa era notevole fu deciso che, dovendo spendere, fosse meglio tornare al progetto in muratura. L'argomento era stato, comunque, ripreso ed il risultato seguente fu la costituzione, nel 1946, di un consorzio che riunì alcuni proprietari della zona: il conte Pandolfini, il dottor Fonseca e il signor Belli a cui si unirono i comuni di Rignano e poi Pontassieve e Bagno a Ripoli, che decisero di chiedere anche una sovvenzione governativa in base a disposizioni specifiche per interventi di questa natura.

Il progetto fu opera dell'architetto Albert e prevedeva una spesa di ventisette milioni con la costruzione affidata alla ditta Bertelè, che iniziò i lavori nel 1952.

Quando questi erano a buon punto avvenne però un disastro a cui si unì la nota curiosa quanto fuori luogo di chi volle dargli il significato di «castigo di Dio» e considerando l'opera, con un'evidente forzatura, «un elemento di corruzione»!

ROSANO ponte E0094Il crollo del ponte mentre era ancora in costruzione (1953), causato da una piena dell'Arno - Collezione Carlo Benvenuti

Accadde che il 19 settembre 1953 una piena dell'Arno distrusse il lavoro già a buon punto, complice anche la troppo fitta armatura che oppose una vera e propria resistenza all'acqua. Le piene, si sa, con l'acqua trasportano legname e detriti in quantità che andarono ad incastrarsi nell'armatura formando una specie di diga non in grado di subire la forte spinta della piena. Fu così che la forza dell'acqua fece crollare quanto era stato costruito distruggendo quasi tutto il lavoro che, comunque, fu ripreso subito e terminato alla fine dell'anno successivo.

ROSANO ponte E0096Il ponte di Rosano in costruzione, a lavori quasi ultimati - Collezione Carlo Benvenuti

Il 20 dicembre 1954, quindi, avvenne l'inaugurazione a cui presenziò il ministro dei lavori pubblici del tempo, onorevole Pierluigi Romita, presenti il sindaco di Rignano Ferdinando Castiglioni, quello di Pontassieve Enzo Boscherini, quello di Bagno a Ripoli Serafino Franchi e il Vescovo di Fiesole Antonio Bagnoli. Con questi ci furono anche tante autorità locali, civili e militari e un vasto concorso di cittadini i quali, avendo raccolto offerte per l’occasione, avevano organizzato una grande festa che, grazie alle luminarie che avevano montato, durò fino a sera.

ROSANO ponte E0095L'inaugurazione con l'onorevole Romita che taglia il nastro (da destra: il sindaco di Pontassieve Enzo Boscherini e quello di Rignano Ferdinando Castigliani) - Collezione Carlo Benvenuti

Il ponte sognato da tempo era finalmente una realtà e la sua novità fece da traino al rinnovamento viario della zona per il quale diverse istituzioni preposte, ognuno per la loro parte, attuarono i miglioramenti delle strade che convergevano sul nuovo viadotto.

Lo stesso cronista concludeva l’articolo con un elogio all’opera e con un pensiero che, oggi, ricorda la straordinaria evoluzione in atto in quel periodo e chiudendo con un ultimo pensiero al vecchio sistema di attraversamento del fiume, diceva: «...architettonicamente, il progetto dell'ingegner Albert è arditissimo: una grande arcata centrale di sessantacinque metri, larga sette, senza l'incurvatura centrale e due piccoli archi di scarico, sulle rive, per i periodi di piena. Il ponte attua così l'allacciamento della frazione di Rosano ed il Chianti con il centro di Pontassieve, evitando che i primi restino isolati durante le piene, quando la vecchia “nave” è costretta all’àncora».

ROSANO ponte E0092Il ponte finalmente aperto al traffico - Collezione Carlo Benvenuti

Una conclusione che, allargando lo sguardo, fa ripensare come in quegli anni, il tratto di fiume da Rignano a Firenze veniva ancora attraversato grazie al ponte rignanese, quello di Meleto – pure per pochi anni –, sette "navi" oltre la passerella privata all'Anchetta di Guido Bartoloni dal 1949. Dopo l'alluvione del 1966 sparirono tutte le navi, ma i collegamenti viari di quella zona sono cresciuti con il ponte di Rosano seguito da un altro più a valle anni dopo. L'area è ora adeguata alla viabilità, semmai è quella più a monte, intorno al capoluogo, che pare essere rimasta un po' indietro!

Roberto Lembo

 

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Roberto Lembo, "Rosano ha il suo ponte. Dopo secoli di navi, ma non solo", in Rignano sull'Arno. Frammenti di memoria. 70 storie rignanesi, Pagnini editore, Firenze 2013, pp. 118-119.

Il libro può essere richiesto all’Archivio del Tempo che Passa (qui la pagina Facebook) ed è in vendita nella libreria on line www.ibs.it

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