BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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ma se chieggio / di Lappeggio / la bevanda porporina, / si dia fondo alla cantina

Nel Bacco in Toscana (1685), Francesco Redi – medico, naturalista e letterato italiano – celebra due vini del territorio ripolese. Sono "il dolce mammolo" di Montisoni, e la "bevanda porporina" di Lappeggi.

Bacco Guido ReniBacco che beve (1623), Guido Reni

Questa la storia del ditirambo. Gli Accademici della Crusca erano soliti riunirsi due volte all'anno per un pranzo collegiale, chiamato in toscano "stravizzo", in occasione della elezione di nuovi membri e delle cariche direttive. Il 12 settembre 1666 si tenne, alla presenza dei principi Leopoldo e Mattias de' Medici, uno di questi appuntamenti conviviali per la nomina del nuovo Arciconsolo. Fu una serata davvero eccezionale. Durante lo scambio dei brindisi, rispondendo a un'ottava scherzosa di Lorenzo Magalotti, il quale aveva affermato che non era l'amore ma il vino a reggere il mondo, Redi recitò una "cicalata" di quarantaquattro versi, facendo le lodi di alcuni vini toscani. Si trattava di una delle tipiche "composizioni buffonesche, e da far ridere" che erano di moda in Toscana. Da essa sarebbe scaturito, non senza numerose aggiunte e correzioni, il Bacco in Toscana.

Redi immaginava che Bacco, il dio del vino, ed Arianna sua moglie, in uno dei loro frequenti viaggi si fossero fermati con il proprio seguito nella celebre villa medicea di Poggio Imperiale. Sotto questo aspetto, il Ditirambo offriva uno spaccato della società secentesca e soprattutto della vita di Corte, con i suoi giochi, i suoi balli, i suoi rituali. Bacco era un po' come il Granduca e la sua Corte era costituita dai Satiri e dalle Ninfe. Sul verdeggiante prato del parco Bacco passava in rassegna i vini della Toscana, insieme ad alcuni altri vini italiani di grande qualità e rinomanza. In tutto 57 qualità di vini, la cui lista terminava con il migliore di tutti i vini, il celebre Montepulciano che, "per altissimo decreto", veniva proclamato "d'ogni vino il re". Tra questi 57 è menzionato il "dolce mammolo" di Montisoni:

poscia dicendosi
fiori [1] scambievoli
sempremai tornino
di nuovo a bevere
l'altera porpora,
che in Monterappoli
da' neri grappoli
sì bella spremesi;
e la maritino
col dolce Mammolo [2],
che colà imbottasi [3],
dove salvatico [4]
il Magalotti [5] in mezzo al Solleone
trova l'Autunno a quella stessa fonte [6],
anzi a quel sasso, onde l'antico Esone [7]
diè nome e fama al solitario monte [8].

 

e più avanti il vino di Lappeggi:

Altri beveva il Falerno, altri la Tolfa [9],
altri il sangue, che lacrima il Vesuvio [10];
un gentil bevitor mai non s'ingolfa
in quel fumoso e fervido diluvio:
oggi vogli'io, che regni entro a i miei vetri [11]
la Verdea [12] soavissima d'Arcetri:
ma se chieggio
di Lappeggio [13]
la bevanda porporina,
si dia fondo alla cantina.


Per converso venivano denigrati i vini di pianura del contado fiorentino: "Accusato, / tormentato, / condannato / sia colui, che in pian di Lecore / prim'osò piantar le viti: / […] Se vi è alcuno, a cui non piaccia / la Vernaccia / vendemmiata in Pietrafitta, / interdetto, / maledetto / fugga via dal mio cospetto, / e per pena sempre ingozzi / vin di Brozzi, / di Quaracchi e di Peretola; / e per onta e per ischerno / in eterno / coronato sia di bietola".

Nel Ditirambo, oltre a celebrare tutti i tipi di vini, Redi si dilungava, per contrapposizione, nella condanna di bevande 'esotiche' che stavano allora diventando di moda, come il cioccolato, il thè e il caffè. Proclamava Bacco: "Non fia già, che il cioccolatte / v'adoprassi, ovvero il tè, / medicine così fatte / non saran giammai per me; / beverei prima il veleno / che un bicchier che fosse pieno / dell'amaro e reo caffè". Identica condanna Bacco decretava contro le bevande 'barbare' del Nord Europa, come la birra e il sidro: "Chi la squallida Cervogia / alle labbra sue congiugne, / presto muore, o rado giugne / all'età vecchia e barbogia. / Beva il Sidro d'Inghilterra / chi vuol gir presto sotterra; chi vuol gir presto alla morte / le bevande usi del Norte".

NOTE:

  1. fiori: breve "scherzo" in rima che si recitava durante le veglie o i balli del contado fiorentino.
  2. Mammolo: era una specie d'uva rossa notissima nel contado di Firenze e deriva da mamma, mammella e riprende il significato più largo di bambino, fanciullo, giovanetto
  3. imbottasi: si mette nelle botti
  4. salvatico: poco socievole, ma anche amante della natura
  5. Magalotti: Conte Magalotti Lorenzo, di nobile famiglia fiorentina (Roma 1637, Firenze 1712), di cultura enciclopedica, linguistica e letteraria, che godè di notevole notorietà ai suoi tempi sia cone poeta dell'Arcadia che come autore di volumi pseudoscientifici
  6. a quella stessa fonte: il Magalotti "era solito nel solleone della grande estate portarsi ad una sua villa posta alle falde del Mantisone, da cui sorge il fiumicello Antella, che dà il nome al paese ove passa e sbocca nell'Ema." (Giacosa, op. cit.)"
  7. Esone: figlio di Creteo, padre di Giasone. Quando fu decrepito ringiovanì per opera di Medea, secondo un desiderio espresso da Giasone
  8. diè nome e fama al solitario monte: "Allude a Montisone, dove in tempo di state fa la sua villeggiatura il signor Conte Lorenzo Magalotti, ed è una montagnola, nella quale ha la sua sorgente il fiumicello Antella, che dà il suo nome al paese, per lo quale passa fino a metter foce nell'Ema ." (Redi)
  9. Falerno, Tolfa: rinomati vini del napoletano
  10. lacrima: particolari vini rossi della zona di Napoli, e del Vesuvio in particolare, detti popolanamente lacrime (ricordiamo il moderno lacrima Christi
  11. vetri: genericamente per bicchieri
  12. Verdea: celebre vino, nel Seicento, della collinetta di Arcetri, oggi alla periferia sud di Firenze; la Verdea, vino d'uva bianca, così detta perché il suo colore tende al verde, diversa dai vini verdetti, dal sapore secco e quasi brusco (ricordiamo il moderno celebre verdicchio)
  13. Lappeggio: la villa di Francesco Maria di Toscana, rinomata per le differenti qualità dei vini che si producevano nelle sue terre per la diversità dei vitigni secondo le usanze delle nazioni da cui i vitigni erano stati importati

 

Qui si trova l'edizione integrale del testo.

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