BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Vicelli: un ponte e un tabernacolo da salvare

Nella valle tra il colle dell’Apparita e il valico di San Donato è conservato il primo ponte medievale di pietra documentato nel territorio fiorentino, realizzato nel 1293 quando ancora le soluzioni costruttive preferite erano in legno. La struttura dell'arco oggi ha bisogno di restauri, essendo tutta la volta attraversata da una crepa, mentre gli imponenti cantieri per la realizzazione della terza corsia autostradale minacciano ancor più la sua conservazione.

Il tabernacolo di Vicelli

1. IL PONTE

Non fu certo per caso che Diotidiede di Buonaguida Del Dado avesse fondato nel 1214 l’ospedale di Fonteviva, in seguito detto del Bigallo, lungo la «strata publica per quam itur a Civitate Florentiae ad Civitatem Aritii», come si trova documentato alla fine del XIII secolo. Attraverso quel percorso giungevano in città le granaglie provenienti dal ricco mercatale figlinese, si trattava dunque di un tracciato di primaria importanza per l’economia della città.

La strada ricalcava molto probabilmente un tracciato di epoca romana, forse quello della via Cassia nota come Adrianea, perché fatta aprire dall’imperatore Adriano nel 123 d.C., in sostituzione di un precedente tracciato ormai non più adeguato. In conseguenza di ciò la strada era diretta, ma superava forti pendenze e trovava l’ostacolo di numerosi torrenti. I ponti costituivano da sempre passaggi cruciali. La soluzione più semplice ed economica fu di costruirli in legno, ma le ondate di piena arrecavano troppo frequentemente danni, che causavano spese a carico della comunità e lunghi disagi nella percorrenza. Si sa dalla Cronica di Giovanni Villani che, nel disastroso novembre del 1333, «nel contado non rimase ponte sopra nullo fiume o fossato che non si rovinasse».

Nella stretta valle tra il colle dell’Apparita e il valico di San Donato convergono numerosi corsi d’acqua, tanto che diversi poderi erano chiamati col toponimo sala, voce di origine prelatina con il significato di palude. Per consentire un più agevole superamento del borro di Vicelli, detto anche dei Ponti di Millo, nel 1293 venne appaltata la costruzione di un ponte in pietra e, come sottolinea Riccardo Chellini, si tratta del «primo intervento del genere finora documentato nel territorio fiorentino».

Il ponte di VicelliIl ponte di Vicelli invaso dalla vegetazione

Il 5 aprile 1293, a Figline, rogante ser Bernardo di Benincasa, i sindaci dei plebati di Ripoli, Rignano, Villamagna, Miransù, Gropina e Scò sottoscrissero l’atto con il quale affidavano l’incarico della costruzione del ponte, in qualità di ufficiali, al notaio Bernardo di Benincasa e a Cino di Orlandino da Figline. Le opere murarie, delle quali erano scrupolosamente specificate misure e materiali, vennero appaltate ai maestri muratori Mosca di Fancello, Toso e Lando di Cambio.

Il ponte posto a Vicelli, sulla strada per Figline, avrebbe dovuto essere costruito con calcina e pietre di buona qualità, con misure ben stabilite per lunghezza, larghezza, altezza dell’arcata, distanza tra le cosce, profondità delle fondamenta. Il ponte doveva essere lastricato e dotato di parapetti alti un braccio (m 0,55). I costruttori, che si impegnavano a garantire a proprie spese la manutenzione per i quindici anni successivi, avrebbero ricevuto un compenso di 150 lire di fiorini piccoli in tre rate, delle quali l’ultima a opera finita, con la consegna prevista entro il primo luglio dell’anno successivo (*).

Il ponte di Vicelli nella cartografia dei Capitani di Parte del 1584Il ponte è documentato dalla cartografia dei Capitani di Parte del 1584, popolo di San Martino a Monte Pilli, dove si trova citato come «ponte a Vicielli»

Il ponte è documentato dalla cartografia dei Capitani di Parte del 1584, popolo di San Martino a Monte Pilli, dove si trova citato come «ponte a Vicielli». Nelle note alla cartografia del 1774 viene invece descritto come «ponte della Principessa Violante», anche se resta ignoto il motivo per il quale il nome di Violante Beatrice di Baviera (1673-1731) – vedova del principe Ferdinando de’ Medici che dal 1714 al 1724 risedette nella villa di Lappeggi – fu legato al ponte.

Il ponte di Vicelli nella cartografia del 1774Nella cartografia del 1774 viene descritto come «ponte della Principessa Violante»

La struttura portante, costituita da un’unica arcata a tutto sesto che sovrasta la profonda forra che attraversa, è fondata su un solido paramento murario in piccole bozze irregolari di pietra locale, che nella zona era un tempo abbondante e di buona qualità. L’abbandono del vecchio tratto stradale in favore del percorso attuale, portato a termine nel 1763, ha favorito la salvaguardia del manufatto, che conserva gran parte della struttura originaria. Questa sua posizione appartata ha salvato il ponte anche dalla sistematica distruzione della viabilità che l’esercito tedesco in ritirata operò nel luglio-agosto 1944, con lo scopo di ritardare l’avanzata delle truppe Alleate. La presenza di una crepa che attraversa la volta da parte a parte, pone tuttavia il manufatto a rischio di crollo. Gli imponenti cantieri per la realizzazione della terza corsia autostradale pongono lo storico manufatto a un ulteriore forte rischio di conservazione.

A fianco del ponte si trova un tabernacolo, altrettanto ricco di storia, riferibile almeno XVI secolo. Ma di questo si dirà nella seconda parte.

Michele Turchi

 

(*) L’atto citato, conservato tra i Capitoli del Comune di Firenze, è edito in Riccardo CHELLINI, Il sistema viario da Fiesole e Firenze al Valdarno aretino dall’età romana al Medioevo, in La via Francigena e altre strade della Toscana medievale, a cura di Stella Patitucci Uggeri, Firenze, All’Insegna del Giglio, 2004, pp. 192-194.

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QUI la seconda parte: Il tabernacolo del Vicariato

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