BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Via del Carota. Un Monastero, due grate e lo Spirito Santo

Eugenio Castellani, architetto, racconta l’intervento completato nel 1972 in via del Carota per trasformare il Palagio a Baroncelli, una casa da signore un tempo di proprietà dei Peruzzi, nel nuovo Monastero dello Spirito Santo delle Monache di Clausura Benedettine Vallombrosane, trasferitesi qui da San Pietro a Varlungo.

Monastero Spirito SantoMonastero dello Spirito Santo in via del Carota.

Nel 1968 il Monastero dello Spirito Santo si trovava a Varlungo, soffocato ormai da alti condomini. Fu dato perciò incarico a tre professionisti, io e i fratelli Piero e Giuliano Piccini, di restaurare, in piena campagna, i resti di una villa semidiroccata dei Peruzzi, che erano stati trasformati in due malridotte case coloniche.

Monastero Spirito SantoMonastero dello Spirito Santo in via del Carota, muro di recinzione dell'orto riservato alla clausura

Fui io a prendere contatto con le monache. Giunto al monastero non capivo dove entrare, finché non vidi una dimessa porticina, la spinsi e mi trovai in una stanza spoglia che non sembrava avere vie d'uscita. Una voce risuonò, come da un altro mondo: "Sia lodato Gesù Cristo", lasciandomi così sorpreso che risposi in ritardo con la formula di rito: "Sempre sia lodato". Si accese allora un chiarore oltre una bassa finestra ed intravidi la figura di una monaca dietro due grate metalliche, distanziate in modo che non ci si potesse toccare inserendo una mano da entrambe le parti.

Da allora, per quattro anni, in questa maniera furono i nostri contatti, anche se ci fu concesso di entrare, per vedere in che modo fosse organizzato il monastero e la badessa poté venire qualche volta nel nostro studio.

Monastero Spirito Santo Monastero dello Spirito Santo in via del Carota. La nuova foresteria e, sulla destra, il restauro del vecchio cortile e adattamento a chiostro

L'arcivescovo mons. Florit ci convocò per darci indicazioni su come sistemare il parlatorio e la chiesa, gli unici due punti di contatto con l'esterno. Voleva che alleggerissimo la clausura stretta, come era stato fatto a Rosano, riducendo il muro tra l'ambiente delle monache e quello dei visitatori ad una divisione bassa dell'altezza di un tavolo. Ugualmente la chiesa non doveva essere più chiusa, tra il coro e la parte esterna, da un muro che si apriva solo in corrispondenza dell'altare.

Fu un'impresa convincere le monache, che volevano mantenere la separazione e ci riuscimmo nella chiesa, con la divisione bassa che si vede nella foto (Coro delle monache), ma per il parlatorio non ci fu verso: dovemmo ricostruire due stanze ben divise, uguali a quelle del vecchio monastero. Mons. Florit desiderava mettere una sola grata, invece della doppia, ma non riuscimmo a convincere la badessa. Devo confessare che forse fui io a cedere, memore della profonda impressione del mio primo contatto col monastero.

Monastero Spirito SantoMonastero dello Spirito Santo in via del Carota. La Chiesa, interno.

Eugenio Castellani

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