BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Lo stemma del Comune di Bagno a Ripoli (seconda parte)

Tutto scorre. Anche uno stemma conosce nel tempo trasformazioni di cui oggi è difficile capire l’origine e la causa. Ci ha provato Michele Turchi, a proposito dell’insegna di Bagno a Ripoli.

Stemma Bagno a RipoliL’insegna della comunità del Bagno a Ripoli dal blasonario dipinto da Luigi Paoletti nel 1862 (prop. Studio Araldico Pagnini, Firenze)

Lo stemma del Comune di Bagno a Ripoli, come si è visto nella prima parte, è derivato da quello medievale della Lega che accorpava i territori dei pivieri di Antella, Ripoli e Villamagna (più qualche popolo della lega di Remole). Resta da capire il perché delle trasformazioni che hanno portato alla definizione dello stemma moderno.

Con l’avvento del Granducato mediceo, l’uso dei vessilli delle comunità minori si andò via via perdendo, fin quasi a perderne la memoria. Fu solo attorno alla metà del XIX secolo, con il Risorgimento, che le comunità locali tornarono a sentire il bisogno di adottare un’insegna che le identificasse. Quella della lega del Bagno a Ripoli sull’architrave del palazzetto pretorio era ancora abbastanza leggibile, se pur con qualche incertezza. Ne fu rilevato un disegno, che ben presto cominciò a comparire sulla documentazione ufficiale conservata nell’archivio comunale: lettere, manifesti, ma ne resta traccia anche in due targhe in maiolica sulla facciata della vecchia scuola elementare. Lo stemma è molto simile al quello della lega, con il leone d’oro al centro di uno scudo azzurro, accostato dalle chiavi di san Pietro, così come si vedono sul portale della pieve di Ripoli, senza la tiara papale. C’erano però due variazioni, dovute con molta probabilità al cattivo stato di conservazione dell’esemplare preso a modello. Il giglio era stato interpretato come una stella, la balestra come un arco incoccato.

Stemma Lega 1861Lo stemma della Lega di Ripoli, all’interno dell’ex palazzetto pretorio e, a destra, lo stemma dal manifesto del I censimento del 1861.

Nel 1860, in occasione dell’annessione al Regno d’Italia, il barone Bettino Ricasoli volle donare a re Vittorio Emanuele II un blasonario con gli stemmi di tutti i comuni toscani, l’esecuzione del quale fu commissionata al conte Luigi Passerini. Questi inviò una circolare a tutti i cancellieri (equivalenti agli odierni sindaci) chiedendo un disegno dell’insegna municipale. Furono in molti quelli che non risposero, tra questi il cancelliere di Bagno a Ripoli.

Il Passerini si basò pertanto sui disegni esistenti nei blasonari, ancor oggi conservati presso l’Archivio di Stato e la Biblioteca Nazionale di Firenze. Si tratta in genere di voluminosi manoscritti compilati da eruditi del XVII e XVIII secolo, che però nel caso di Bagno a Ripoli erano ancor meno precisi rispetto agli esemplari all’epoca in uso. In particolare il giglio fogliato era stato letto come un mazzetto fiorito, sormontato da una stella, mentre le chiavi di san Pietro erano state caricate da un triregno papale del tutto fuori contesto. 

Stemma scuole Passerini Targa in maiolica sulla facciata delle ex scuole elementari (1850) e, sulla destra, lo stemma disegnato dal conte Luigi Passerini (1864)

Quando nel 1864 il Passerini pubblicò Le armi dei Municipj Toscani, gli stemmi che vi erano pubblicati in qualche modo fecero testo, nonostante lo stesso autore sottolineasse nell’introduzione che si trattava di un lavoro affrettato che necessitava di ulteriori approfondimenti. In ogni caso la sua versione fu presa a modello e adottata dal Comune di Bagno a Ripoli, pur con diversi stili, per oltre un secolo.

Ma non è ancora finita. Nel 1985 un noto studio araldico venne incaricato dal consiglio comunale di svolgere le pratiche necessarie per il riconoscimento ministeriale dello stemma. Ancora una volta venne preso come modello il disegno presente nel blasonario ritenuto più autorevole. Sfortunatamente, nel caso di Bagno a Ripoli presenta un disegno approssimativo, oltre che esteticamente brutto. La tiara pontificia, oltre che storicamente inesatta, diventa preponderante, mentre il fiero Marzocco fiorentino che il Passerini descriveva come «emblema della forza», diventa un docile micione ammansito e addomesticato, con tanto di collare e un delizioso mazzetto di fiori tra le zampe. Se i simboli hanno ancora un valore, il leone così costretto non esprime più forza e coraggio, ma docilità e sottomissione.

Stemma attualeUn disegno dello stemma fedele alla blasonatura del decreto ufficiale (disegno di Massimo Ghirardi – Araldica Civica) e, sulla destra, come realizzato a mosaico sulla targa in memoria dei caduti (Palazzo comunale)

Si scopre così che la definizione dell’attuale stemma civico del Comune di Bagno a Ripoli è dovuta, più che a un serio studio delle sue origini, all’approssimazione e alla superficialità di chi in passato venne chiamato a blasonarlo.

Michele Turchi 

 

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