BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Costruttori di paesaggio. Immaginare Bagno a Ripoli commestibile

Gli agricoltori toscani sono stati per centinaia di anni costruttori di paesaggio. Oggi si procede invece per progetti e grandi opere regolarmente abbinati alla cancellazione degli elementi patrimoniali esistenti, cui spesso ci si oppone limitandosi a vincolare l'esistente come un dato immobile e senza tempo. È il momento invece di ricominciare a fare paesaggio, ricostruendo il nostro rapporto con il cibo e la terra.

Costruttori di paesaggio
 

Una delle modalità attraverso cui attuare drastici cambiamenti all'insostenibilità ecologica, economica e sociale dell’attuale sistema alimentare (di cui abbiamo parlato QUI) risiede nei Sistemi alternativi di scambio (Alternative Food Networks, ASF), cioè in quelle reti agroalimentari caratterizzate dalla vicinanza fisica e “di valori” tra produttori e consumatori. Esempio ne sono i mercati contadini, la vendita diretta nelle aziende agricole, i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), i Food hub, ma anche le filiere lunghe del commercio equo e solidale. 

Alcuni anni fa anche la Commissione e il Parlamento europeo si sono pronunciati in modo deciso sul tema dei prezzi dei prodotti agricoli e alimentari e sulle relative implicazioni per consumatori e produttori, chiedendo: - la rimozione degli abusi derivanti da posizioni dominanti sul mercato da parte dell’industria e della distribuzione; - la promozione dei Sistemi alternativi di scambio; - di ridurre la distanza percorsa dal cibo nel giungere al consumatore finale; - di sostenere le pratiche di sostenibilità ambientale. In particolare, è stata sollecitata la necessità di incentivare iniziative che possano portare il produttore più vicino al consumatore, attraverso la promozione di "aree destinate alla vendita diretta delle derrate da parte dei produttori", o l'attuazione di "misure di promozione del concetto di ‘cibi locali’, e in particolare di azioni volte a promuovere ed informare il consumatore sulle speciali caratteristiche di tali prodotti, i loro benefici sulla salute e i vantaggi economici che presentano, come pure misure di supporto per i mercati tradizionali e le tradizionali tipologie di commercio, dove i produttori e i consumatori si incontrano direttamente" (Parlamento europeo, 2010).

Le risposte non sono mancate: dai Paysans boulangers (Contadini panettieri), produttori francesi che seguono il grano lungo tutta la filiera, dal chicco al pane; alle Cueillettes, pratiche che vedono il cliente acquistare i prodotti che raccoglie direttamente dalle piante; fino alle AMAP (Associations pour le Mantien de l’Agricolture Paysan), dove le famiglie acquirenti si impegnano a pagare i prodotti in anticipo, circa sei mesi prima del raccolto, ricevendo in cambio frutta e ortaggi biologici e di stagione durante l’intero arco dell’anno. In questo modo il contadino vende anticipatamente minimizzando i rischi, e in cambio il consumatore può concordare con l'agricoltore quali colture mettere in campo, abituandosi ad un nuovo punto di vista: il rispetto della ciclicità delle stagioni e delle variabili climatiche, con maggiori o minori produzioni.

Nell'offerta di alcune aziende agricole il lavoro agricolo diventa educatore o costruttore di paesaggio: dai sentieri attrezzati con pannelli per illustrare gli elementi di valore e interesse del territorio fino alle opere di Land Art come il labirinto vegetale della Fattoria Gally nella Ile-de-France, che invita il visitatore a perdersi in un terreno coltivato a mais e a risolvere alcuni enigmi durante il cammino, o l'opera della fattoria di Raeu, dove le colture agricole formano un enorme disegno visibile anche da molto lontano.

CueillettesNelle Cueilletes il cliente acquista i prodotti raccogliendoli direttamente dalle piante. A destra l'ingresso al labirinto di mais della fattoria Gally

Incredible Edible è l’incredibile storia di Todmorden, un piccolo centro di 15mila abitanti nel West Yorkshire, in Inghilterra, dove una contagiosa esperienza di agricoltura urbana ha ridato vita alla comunità, al suo spazio urbano e alle sue scelte di consumo. L’idea, portata avanti dai cittadini, è semplice: coltivare con ortaggi ed erbe aromatiche gli spazi vuoti, le aiuole, i giardini pubblici e privati che si trovano in tutta la città: presso le scuole e la stazione di polizia, al cimitero e alla chiesa, intorno alla caserma dei pompieri, all’ospedale e alla stazione ferroviaria, nei parchi e sui marciapiedi.

Questa esperienza condivisa di autoproduzione in città non ha l’obiettivo di un’economia di sussistenza, quanto di aggregare le persone intorno al tema del cibo locale e della sua sostenibilità economica, ambientale e sociale. E ha creato un suggestivo scenario urbano tale da aver incentivato un nuovo turismo: «Ogni anno organizziamo tour per oltre mille persone – ha raccontato Mary Clear, presidente di Incredible Edible Todmorden – e altrettante vengono qui con una guida». Incredible Edible ha ormai risonanza mondiale ed ha ispirato centinaia di iniziative analoghe in Gran Bretagna, ma anche in Giappone, Stati Uniti, Australia, India e Nuova Zelanda.

Incredible edibleIncredible Edible. A Todmorden anche la stazione della polizia è coltivata! Foto di Incredible Edible (sx) e Arthur Edwards (dx)

Anche gli enti locali si sono attivati per promuovere pratiche virtuose con ricadute positive su territorio e paesaggio. A Vancouver (Canada) il Consiglio comunale ha promosso la creazione di 1.700 nuove aree verdi coltivate dentro la città. Sfruttando la bassa densità edilizia, i vuoti urbani come lotti dismessi o sottoutilizzati, ma anche parte dei giardini di quartiere e dei parchi periferici sono stati riconvertiti in chiave agricola, attraverso la creazione di Community Garden, dove i cittadini possono dedicare del tempo per coltivare – insieme ai vicini di casa, di strada e di quartiere –, zucchine, cavolfiori, ortaggi e anche alberi da frutta. Ma anche installare arnie e produrre miele. Ai neofiti l’amministrazione comunale offre perfino corsi gratuiti di orticultura (senza fertilizzanti chimici).

Il risultato di questa politica è che il 44% dei 650mila abitanti della città canadese sono coinvolti in una delle 1.700 aree verdi coltivate della città. Allo stesso tempo le fattorie urbane a Vancouver sono triplicate in pochi anni e si contano 20 mercati ortofrutticoli rionali, tutti a chilometro zero. 

“Vogliamo ridurre la nostra impronta ecologica – ha affermato Alex Kurnicki, un membro del Consiglio comunale –, fornendo maggiore approvvigionamento alimentare locale e sicurezza alimentare, creando nuovi posti di lavoro, migliorando la raccolta delle acque piovane, e riqualificando terreni non utilizzati o abbandonati. E creando un paesaggio urbano esteticamente più gradevole e soprattutto produttivo”.

VancouverVancouver è la capitale mondiale di orti urbani e fattorie in città

Altro esempio, volto al recupero e alla gestione di terreni incolti – che in questo caso erano divenuti luoghi di degrado e di abbandono sociale (ricorda qualcosa?) –, è la Charte agricole firmata nel comune di Vernouillet (Francia) tra gli agricoltori e l’amministrazione comunale. L’accordo prevede che l’ente locale rimetta i terreni in stato agricolo (pulitura delle aree, difesa dagli usi illegali, restauro delle infrastrutture agricole) mentre gli agricoltori si impegnano a rimetterli in coltura e a rispettare il paesaggio e l'ambiente, pena l'esproprio!

ParigiAgri Paris, società che mette insieme pubblico e privato, avrà l’obiettivo di razionalizzare il sistema rurale che rifornisce Parigi

Du Champ a l'assiette” (Dal campo alla tavola) è una delle promesse della Sindaca Anne Hidalgo per riconfermarsi alle elezioni municipali che si stanno decidendo in questi giorni a Parigi. Sindaca che scommette sul cibo di qualità e sulla filiera corta per rinsaldare i legami tra città e campagna, per favorire i giovani agricoltori, e per abbattere la spesa pubblica per la produzione dei pasti per scuole, stazioni di polizia, ospedali e centri anziani. 30 milioni di pasti all'anno che attualmente costano all'amministrazione parigina 22 milioni di euro. E che in futuro saranno biologici, a km0 e a costo zero.

L'idea è di mettere a disposizione ad una nascente cooperativa pubblico-privata una rete di terreni attraverso l’acquisto di appezzamenti inutilizzati nell’Ile de France, mettendo a coltura le terre fertili dislocate nelle vicinanze dei bacini idrografici della città, e razionalizzando la gestione di realtà già esistenti, come la fattoria municipale del bosco di Vincennes, o le serre di Rungis, prossime ad acquistare altri ettari di terra. Ma anche rilevando quote di aziende agricole private già in attività nell’Ile de France – che così potrebbero lavorare con il sostegno dell’amministrazione pubblica –, o favorendo la nascita di giovani imprese agricole

Anna HidalgoAbbattere la spesa pubblica per la produzione dei pasti per scuole e ospedali è una delle promesse della sindaca Anna Hidalgo

In tanta parte del mondo la transizione verso nuovi equilibri socio-economici sta sfociando positivamente in un grande progetto di paesaggio, ispirato ad un nuovo immaginario legato ai temi della sostenibilità, dell'identità locale e della bellezza, tornando a ricomporre l'antinomia moderna fra produzione economica ed estetica.

Potremmo prendere ispirazione, invece di reiterare ed imporre modelli di “sviluppo” obsoleti estremamente dannosi per l'habitat sociale comune e per l'ambiente, che ancora sembrano poter generare qualche veloce e affannoso profitto speculativo, producendo danni irreversibili. 

Residenze e commercio in via del Pian di RipoliIn basso l'edilizia del viale Europa, probabile ispirazione per le case (con commercio) che nasceranno tra il Gobetti Volta e via del Pian di Ripoli (nella planimetria in alto). Ancora cemento e un modello insediativo a forme aperte – con gli edifici privi di fronte strada e con giaciture indipendenti dal tessuto urbano circostante –, espressamente antitetico al disegno urbano di Bagno a Ripoli e che non darà luogo ad una nuova struttura urbana efficiente ed organizzata. Si perde così anche l’occasione di risolvere alcuni problemi del capoluogo, cresciuto lungo un’unica strada (via Roma) e privo di centralità riconoscibili (piazze...), di un equilibrato mix di funzioni, e di spazi pubblici integrati con il sistema degli spazi aperti e dei percorsi pedociclabili.

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