BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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È la Giornata Mondiale del Suolo. Ne parliamo con Sonia Redini

Il World Soil Day è stato indetto dalla FAO il 5 dicembre per ricordare l’importanza del suolo per la sopravvivenza del pianeta, a cominciare dalla lotta ai cambiamenti climatici. Ne abbiamo parlato con Sonia Redini, consigliera comunale di Cittadinanza Attiva.

Sonia Redini

Sonia, è in corso un’ampia trasformazione del Pian di Ripoli che porterà al consumo di molti ettari di suolo, agricolo e fertile. 

«Se si guarda una foto aerea degli anni ’50 si vede come il piano fosse interamente coltivato, per sfamare una città che era anche un po’ più piccola di quella di oggi: Firenze aveva 350.000 abitanti e Bagno a Ripoli 17.000. Poi la Rivoluzione Verde e i cambiamenti radicali avvenuti nell’industria alimentare, in mano a poche multinazionali e nelle mani di tanti braccianti nei Paesi del Sud del Mondo, ci hanno portato a credere di poter fare a meno dei nostri terreni agricoli. Oggi la tendenza per fortuna si sta invertendo, c’è sempre più richiesta di prodotti biologici, a km zero, di cui si conosca la provenienza e la salubrità. Per questo, piuttosto che consumare suolo fertile, bisognerebbe mettere in campo progetti di agroecologia, di Alternative Food Networks (AFNS), capaci di ridisegnare una nuova geografia del cibo, rilocalizzando alcune produzioni, accorciando le distanze tra produttore e consumatore, affermando l’idea della filiera corta come leva dello sviluppo locale.»

Pian di Ripoli, 19541954: il Pian di Ripoli è una distesa di campi coltivati con l’unica eccezione del parco dell’Albereta.
 

L’agricoltura ci salverà anche dal Cambiamento climatico?

«L’agricoltura intensiva no, le monoculture distruggono la biodiversità e i pesticidi fanno il resto. Ma le produzione di piccola scala, accompagnate ad un cambiamento nelle nostre abitudini alimentari (recupero delle stagionalità, etc.), sono amiche del clima. Slow Food ha confrontato l’impronta ecologica di alcuni prodotti alimentari provenienti da filiere virtuose con quelli industriali, e le differenze tra le emissioni di CO2 prodotte sono superiori al 30% arrivando fino al 83%!»

Il Centro Sportivo della Fiorentina è stato presentato come green, si può costruire a impatto zero?

«Ovviamente no. Il costruito – cemento acciaio o vetro che sia – toglie al terreno la sua capacità di assicurare l'infiltrazione delle acque e di mitigare i fenomeni di dissesto idrogeologico. Il terreno è un filtro naturale, in sua assenza divengono necessari costosi interventi di canalizzazioni, drenaggio, intubazione. Tutto questo ricade pesantemente sulla spesa pubblica e sui bilanci dei Comuni. In questi giorni anche la Corte dei Conti* (non certo un’associazione ambientalista) si è espressa sul consumo di suolo, ricordando come questo mette in ginocchio il Paese su vari fronti, rendendolo sempre più fragile ed esponendolo a un crescendo in spesa pubblica.»

Centro sportivo FiorentinaUn'immagine dal progetto preliminare per il Centro Sportivo della Fiorentina a Bagno a Ripoli
 

Ma almeno i campi di calcio, quelli non in sintetico, sono prati.

«Prati che però non ospitano biodiversità, e non immagazzinano CO2. Pochi lo sanno, ma il suolo è uno degli elementi fondamentali dello stoccaggio del carbonio, la sua capacità è tre volte superiore a quella di una foresta. Un campo da calcio, per il suo sottofondo sabbioso, non riesce a svolgere questa funzione.»

Il Centro Sportivo porterà lavoro. 

«Si, ma non può essere questo l’unico metro di giudizio, altrimenti perché non collocare un centro logistico di Amazon? “Buono, pulito e giusto”, i princìpi per l’alimentazione di Slow Food, andrebbero ricercati anche per il lavoro e per lo sviluppo del nostro territorio.»

Almeno possiamo dire che è molto bello.

«Bellissimo, per chi gioca nella Fiorentina. Purtroppo questi luoghi si potranno ammirare in televisione, ma per i cittadini non saranno mai degli ambienti da vivere. Mi viene in mente il Bosco Verticale, un grattacielo realizzato a Milano con le facciate rivestite di vegetazione. Genera sicuramente un paesaggio ma non genera per questo anche un ambiente (pubblico). Come ha scritto Fabrizio Bellomo questa “forestazione urbana” suona come la vernice utilizzata da certi street artist che sarebbe capace di assorbire l’inquinamento e migliorare così l’aria circostante. L’idea di combattere efficacemente il cambiamento climatico attraverso la piantumazione di alberi sui balconi in cemento di grandi grattacieli di cemento è solo un’abile operazione comunicativa. I boschi facciamoli orizzontali, i parchi realizziamoli pubblici.»

Il Bosco verticale di Stefano BoeriIl Bosco Verticale è un complesso di due palazzi residenziali a torre progettato dallo studio Boeri a Milano, caratterizzato da arbusti e alberi ad alto fusto sui prospetti.
 

La Fiorentina porterà il nome di Bagno a Ripoli nel mondo.

«Un paese non è un’azienda, le valutazioni sono complesse. Quale ritorno può esserci per Bagno a Ripoli? Forse il turismo. Ma lei è mai andato in vacanza alla Pinetina (il Centro Sportivo dell’Inter, ndr)? E se si vuole puntare sul turismo, che senso ha distruggere il paesaggio, la ragione per cui si dovrebbe scegliere Bagno a Ripoli? 
O forse per vendere l’olio o altri prodotti della terra. Ma siamo sicuri che il calcio sia un buon fattore di marketing per i prodotti agricoli? E se si punta su questi, perché consumare suolo fertile?»

Come si spiegano allora queste scelte urbanistiche, che prevedono sul piano di Ripoli il Centro sportivo, un Centro congressi, concessionari di auto e campeggi?

«Lo spezzatino amministrativo è diventato terreno di caccia per gli interessi privati. Ai piccoli Comuni è affidato più del 50% del territorio nazionale, ma proprio questi piccoli enti sono i più vulnerabili alle seduzioni della speculazione e agli interessi della rendita. Un potere amministrativo spesso vincolato a interessi localistici e clientelari non può costituire una barriera sufficiente contro i molteplici appetiti che investono i suoli. Inoltre la scarsa capacità dei piccoli Comuni a coordinarsi tra loro, ha ricadute pesantissime. Bagno a Ripoli ha strappato con manovre occulte il Centro Sportivo a Campi Bisenzio, che ora litiga con Firenze per avere lo stadio. Che si parli di servizi o di trasporti, dove sono le politiche di scala metropolitana?»

 

 

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* “I dati scientifici a disposizione dimostrano che il Paese è interessato, in misura crescente e preoccupante, da fenomeni diffusi di dissesto idrogeologico che si sono acuiti sia per gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche e soprattutto per l’aumento del consumo del suolo nel nostro Paese che è passato dal 2,7 per cento degli anni 50 al 7,65 del 2017”, Corte dei Conti, Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico, Deliberazione del 31 ottobre 2019, n. 17/2019/G.

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