BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

Toggle Bar

I simboli della sfida ripolese

Simbologie, indicazioni e composizione grafica nei contrassegni elettorali delle Amministrative del 26 maggio 2019.

La battaglia dei simboli

C’era un tempo in cui a sinistra ci si riconosceva al primo sguardo: dall’eskimo al “compagno”, dalla maglietta con Che Guevara alla cucina macrobiotica, dall’Unità sotto braccio ai cineclub d’essai. Per fortuna o purtroppo questa sinistra non c’è più, e con lei se ne è andato tutto il suo immaginario. Fine di tante storie, eroi, maestri, sogni e segni. Anche i loghi dei partiti hanno vissuto questa trasformazione, e un mondo di soli dell’avvenire, bandiere e stelle rosse, pugni chiusi, falci, martelli e garofani è svanito senza essere stato sostituito, perché l’immaginario di una generazione non lo può inventare un direttore di marketing. Proviamo a guardare i contrassegni elettorali delle prossime amministrative di Bagno a Ripoli alla ricerca di nuovi simboli e valori.

dizionario dei contrassegniBreve dizionario per capirci meglio

 

Partito DemocraticoPARTITO DEMOCRATICO

Con 13 anni di “ritardo” su Berlusconi, nel 2007 anche il Partito Democratico abbandonò ogni contenuto ideale imboccando la strada di un logo professionale ma anonimo. Incapace di trovare nuovi simboli per sostituire falce, martello e bandiera rossa, il PD rincorse Forza Italia sul tricolore italico, con la differenza che a destra se ne infischiavano dei propri inesistenti contenuti ideali, mentre il popolo della sinistra venne lasciato a mani (e cuore) vuoti. Sopravvive solo, piccolo e quasi invisibile, il ramoscello di ulivo: un omaggio alla storia politica del centrosinistra più che ai valori per cui la pianta era stata scelta originariamente: “L’ulivo è forte, resistente, ben radicato nella sua terra. È l'albero di un’Europa mediterranea...” aveva detto Prodi.

Il contrassegno per queste amministrative si presenta diviso in orizzontale in due parti, con una leggera prevalenza dello spazio dedicato al PD, ma il segmento inferiore riservato al candidato sindaco, in compenso, ha un peso visivo maggiore grazie al fondo verde. Tanta acqua è passata sotto i ponti da quando partiti e idee contavano più di leader e segretari...

GIUDIZIO: Senza Storia

 

Cittadini di Bagno a RipoliCITTADINI DI BAGNO A RIPOLI – FRANCESCO CASINI SINDACO

La prima scialuppa di salvataggio di Francesco Casini davanti alla crisi di consensi del Partito Democratico. Ma per una lista nata nel breve tempo di una campagna elettorale è difficile trovare contenuti ideali e simbolici. Così tutto è affidato ai colori: l’arancione, ormai riconosciuto simbolo del civismo (e già utilizzato per la lista civetta GUARDA AVANTI! di 5 anni fa), si incontra con l’azzurro, riferimento ad una collocazione a destra molto alternativa al PD zingarettiano. Anche lo slogan: #Dai forza alle tue idee strizza l’occhio alle “nuove forze” presenti nel paese.

Il risultato finale è un improbabile tricolore lussemburghese, con il nome del candidato sindaco a farla da padrone. 

GIUDIZIO: Tramonto lussemburghese

 

Sinistra CivicaSINISTRA CIVICA per Bagno a Ripoli

Seconda lista “civica” a sostegno del Sindaco Casini, rivolta questa volta agli elettori di sinistra che non vogliono votare PD, nasce come costola di “Sinistra Civica per Firenze”, che – excusatio non petita – si professa “NON una lista civetta, una scatola vuota concepita per mera ingegneria elettorale”. 

Di questa e altre ambiguità – due liste rosse e di “sinistra” ma a sostegno dei due sindaci renziani, Nardella e Casini – sembra risentirne anche il logo, composto di solo colore e testo. 

GIUDIZIO: V.M. 18

 

Per la sinistra – Liberi UgualiPER LA SINISTRA – LIBERI, UGUALI

Pur orfani del movimento di Pietro Grasso – tentativo imPossibile di tenere insieme Sinistra Italiana e MDP Articolo 1 – i fuoriusciti dal PD a Bagno a Ripoli ci provano lo stesso: camuffato il nome e ridisegnato in casa il nuovo logo, si posizionano fuori dal PD di Zingaretti ma a sostegno del sindaco renziano. Impietoso è il confronto con il contrassegno “originale”: il nuovo disegno, mal strutturato e minoritario sul piano grafico, perde qualcosa anche sul piano ideale con la rimozione delle 3 foglioline al vento che nel logo di Liberi e Uguali evocavano la libertà oltre ad aggiungere il genere femminile a “Liberi/e” (omaggio alle battaglie di Laura Boldrini).

Tutto è lasciato sul piano simbolico alla permanenza nel nome delle due parole “liberi, uguali”, parole di uso comune ma dense di significato, e, nella parte bassa, all’indicazione “antifascismo sempre”.

GIUDIZIO: I gemelli, diversi

Aldo CapitiniL'originario contrassegno di Liberi e Uguali. Al centro Aldo Capitini, ideatore della prima Marcia della Pace Perugia-Assisi. Sulla destra il logo di Sinistra Anticapitalista con le 3 mezzelune (Ecosocialista, Femminista, Rivoluzionaria) probabile ispirazione per il logo di Potere al Popolo!
 

Cittadinanza AttivaPER UNA CITTADINANZA ATTIVA

Se la scelta dell’arancione fu lungimirante per la lista fondata da Beatrice Bensi dieci anni fa – oggi il colore civico per eccellenza dopo le esperienze di Pisapia e De Magistris – lascia più dubbi, per un gruppo che lavora in ambito comunale, la presenza della bandiera della pace. Ma più che ai temi del pacifismo internazionale e universale, il riferimento sembra al Movimento in sè, sceso nelle strade prima guidato da Aldo Capitini e poi nel 2002 contro la guerra in Iraq: un movimento costruito dal basso attraverso il potere di tutti, con le tinte dell’arcobaleno che devono dare l'idea di quanto sia varia la "gente" che il gruppo vuole rappresentare: aprirsi a tutti, inglobare, unire le differenze.

La composizione grafica è però un po’ incerta, con la bandiera relegata a margine a favore della sigla “CA” che prevale sul nome esteso della lista, ricordando gli emblemi della Prima Repubblica: DC, DP, PDUP, ...

GIUDIZIO: Civica casalinga

  

Potere al PopoloPOTERE AL POPOLO!

Forse uno dei contrassegni meglio riusciti nel panorama italico, riesce a conciliare, in una grafica pulita ed efficace, modernità e comunismo.

Sul fondo bianco campeggia il nome – Potere al popolo! – che è anche un programma di democrazia. Il font extrabold, il punto esclamativo e la leggera inclinazione del testo ne rimarcano la natura (urlata) di slogan. A delimitare il cerchio due archi di circonferenza rosso magenta (bandiera rosso scuro o rossa ma non troppo?). I due cerchi probabilmente derivano dal simbolo della Sinistra Anticapitalista, dove le mezzelune erano tre: “Ecosocialista, Femminista, Rivoluzionaria”.

Espulsa la falce e il martello, rimane la stella a cinque punte, simbolo altrettanto antico del comunismo, qui in una variante inclinata: forse un artificio grafico per addolcire un simbolo che per molti è stato sconfitto dalla storia.

GIUDIZIO: Comunisti con il computer

 

La SinistraLA SINISTRA per Ciriello Sindaca

Sostanzialmente tre affluenti – Rifondazione comunista, L’Altra Europa con Tsipras e Sinistra Italiana – concorrono a formare questa lista per costruire “uno spazio politico in alternativa al neoliberismo e al nazionalismo ... con una forte connotazione femminista, ecologista, antirazzista.” Peccato che di tanti valori non si trovi traccia nel logo, scelto tra sei proposte attraverso una consultazione con elettori e simpatizzanti. E il risultato è tutt’altro che memorabile. 

GIUDIZIO: Come spengere l’entusiasmo simbolico.

 

 

Forza ItaliaFORZA ITALIA

Un contrassegno che sembra una lettera di raccomandazioni più che una dichiarazione di intenti. "Mi manda Berlusconi", padre tutelare, il cui nome a caratteri cubitali si impone infatti su quello del candidato sindaco e manda “in soffitta” (fuori dal cerchio!) anche la bandiera di Forza Italia. Pensare che nel 1994 fu proprio Berlusconi a suggerire un intervento millimetrico al logo disegnato da Cesare Priori, modificando la forma della bandiera perché le sue punte fossero esattamente a contatto con la circonferenza del contrassegno, per guadagnare il più possibile in visibilità. 

Ma sono passati 25 anni, e la personalizzazione della politica avanza in tempo di crisi per i valori identitari.

GIUDIZIO: Figli di papà

 

LegaLEGA per Salvini Premier

Dalle ultime politiche non è più "Lega Nord”. È sparita infatti l’anno scorso l’indicazione “Nord”, ma il contrassegno più o meno è rimasto lo stesso: vietato toccare Alberto da Giussano – ormai il simbolo più “antico” (è del 1987) nel panorama politico italiano – con la spada sguainata e con il leone di San Marco sullo scudo, a ricordare l'originaria joint-venture tra Lega Lombarda e Liga Veneta.

La storia di questo simbolo, che riproduce la statua bronzea del Guerriero di Legnano – un combattente dell'omonima battaglia medievale da tutti identificato con Alberto da Giussano, figura in realtà mai esistita –, la raccontò lo stesso Bossi: “il 'mito' più adatto era senza dubbio la lega dei venti Comuni lombardi, ma anche piemontesi, veneti ed emiliani, che si allearono, nel dodicesimo secolo, per cacciare l'imperatore Federico Barbarossa, portabandiera del centralismo medievale. Quale simbolo più adatto, allora, dell'Albertùn, la grande statua di Alberto da Giussano che campeggia nella piazza centrale di Legnano?” Pochi anni fa Roberto Gremmo, storico dei movimenti autonomisti, svelò come Bossi aveva in realtà copiato l'immagine dal guerriero della marca di biciclette Legnano. E qua, nel paese di Gino Bartali, si chiude un cerchio...

GIUDIZIO: Pedala Giussano

Alberto da GiussanoSulla sinistra la statua al Guerriero di Legnano; al centro il marchio delle biciclette con una pubblicità dell'epoca; sulla destra il primo contrassegno della Lega Lombarda, fondata da Umberto Bossi nel 1982
 

 

Conclusioni

Anche senza scomodare Renato Guttuso – autore nel 1953 del logo del PCI durato 38 anni – è evidente la grande distanza tra i contrassegni attuali e quelli della Prima Repubblica. Questi ultimi, ricchi di simbologie forti e universalmente conosciute, erano evocativi e duraturi, essendo la rappresentazione grafica dei valori fondanti del partito.

Contrassegni della Prima Repubblica

Il panorama attuale – e Bagno a Ripoli è il perfetto specchio di quello che succede in tutta Italia – vede invece un apparato simbolico ridottissimo, figlio anche della distanza che si è voluto mettere da certe ideologie (fascismo e comunismo in primis) e dall’uso che queste facevano dei simboli e dei riti come strumenti per manipolare le masse. Così si è proceduto verso l’utilizzo di simboli e indicazioni sempre più annacquati e non divisivi, come il tricolore italico – tentativo di rivolgersi a tutto l’elettorato e non solo a una sua parte, contravvenendo quantomeno all’etimologia del termine “partito” –; e verso una personalizzazione sempre più spinta: fino quasi alla fine del secolo scorso nei contrassegni non erano presenti nomi di persona, e non era solo una questione di legge elettorale.

PD 2004-2024La graduale compressione del logo del PD a favore del nome del candidato sindaco, dal 2009, candidato Bartolini, ad oggi

Il risultato è che oggi si assiste al primato della grafica sull’idea di fondo: la scelta del font ha sostituito quella del simbolo, e sempre più spesso si trovano loghi composti da solo colore e testo. Inoltre, ormai esaurito il mercato dei colori disponibili, alcuni partiti si affidano a colori sgradevoli o ad improbabili accostamenti pur di essere riconoscibili. Finita l’esigenza di comunicare l’identità del partito, ormai impalpabile, il problema rimasto è la riconoscibilità, come per i marchi commerciali, per non confondere le idee a chi compra/vota.

tre contrassegniEliminato ogni simbolo identitario, i contrassegni finiscono per somigliarsi tra loro. Quando poi si presentano anche con lo stesso programma, la confusione per gli elettori è totale.

Infine, troppo spesso la conoscenza sommaria di un programma di grafica è il lasciapassare per diventare esperti di comunicazione, con due nefaste conseguenze: layout sgrammaticati e scomparsa del disegno a mano libera, da cui in passato si sono originati simboli importanti come la quercia del PDS, l’edera repubblicana, l’ulivo di Prodi... 

Ulivo e RepubblicaniIl disegno di Andrea Rauch da cui è nato il logo dell'Ulivo di Prodi, e la foglia del Partito Repubblicano

Lascia un commento

La Newsletter

 

 

Oldies but Goldies

  • Il Pian di Ripoli tra sviluppo e bellezza

    Cabreo del Podere di Ripoli«Stimasi ricco chi possiede un podere in Pian di Ripoli». Il proverbio citato dal Torrigiani in relazione alla produttività agricola di quei terreni è ancora oggi valido, ahimè, per il valore fondiario legato ad una loro possibile edificabilità. E l’arrivo della tramvia a Bagno a Ripoli non potrà che aumentare la pressione speculativa sull’area (comunque viva la tramvia).

    Read more...
  • Le nostre scuole sono pronte ad affrontare un terremoto?

    sismaCosa potrebbe accadere se Bagno a Ripoli fosse interessata da un sisma simile a quello che ha colpito Amatrice e le zone circostanti? Le nostre scuole sono adeguate? Le verifiche sismiche sono state fatte? I piani di evacuazione sono aggiornati?

    Read more...
  • A cosa servono i Comuni oggi

    partecipateCosa sono diventati oggi i Comuni, dopo tante liberalizzazioni? Quale ruolo svolgono in termini di servizi per la collettività? Perché si appaltano tanti servizi ad aziende private esterne? 

    Read more...

Facebook