BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Il Pian di Ripoli tra sviluppo e bellezza

«Stimasi ricco chi possiede un podere in Pian di Ripoli». Il proverbio citato dal Torrigiani in relazione alla produttività agricola di quei terreni è ancora oggi valido, ahimè, per il valore fondiario legato ad una loro possibile edificabilità. E l’arrivo della tramvia a Bagno a Ripoli non potrà che aumentare la pressione speculativa sull’area (comunque viva la tramvia).

Cabreo del Podere di Ripoli
“Il giardino più delizioso, più fruttifero, più fiorito ... fra quanti formano ghirlanda alla bella Firenze”. Lo storytelling del Piano di Ripoli, consegnatoci da Emanuele Repetti quasi due secoli fa, tradisce forse una certa dose di ideologia: in quegli anni infatti la permanenza dell’agricoltura mezzadrile sul territorio toscano era frutto anche di una precisa scelta politica per prevenire quei conflitti di classe che stavano emergendo dove industria e urbanesimo si sviluppavano. Ma aldilà di qualche partigianeria, è fuori di dubbio che siamo in presenza di un territorio che fin dal Medioevo aveva mostrato la sua vocazione agricola: ricco di acque e fertile grazie all’Arno che lo inondava periodicamente, il Pian di Ripoli divenne presto il “pomario di Firenze” (a km zero!) per le mense delle più ricche famiglie fiorentine, che oltre a impiantarvi vaste coltivazioni costruirono qui le loro case per la villeggiatura estiva, dove dedicarsi all’otium o allo studio, o dove rifugiarsi quando la peste imperversava in città. 

Tale destinazione agricola del Piano di Ripoli sarà confermata e difesa fino al dopoguerra, quando il Piano Intercomunale Fiorentino (PIF) del 1956 tenterà di sottrarre Bagno a Ripoli all’espansione edilizia di Firenze. Le vicende del nuovo quartiere di Sorgane (1957) sono indicative della pressione che, nonostante il PIF, si esercita verso sud-est: Michelucci, sostenuto dal sindaco Giorgio La Pira, disegna un insediamento per 12.000 abitanti al confine con il Comune di Bagno a Ripoli, in direzione opposta rispetto a quella prevista come direttrice di espansione della città dal Piano Regolatore di Firenze del 1951.  Un acceso dibattito che investe tanto le istituzioni pubbliche quanto la società civile riduce il progetto da 12 a 4 mila abitanti, fermando una crescita di Firenze verso sud che sarebbe a quel punto diventata inarrestabile, come avveniva per Scandicci, Sesto, Calenzano, Campi Bisenzio.

Sorgane, 1957Il progetto per Sorgane (tratto da Urbanistica, n.39/1963), e sulla destra Il Giornale del Mattino del 20 febbraio 1957: “Firenze ha bisogno di Sorgane per essere più bella”.

La risposta a tale ‘attacco’ all’identità economica, sociale e ambientale di Bagno a Ripoli arriva con la redazione del Piano Regolatore approvato nel 1964 che conferma per il Pian di Ripoli la salvaguardia dei terreni agricoli (e dell’economia mezzadrile) e la limitazione dello sviluppo edilizio. Una presa di posizione forte – identitaria, cioè sociale prima che paesaggistica – che nasceva dal grande consenso che la sinistra aveva tra i mezzadri, e che si opponeva ai modelli imperanti dello sviluppo capitalistico e della speculazione edilizia. Da questa scelta di campo – coscientemente alternativa – discesero anche altre felici esperienze fondamentali per l'identità del territorio, come quelle sulle politiche scolastiche di Marcello Trentanove.

Purtroppo, la crisi ormai irreversibile dell’agricoltura mezzadrile e l’incapacità di sostituirla con una nuova cultura urbano-agraria, portarono al fallimento delle idee espresse dal PRG del ’64. Come ha scritto Giorgio Pizziolo, si era verificato “un pericoloso intervallo nella gestione umana di questa campagna, caratterizzato dalla fine di un sistema produttivo ormai superato [la mezzadria] e la mancanza della nascita di una nuova realtà produttiva moderna legata agli attuali interessi dell’uomo e dell’ambiente”. In questo vuoto ebbe via libera (a partire da una variante al PRG del 1979) la trasformazione urbanistica e sociale del territorio attraverso la deruralizzazione delle case coloniche, i frazionamenti e soprattutto lo scorporo delle unità immobiliari dai terreni produttivi che, assieme alle “micro-lottizzazioni agricole”, contribuì notevolmente ad accentuare la crisi dell'agricoltura, mentre i vincoli di salvaguardia paradossalmente avevano finito per aumentare la ‘rarità’ e quindi il valore fondiario e l’appetibilità della zona. 

 Urbanizzazione del Pian di RipoliL’urbanizzazione del Pian di Ripoli dal 1868 al 2016 attraverso le foto aeree e le rilevazioni catastali.

Aggravante è poi il fatto che in alcuni casi a incentivare la trasformazione del territorio sono state le opere pubbliche: così in primo luogo le strade (viale Europa-via del Pian di Ripoli), ma anche i poli scolastici, le strutture turistiche e gli insediamenti residenziali pianificati, persino le zone sportive e quelle di verde attrezzato, si sono rivelati tutti fattori di incentivazione dell’urbanizzazione. E il prossimo arrivo della tramvia a Bagno a Ripoli sarà l’ultimo attrattore capace di mettere in moto una forte pressione speculativa, con rivalutazione enorme del prezzo dei terreni circostanti. A questo andranno aggiunte le previste opere accessorie (3 ettari di deposito vagoni e officine, più i parcheggi scambiatori), che – in mancanza di adeguate politiche capaci di drenare all’origine gli spostamenti – costringeranno il Viale Europa e le aree limitrofe a confrontarsi con esigenze di mobilità e di sosta di livello sovracomunale (Valdisieve, Valdarno e Chianti) estremamente gravose e certamente superiori alle capacità del territorio, e che potrebbero far calare definitivamente il sipario sulla lunga e gloriosa storia del “giardino più delizioso”.

 

Tra sviluppo e bellezza

Sviluppo e bellezza per decenni hanno camminato su binari opposti nel paesaggio italiano. Solo dove lo sviluppo si è fermato, la bellezza è rimasta intatta. L’incapacità di conciliarli è una delle grandi sconfitte dell’Italia del dopoguerra. È arrivato il momento di trovare una sintesi, adesso che perfino in Italia i danni causati dai cambiamenti climatici cominciano a preoccupare un po’ tutti; che i dati sul consumo di suolo sono il doppio della media europea; che l’assenza di politiche di salvaguardia e tutela del suolo naturale ha conseguenze profonde sul livello di rischio idrogeologico del Paese; che è opinione sostanzialmente comune e trasversale, anche fra i politici, che l’Italia debba valorizzare l’agroalimentare di qualità e che le eccellenze agroalimentari non sono praticabili senza suolo fertile disponibile; che il sistema agroalimentare produce più del 30% del totale delle emissioni di anidride carbonica e deve quindi diminuire il trasporto dei prodotti alimentari, incentivando la produzione e il consumo locale... 

È ora che la politica faccia una scelta chiara e precisa di incentivo alla produzione di piccola scala e alla tutela del territorio. È il momento di trovare una sintesi tra sviluppo e bellezza, tra la tramvia e il Pian di Ripoli.

Antonio Massi 

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Per approfondire:

  • E. Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, Vol. I., Firenze, 1833.
  • L. Torrigiani, Il Comune di Bagno a Ripoli, Prato, 1901.
  • Bagno a Ripoli: economia e territorio, Comune di Bagno a Ripoli, 1980.
  • Giorgio Pizziolo, “Il progetto ambientale in area suburbana”, in Parametro 145, aprile 1986.
  • Gian Bruno Ravenni, “Il modello dell’industria agraria toscana”. Bagno a Ripoli: territorio, memoria, identità. CET, Firenze, 2003.
  • Paola Ricco, “Giugno 1957: Firenze verso il nuovo quartiere popolare di Sorgane”, in Portale Storia di Firenze, giugno 2016.

Nella foto in apertura: cabreo, datato 1678, raffigurante un podere, posto nel Piano di Ripoli, coltivato a seminativo arborato, con al centro la casa colonica rappresentata planimetricamente (ASF, fondo: Ospedale di Santa Maria Nuova, Piante e disegni di tutti Poderi della Fattoria di Prato).

2 commenti

  • Link al commento Gian Carlo Venerdì, 04 Gennaio 2019 20:50 inviato da Gian Carlo

    Complimenti !
    Me lo puoi inviare via mail
    Grazie

  • Link al commento Andrea Pagliai Sabato, 19 Gennaio 2019 14:35 inviato da Andrea Pagliai

    Veramente un bell’articolo.. complimenti!!

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