BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Regolamento urbanistico: ma quanto ci costi?

Il tentativo, fortunatamente in parte fallito, di ridurre il territorio comunale di Bagno a Ripoli ad una vetrina immobiliare di pregio ha penalizzato un indirizzo produttivo, quale l'agricoltura, che poteva forse offrire meno illusioni ma qualche piccola certezza in più.

regolamento urbanistico

Sarebbe l'ora di fare chiaramente l'unico Piano Regolatore ammissibile, quello che comincia rinunciando da subito ad un nuovo consumo di territorio, e che sicuramente costerebbe meno.

Dopo l'ennesima stesura, licenziata sotto la denominazione di “variante anticipatrice”, la considerazione che un normale cittadino si fa è questa: quanto sono costate le innumerevoli stesure, denominate nei modi più svariati, dagli anni ‘80 ad oggi? Al di la di un giudizio tecnico di merito, che il normale cittadino forse non riesce nemmeno a fare, fatto salvo che constatare che uno strumento di programmazione che conosce così tante stesure da sembrare schizofrenico, tutto è fuori che programmazione, assume di contro una sembianza di convenienze del momento.

Fatte le opportune premesse, va detto che l'antefatto di tutti i provvedimenti di pianificazione urbanistica del Comune era la necessità di aumentare il numero di abitanti a fronte di una progressiva diminuzione degli stanziamenti dallo Stato, obbiettivo chiaramente non realizzato, avendo per contro aumentato la superficie edificata impiegata nella quasi totalità in seconde case. Quindi la domanda successiva è: i PAU degli studi Viviani, le successive stesure quanto sono costate e la necessità di impiegare stabilmente un legale che controlli le concessioni e le delibere nell' ufficio tecnico, vista l'estrema nebulosità degli atti, quanto costa delle tasse dei cittadini? Quanto di contro è stato realizzato di oneri di urbanizzazione? Ammesso che questi possano essere ascritti alla voce guadagni.

Quantificando ci troviamo davanti alla redazione di due PRG, quello del 1998 e del 2011 più una decina di varianti per la realizzazione di interventi ad Antella, e poi? Forse la montagna ha partorito il topolino che ha la particolarità di avere un prezzo molto salato? Quello che emerge al di là dei costi, è il completo fallimento di una progettualità sulle prospettive di crescita del territorio comunale destinando risorse ad improbabile sviluppo trascurando potenzialità meno redditizie nel breve periodo ma di più lungo impatto strategico. Il tentativo, fortunatamente in parte fallito, di ridurre il territorio comunale ad una vetrina immobiliare di pregio ha penalizzato un indirizzo produttivo, quale l'agricoltura, che poteva forse offrire meno illusioni ma qualche piccola certezza in più.

Sarebbe l'ora di fare chiaramente l'unico Piano Regolatore ammissibile, quello che comincia rinunciando da subito ad un nuovo consumo di territorio, e sicuramente questo costerebbe anche meno.

Danilo Sarti

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