BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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A cosa servono i Comuni oggi

Cosa sono diventati oggi i Comuni, dopo tante liberalizzazioni? Quale ruolo svolgono in termini di servizi per la collettività? Perché si appaltano tanti servizi ad aziende private esterne? 

partecipate

Parallelamente all’opportuna discussione, aperta da pochi giorni, sulle possibili fusioni tra comuni, sarebbe importante, anzi necessario fare un’analisi di quello che i comuni, dopo trenta anni di liberalizzazioni, sono diventati. E chiederci qual è il ruolo che svolgono in termini di servizi per la collettività. Anche a Bagno a Ripoli abbiamo delegato ad altri funzioni che prima erano nostre, spesso con la giustificazione della mancanza di personale, poi per le economie di scala che si sarebbero potuto fare: dall’acqua, al servizio rifiuti, alla mensa scolastica, alla manutenzione del verde etc.

Chi adesso gestisce questi servizi sono per lo più società pubblico-private il cui maggior azionista è costituito da enti pubblici. Citiamone alcuni: Quadrifoglio, Publiacqua, Siaf etc.

Tali gestioni hanno portato ad un miglior funzionamento dei servizi oppure del rapporto tra utenti e gestori? Abbassato i costi? Le risposte sono sotto gli occhi di tutti noi, ma tale politica continua ad andare avanti anche senza la nostra approvazione.
Cosa rischiano di diventare i comuni? Scatole sempre più vuote, con costi, per il loro mantenimento, troppo alti in relazione a ciò che non fanno più: costi per il personale, le strutture, i mezzi, la luce, il riscaldamento, i computer…

Gran parte delle risorse servono a mantenere la così detta macchina comunale sempre più autoreferenziale. Ma non contenti di questi risultati l'amministrazione comunale di Bagno a Ripoli delibera, nel consiglio dello scorso 29 maggio, di appaltare il servizio di riscossione della TARES (la nuova tassa che sostituirà quella sui rifiuti) alla Quadrifoglio, con la motivazione del minor costo del servizio reso da questa società, secondo numeri forniti dalla stessa amministrazione: 110.000 euro a fronte di 140.000 se fosse lo stesso comune a farsi carico del servizio stesso; e fin qui nulla da eccepire perché è matematica la differenza. Ma, secondo gli scriventi, la matematica è un’opinione, quindi il costo, ammesso che i numeri forniti corrispondano alla realtà, non sarà di 110.000 euro ma di 110.000+140.000, cioè la cifra dei due totali, essendo questi i costi complessivi per i cittadini.

Ci riserviamo in altro momento di fare delle considerazioni sui numeri forniti, visto che una delle conseguenze di questo provvedimento è che il personale del Comune viene di fatto descritto come costoso e/o poco produttivo, nel qual caso ci sarebbe da chiedersi il motivo. Ma quali economie si fanno con questa ottica? E perché allora si va avanti su questa strada?

Forse le risposte stanno altrove: nel fatto che le società partecipate non assumono per concorso ma per chiamata, che permette ovviamente una certa discrezionalità, soprattutto se al loro vertice vi sono presidenti di nomina politica e al loro interno spesso lavorano i riciclati della politica, ex Sindaci, Assessori, Consiglieri etc, a cui generalmente spettano lauti stipendi, mentre le assunzioni per la manovalanza prevedono magri stipendi come più volte la sottoscritta ha rilevato esaminando la Siaf (la società che fa i pasti per le mense scolastiche) che a fronte di un Direttore che prende circa 4.000 euro netti al mese, ci sono operatori che percepiscono stipendi da fame, 750 euro netti al mese!

Questo è un altro aspetto della deriva dei partiti: l’essere diventati veri e propri intermediari del lavoro, Uffici di collocamento in piena regola! L’effetto collaterale di questa logica è l’indebitamento pubblico che ha raggiunto i livelli che conosciamo, grazie al costo dei centri di potere che si sono moltiplicati a dismisura, e per ogni servizio creiamo una nuova società. Basta vedere anche il nostro Bilancio: abbiamo azioni in una decina, forse di più, di società partecipate.

E’ su questo argomento che sta il vero cambiamento che la politica deve fare, insieme alla rinuncia del finanziamento pubblico.
Già negli anni ’80 Enrico Berlinguer aveva evidenziato l’errore dei partiti di aver occupato lo Stato, allontanandosi sempre di più dalla loro originaria funzione: quella di fare da ponte tra cittadini ed istituzioni.

Beatrice Bensi
Consigliera del Gruppo Per Una Cittadinanza Attiva

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