BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Un voto per salvare le Gualchiere di Remole

Italia Nostra, sezione di Firenze, chiede aiuto. Per salvare le Gualchiere di Remole (a rischio di crollo, nonostante la proprietà sia del Comune di Firenze) si può votare il complesso tra "I Luoghi del cuore - FAI" entro il prossimo 30 novembre 2016.

Gualchiere piazzaleLe Gualchiere di Remole in un disegno di Paolo Donati

I Luoghi del Cuore

Il censimento nazionale “I Luoghi del Cuore”, promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo, chiede a tutti i cittadini di segnalare i piccoli e grandi tesori che amano e che vorrebbero salvare. Si tratta dell’8° censimento, e ad oggi sono già stati segnalati 68 Luoghi del Cuore in 15 regioni italiane.

Votare è facile: basta cliccare “VOTA QUESTO LUOGO!” nella pagina: http://iluoghidelcuore.it/luoghi/4343. È necessario registrarsi, con email e password o tramite Facebook.

GualchiereLe Gualchiere di Remole in un disegno di Paolo Donati

Le Gualchiere di Remole

Con il nome di gualchiera si indica un opificio nel quale fin dal medioevo si trattava (gualcava) la lana con l’uso di macchinari mossi dalla forza dell’acqua. Nel comune di Bagno a Ripoli quella di Remole costituisce uno dei maggiori e più antichi esempi di archeologia pre-industriale d’Europa ancora esistenti.

Nel 1986 è stato proposto e approvato il piano del Parco Fluviale di Bagno a Ripoli e il relativo programma di recupero delle Gualchiere, che ne era uno dei capisaldi. Da allora, a fronte di numerose dichiarazioni di intenti, nulla è stato fatto: l’edificio era semi-abbandonato ma ancora in buone condizioni, da allora il degrado è stato progressivo e totale. Oggi l’edificio è in pessime condizioni e a rischio di crolli.

 

Quale futuro?

La struttura con i manufatti storici connessi (gore, briglie, etc.) ricadono nel Comune di Bagno a Ripoli ma sono di proprietà del Comune di Firenze che, nonostante le dichiarazioni di tutela espresse dall’UNESCO, ne ha ammesso la vendita. Davanti alla prospettiva di ricavarne tra i 3 e i 3,5 milioni di euro – come riportato da Repubblica – il Comune di Firenze ha già mosso i primi passi. L’assessorato al patrimonio guidato da Federico Gianassi si sarebbe fatto avanti con la Cassa depositi e prestiti (Cdp), l'ente per l’80% del Ministero del Tesoro e per il resto in mano alle banche che a Firenze ha già comprato e rivenduto il vecchio Teatro comunale (dal Comune) e la Manifattura Tabacchi delle Cascine, sta cedendo la Caserma Cavalli all'Ente Cassa di Risparmio, e rimetterà presto sul mercato il Palazzo Vivarelli Colonna di via Ghibellina (acquistato sempre da Palazzo Vecchio).

Tra i compiti di Cassa depositi e prestiti, oltre al finanziamento di infrastrutture, c’è infatti il “salvataggio” dei Comuni in difficoltà economica, tramite l’acquisto di immobili pubblici. Lo fa con soldi pubblici (Cdp raccoglie infatti il risparmio postale, buoni fruttiferi e libretti, di oltre 12 milioni di famiglie), e dovrebbe quindi perseguire la tutela dei beni comuni, finanziando investimenti di “pubblica utilità”.

Ma è “pubblica utilità” l’alienazione di un monumento pubblico e la sua privatizzazione? Il Regolamento Urbanistico di Bagno a Ripoli non frena la vendita e l’utilizzo a fini economici del bene: non è possibile un uso di tipo residenziale, ma ricettivo e commerciale sì.

Un resort è il futuro delle Gualchiere? Davanti all’idea di una simile trasformazione, Pietro Laureano, Presidente dell'Istituto internazionale dei saperi tradizionali promosso dall'UNESCO – cioè l'ente che proprio alle Gualchiere punta ad avere la sua sede –, ad agosto scorso si era espresso in maniera chiara sulle pagine di Repubblica: «I privati vanno coinvolti ma in maniera etica. Firenze e Bagno a Ripoli facciano un bando pubblico comune: il retro delle Gualchiere sia dato pure a privati, ma la parte fronte Arno deve restare pubblica».

Ma il Comune di Firenze non ne vuole sapere: «Noi ci siamo mossi sulla base delle indicazioni urbanistiche che Bagno a Ripoli ha già dato col Regolamento Urbanistico», ha tagliato corto Gianassi.

Dopo Mondeggi, un altro bene pubblico che se ne andrà, stavolta addirittura alienato con i soldi dei cittadini?

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