BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Migranti. Perché Bagno a Ripoli fa la sua parte, spiegato bene

“Siamo in presenza di un'emergenza umanitaria e sociale - ha dichiarato il Sindaco Francesco Casini -, per la quale anche i molti Comuni toscani che ancora non stanno provvedendo devono fare la loro parte per realizzare il 'modello toscano', secondo il quale i migranti devono essere distribuiti in piccoli nuclei e centri tra tutti i Comuni della Regione, che sono chiamati a collaborare.”

migranti nigeriaMigranti nigeriani. © Internazionale.it

Chi sono i migranti

“Immigrato”, “profugo”, “clandestino”, “richiedente asilo”, “rifugiato”, “sfollato” e “clandestino” sono termini che vengono spesso confusi ma che hanno significati differenti. Se “immigrati” sono tutti coloro che arrivano in un Paese diverso da quello d’origine e “profughi” quelli che lo fanno a causa di guerre, persecuzioni o catastrofi naturali, “rifugiato” è chi, in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 (e alla Costituzione italiana), ha diritto a restare perché nel proprio Stato è minacciato a causa della propria razza, religione, cultura o idee politiche; “sflollati” sono le persone costrette ad abbandonare le proprie case per gli stessi motivi dei rifugiati ma che, a differenza di questi, non hanno attraversato un confine internazionale (non rientrano nella Convenzione di Ginevra); “richiedente asilo” è invece chi si trova in attesa di vedersi riconosciuto lo status di rifugiato; solo chi non ha diritto a rientrare in queste categorie è un “clandestino” e solo per lui devono essere attivate le procedure di rimpatrio.

La crisi economica globale e le guerre del 2014 e del 2015 – Siria, Libia, Ucraina, Nigeria e Somalia, tra le altre – hanno costretto milioni di persone ad abbandonare i loro Paesi per trovare sistemazioni più sicure, dovendo affrontare viaggi lunghi e pericolosi e, una volta arrivati a destinazione, altre ostilità. A Grassina arriveranno 10 uomini – 6 provenienti dalla Nigeria e 4 dal Gambia.

 

Il Gambia

Ufficialmente, il Gambia non è né uno Stato in guerra, né una dittatura. Poco più grande dell’Abruzzo (11.300 kmq) è quasi completamente circondato dal Senegal, eccetto per una piccola parte della costa occidentale del continente africano. Proprio la costa, grazie alla sua bellezza e alla relativa vicinanza all’Europa, è una meta turistica prestigiosa. Ma accanto vive una popolazione in estrema povertà, governata da un uomo solo, il presidente Yahya Jammeh, che nel 1994 con un colpo di Stato militare spazzò via ogni forma di democrazia e libertà (dal 1965 il Gambia non era più una colonia inglese) per governare attraverso torture, processi sommari ed esecuzioni extra-giudiziali di oppositori, attivisti e giornalisti.

Le violazioni dei diritti umani del regime di Jammah e la sua scelta di uscire dal Commonwealth ha portato l’Unione Europea a tagliare il sostegno economico allo Stato africano nel dicembre 2014. Da allora la situazione economica è peggiorata, e in migliaia scappano (almeno il 4% della popolazione vive attualmente all’estero). Tanto che l’economia del Paese si regge oggi in misura essenziale sui soldi versati dai migranti ai parenti rimasti a casa (oltre il 10% del PIL), anche grazie ad una delle migrazioni con la più alta qualificazione professionale al mondo: non emigrano solo contadini, ma anche medici e ingegneri.

 

La Nigeria, il gigante dai piedi di argilla

La Nigeria, primo produttore di petrolio in Africa, con una popolazione di oltre 144 milioni di abitanti è il vero e proprio motore economico dell’Africa dell’Ovest. L’oro nero è di qualità molto pregiata, talmente pregiata che sono soprattutto le grandi multinazionali a fare affari per l'estrazione. Alla popolazione locale restano le enormi chiazze oleose che inquinano gran parte del territorio del delta del Niger, da cui la nascita del MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta), movimento di lotta armata che si oppone allo sfruttamento delle risorse petrolifere da parte delle multinazionali straniere.

Transparency International classifica la Nigeria come uno dei Paesi più corrotti al mondo: 1 bambino su 5 muore prima del compimento del quinto anno di età; 12 milioni di bambini non sono iscritti a scuola; vi sono circa 2 milioni di bambini rimasti orfani di entrambi i genitori a causa dell’epidemia di Aids. Circa il 54,7% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, in un Paese dove l’aspettativa di vita non supera i 47 anni. Ma la migrazione nigeriana non ha una natura prettamente economica, bensì etnica e religiosa.

Nel centro del Paese, nella regione di Jos, da anni va avanti un aspro conflitto fra la popolazione locale di etnia berom e gli haussa venuti dal nord, ammantato di divisioni religiose. I primi infatti appartengono alla Chiesa di Cristo in Nigeria, mentre i secondi sono musulmani.

Nel nord-est imperversa invece Boko Haram, gruppo estremista islamico, che ha come obiettivo quello di distruggere tutto ciò che rappresenta “la modernità e il mondo occidentale”, e si è reso colpevole di attentati che nell'ultimo decennio hanno provocato migliaia di vittime.

 

I numeri delle migrazioni

Il Washington Post, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, ha riportato un po’ di numeri in tema di migrazioni, relativi al 2014. Nel mondo, le persone che hanno lasciato le loro case nel 2014 sono circa 60 milioni, tra rifugiati, richiedenti asilo o sfollati. Corrispondono ormai a quelle di un’intera nazione (l’Italia, ad esempio, conta poco più di 60 milioni di abitanti). Rispetto agli anni precedenti, il numero è in crescita, anche se letto in percentuale sulla popolazione mondiale (anch’essa in crescita). Si tratta in maggioranza di bambini e bambine (quasi il 51% erano minori).

Nel 2014 solo 126.800 rifugiati sono potuti tornare nel loro paese di origine: è il numero più basso degli ultimi 30 anni.

I paesi in cui sono state fatte le maggiori richieste di asilo politico sono: Russia (274.700), Germania (173.100), Stati Uniti d’America (121.200), Turchia (87.800), e Svezia (75.100). In Italia i richiedenti asilo nel 2013 sono stati 26.620 e 64.456 nel 2014. La maggior parte delle richieste presentate nel 2014 sono state fatte da cittadini nigeriani.

Lo scorso anno sono arrivati dal mare 170 mila migranti (nei primi cinque mesi e mezzo del 2015 sono 56 mila). Pari a uno ogni 3000 abitanti, sui circa 500 milioni dell’Unione europea. Secondo il direttore della Stampa Mario Calabresi si tratta di cifre molto basse, tenendo conto che «negli ultimi tre anni in Turchia, nazione con 75 milioni di cittadini, i rifugiati arrivati dalla Siria e dall’Iraq sono stati oltre due milioni: uno ogni 35 abitanti». «I turchi per gestire una migrazione di queste proporzioni stanno spendendo 6 miliardi di dollari l’anno a cui (…) la comunità internazionale collabora con soli 400 milioni».

Calabresi conclude, con grande realismo, che «questi sono i problemi della nostra epoca, migrazioni dovute a guerre, estremismo, miseria, fame e cambiamenti climatici. Non possiamo pensare di arrenderci o soccombere ma nemmeno di nascondere il problema o scaricarlo sul vicino, bisogna (…) costruire percorsi virtuosi (di accoglienza, studio, rispetto delle regole per chi ha i requisiti) e insieme meccanismi di rimpatrio e di aiuto ai Paesi da cui partono, ma evitare di voltare la testa dall’altra parte regalando migliaia di disperati al lavoro nero e alla criminalità organizzata.»

 

Distribuzione dei migranti in Europa

Lo scorso maggio la Commissione Europea aveva approvato un piano che ridefiniva i principi in base ai quali i 28 stati membri dell’Unione Europea avrebbero dovuto accogliere gli immigrati richiedenti asilo. Le persone sarebbero state trasferite in base a quattro criteri: la popolazione, il PIL, la disoccupazione e il numero di richiedenti già accolti. Pochi giorni fa nel nuovo vertice di Bruxelles è stato però deciso che l’adesione al sistema di quote non sarà obbligatoria per le singole nazioni come inizialmente previsto. Da qui il giudizio di Matteo Renzi sul vertice, definito “modesto”.

 

Distribuzione dei migranti in Italia

La distribuzione sul territorio nazionale dei migranti è stata decisa in base a una serie di criteri fissati dal piano nazionale d’accoglienza del 10 luglio 2014, concordato insieme alle Regioni: anche in questo caso prevede la distribuzione dei migranti in maniera equilibrata tenendo conto della popolazione, del PIL e del numero di persone già ospitate da ciascuna regione. Il piano era saltato a causa dei nuovi sbarchi e del rifiuto di alcune regioni ad accogliere persone. Subito dopo le elezioni amministrative (lo scorso 31 maggio) e prevedendo nuovi sbarchi, il ministero dell’Interno ha quindi inviato una circolare ai vari prefetti chiedendo di mettere a disposizione 7.500 nuovi posti ed evidenziando in modo esplicito l’obbligo per alcune regioni (soprattutto Veneto e Lombardia) che finora erano “sotto-quota” a rispettare le direttive.

Dai dati diffusi dal ministero dell’Interno risultava infatti che un terzo del totale dei migranti presenti si trovi attualmente in due regioni, Sicilia (21%) e Lazio (13%). Il Veneto, invece, è tra le grandi regioni del nord che ospita meno persone, con il 4%. La Lombardia è al 9%, ma se si fa il rapporto rispetto al numero totale di abitanti, in Lombardia i migranti sono circa lo 0,066% della popolazione: in Sicilia, per capirci, sono lo 0,32%. In Toscana sono presenti il 4% dei migranti, pari a circa 0,069% della popolazione.

migranti

 

In Toscana

Il modello toscano per l’accoglienza definito da Enrico Rossi è “piccoli gruppi, diffusi sul territorio. Ma a precise condizioni.” La Giunta Regionale ha fissato, a proposito, un pro memoria di cinque punti, di cui ne ricordiamo tre:

  1. Un limite all’accoglienza. Perché si evitino tensioni, conflitti e paure, e perché sia possibile l’interazione tra le diverse comunità.
  2. Accoglienza attraverso piccole strutture, distribuite adeguatamente sul territorio regionale. “Non più di poche decine di persone per gruppo, affidate alla gestione delle associazioni del volontariato e del terzo settore e con un ruolo di riferimento e coordinamento tenuto dal Sindaco del Comune interessato”.
  3. Anche i migranti devono fare la loro parte: ossia restituire alla comunità che accoglie un servizio di utilità pubblica, senza remunerazione.

 

A Bagno a Ripoli

Dieci uomini – 6 provenienti dalla Nigeria e 4 dal Gambia – saranno accolti in una abitazione di Grassina. L'accoglienza sarà a cura della Cooperativa L'Orologio, che ha l'appalto della Prefettura per la gestione di questa emergenze, e che si occuperà di loro anche dal punto di vista amministrativo, sanitario e della mediazione linguistica e culturale.

L'Amministrazione Comunale ha coinvolto le associazioni rappresentative di Grassina, Circolo Acli, Casa del Popolo, Calcit, Caritas e Fratellanza Popolare, le quali hanno dato la piena disponibilità a collaborare nella gestione dei migranti.

In particolare: il Calcit metterà a disposizione la strumentazione medica per i casi in cui si renda necessario, Acli, Arci, Caritas e Fratellanza Popolare offriranno al progetto il sostegno e la competenza dei propri volontari. 

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