BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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Salviamo l'antica via del Monasteraccio (e la viabilità storica del territorio)

Quasi universalmente un'antica pieve o un centro storico medievale vengono considerati beni culturali da proteggere. Ma gli edifici non sono i soli testimoni del passato; anche strade, selciati, ponti in pietra o il disegno dell'intera viabilità ci svelano aspetti legati alla vita e alla cultura dei nostri antenati.

via MonasteraccioUno dei tratti dell'antica via romana più a rischio: i trattori passano sopra le antiche pietre. Foto © Alessio Salvini

La nave scivola sull'acqua, i flutti spartiti riprendono la propria forma e il solco si cancella; la terra è più fedele e conserva la traccia dei cammini che di buon ora gli uomini hanno calcato. La strada s'imprime al suolo; essa semina germi di vita: case e casali, villaggi, città. (Paul Vidal De La Blache, Principes de géographie humaine, 1922). Questo bellissimo incipit è dedicato all'antica "Via del Monasteraccio" – un importante asse viario lungo il quale si aggregò nell'Alto Medioevo il plebato di San Pietro a Ripoli – che proprio nei pressi del Monastero di Casignano ha (aveva?) tratti di selciato interessanti e ben conservati. Da quando i luoghi circostanti sono interessati dal taglio del bosco, i grossi mezzi da lavoro (anche per aggirare tratti scomodi e fangosi) passano sui selciati con risultati facilmente immaginabili e documentati dalle foto allegate.

Il tutto nel silenzio delle istituzioni, assenti nella funzione di vigilanza, ma soprattutto incapaci di andare oltre le normative di tutela, verso una diffusa attribuzione di valore (storico, ecologico, paesaggistico, etc.) che solo può preservare nella sua integrità la viabilità ereditata dal passato.

Quasi universalmente un'antica pieve o un centro storico medievale vengono considerati beni culturali da proteggere. Ma gli edifici non sono i soli testimoni del passato; anche strade, selciati e ponti in pietra ci svelano aspetti legati alla vita e alla cultura dei nostri antenati. La conservazione di queste testimonianze della mobilità del passato non è però scontata, che si parli dei resti archeologici di antiche vie di comunicazione; dei percorsi storici minori (oggi vie vicinali sempre più "privatizzate"); o della rete viaria su cui si è strutturato il paesaggio antropizzato fino all'epoca preindustriale.

 

via MonasteraccioIl basolato di via del MonasteraccioDALL'ARCHEOLOGIA ALLA RETE VIARIA STORICA (un salto di scala)

Non sono solo i resti di selciati di antiche vie oggi in disuso o sepolte ad essere meritevoli di tutela, ma lo è il disegno dell'intera viabilità come era giunto ai nostri padri. Dagli anni Sessanta in poi il nostro territorio ha subìto cambiamenti sempre più invasivi e ravvicinati nel tempo: la crescita edilizia e demografica; il potenziamento delle reti viarie esistenti e i tagli effettuati sulla rete storica da nuove direttrici spesso insensibili all'orografia del territorio; l'incremento del traffico per volume e velocità; l'uso quasi esclusivo dell'automobile come mezzo di spostamento hanno messo in crisi l'integrità della rete di comunicazione storica.

Tale viabilità è oggetto di una quotidiana minaccia tanto come manufatto (selciato, sistemi di drenaggio, muri di cinta e parapetti, scarpate, paracarri), quanto come elemento strutturante il paesaggio nelle sue relazioni antropiche. Un tracciato stradale è infatti la prima fondamentale operazione di antropizzazione di un luogo, alla quale possono seguire, o meno, le altre strutture (i filari lungo le carreggiate, i tabernacoli, le poste, le case cantoniere, i ponti, le scoline di drenaggio dei fondi agricoli, la geometria e l'orditura degli appezzamenti, etc.).

Questa organizzazione del paesaggio da sempre legata alla struttura oro-idrografica del territorio – dai primi più "spontanei" passaggi di crinale, alla formazione di percorsi di contro-crinale, fino al raggiungimento del fondovalle – vive oggi non solo un pericolo per la propria conservazione, ma un concreto stravolgimento in nome di fenomeni insediativi che si caratterizzano per la completa elusione delle regole insite nel paesaggio stesso, che "è soprattutto ciò che non si vede" (Sereno Paola, Il Paesaggio, 1983).

La strada per salvare la nostra viabilità storica è lunga e in salita. Cominciamo almeno dalla "Via del Monasteraccio".

Antonio Massi

 

Leggi anche: La strada romana di Monte Pilli

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