BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

Toggle Bar

Conversazione sul Giaggiolo (Iris pallida Lam)

Se c’è un fiore decisamente fiorentino, questo è l’Iris pallida anche detto giaggiolo: lo stesso stemma di Firenze non è probabilmente un giglio, come ben racconta Luciano Artusi in Firenze Araldica (Polistampa, 2006), ma un Iris.

giaggiolo fiorentino

L’Iris ha una storia antichissima: la coltivavano gli Egizi e anche i Greci ed i Romani. Anche il suo nome è molto antico: Teofrasto parla di un fiore che i Greci chiamavano così per i suoi petali multicolori, associandolo ad Iride, messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno.

Fino alla fine del ‘700 si parla del giaggiolo come pianta spontanea che fornisce (come tante altre) radici e foglie destinate ad usi medicinali; soltanto nel 1776 Ferdinando Paoletti, pievano di Villamagna a Bagno a Ripoli, nei suoi Opuscoli riguardanti l’agricoltura esorta i proprietari terrieri a diffondere la coltivazione di questa pianta, di cui egli dimostra i vantaggi.

Ad esempio, anziché essere dannosa per le mura sulle quali cresce, secondo Paoletti questa pianta è di estrema utilità perché “... il contadino per non la danneggiare calpestandola non vi passeggia mai; e se i muri cadono, ne sarà causa la vetustà, le infiltrazioni d’acque, e non mai la coltivazione del giaggiolo, la quale anzi procura qualche prodotto col retratto del quale si supplirà alle spese...”.

I rizomi dell’Iris sono stati a lungo utilizzati nell’industria profumiera (essiccati infatti, essi profumano di violetta) e in quella farmaceutica, come testimoniano Giovanvettorio Soderini e Antonio Targioni Tozzetti.

Il primo scrive: “... Fassi gran procaccio delle barbe di ghiaggiuolo per le tinte, per le quali si adopera a secco...Conviene a questo effetto farne grand’imprese, piantandone per tutte le strade rasente gli orti e riempiendone tutti gli scampoli della possessione, dove al tempo ch’è fioriscono, fanno ancora bel vedere, e massimamente mesticando i bianchi con gli azzurri...” (Della cultura degli orti e giardini – Firenze, 1814).

Il secondo, nel suo Corso di Botanica Medico-Farmaceutica e di materia medica (Firenze, 1847) scrive: “...pianta perenne, nativa dei luoghi montuosi di varie parti d’Italia, ma specialmente dei contorni di Firenze, sulle cui mura si trova spontanea...La radice d’ireos ha avuto credito di espettorante, aperitiva, sternutatoria, purgativa, lenitiva, emetica, ed usata nella cachessia, nell’itterizia, nelle tossi catarrali, nelle idropi, come diuretica. All’esterno, in polvere, era usata per certe ulceri, per risolvere gli ingorghi edematosi indolenti, per i dolori dei denti…”.

Pare che il profumo ricavato dai rizomi dell’Iris fosse il preferito di Caterina de’ Medici, che portò con sé in Francia il segreto di questa essenza, che da lei prese il nome di “acqua della regina”. Ancora oggi i coltivatori di giaggioli spediscono i rizomi a Grasse, in Francia, dove importanti aziende produttrici di profumi estraggono la loro essenza che è una delle basi chimiche naturali per profumi di alta qualità.

Da un po' di tempo però fiori e rizomi si devono battere per vincere la concorrenza della chimica. Per ricordare queste ed altre storie intorno all'Iris pallida Lam, e per promuovere una riscoperta della sua coltivazione ed uso, l'Associazione Natura & Vita Onlus ha organizzato un seminario aperto al pubblico sabato 18 Maggio 2013 alle 17, presso la propria sede in via S. Romolo, 32 - Case San Romolo (Bagno a Ripoli).

All'incontro, della durata di circa 3 ore, partecipano:

  • Anna Becattini, Esperta di processi formativi e dell’apprendimento; conoscitrice del giaggiolo
  • Renzo Landi, Professore emerito, già ordinario di agronomia generale nella Facoltà di Agraria delll’Università di Firenze
  • Vieri Baldocci, Insegnante di tecniche di produzioni vegetali, presso Istituto tecnico agrario di Firenze
  • Gionni Pruneti, Imprenditore azienda agricola Pruneti, S. Polo (Greve), l’impresa Pruneti produce e vende giaggiolo.
  • Vasco Tacconi, Esperto di agricoltura, ha coltivato questa pianta trattandola con metodi tradizionali
  • Elisabetta Ferrari, Imprenditrice, Fattoria Le Sorgenti, conoscitrice del giaggiolo
  • Aurora Frassinelli, Imprenditrice, Casale Fontibucci; opera per la valorizzazione del giaggiolo
  • Rossella Cortesi, Imprenditrice, Fattoria Mezzano, interessata da questa coltivazione

con il coordinamento di Francesco Zito, Presidente dell'Associazione Natura e Vita Onlus

A questo link è possibile vedere alcune belle immagini della coltivazione e lavorazione del giaggiolo.

Lascia un commento

La Newsletter

 

 

Oldies but Goldies

Facebook