BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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"Maledetta guerra". Dal fronte, il diario di un contadino di Villamagna

"Maledetta guerra" è il diario di un contadino di Bagno a Ripoli al fronte, una persona che all'epoca non sapeva leggere né scrivere e si faceva aiutare dai suoi commilitoni per mandare le lettere a casa. Da queste è nato un bellissimo libro.

giuseppe manetti
 

Giuseppe Manetti, classe 1884, è un contadino di Villamagna che deve partire soldato nella Prima Guerra Mondiale. Quando saluta sua moglie, incinta, è convinto di non tornare, per questo scrive un diario. Invece Giuseppe torna ed continuerà a fare il contadino in Villamagna, dove morirà nel 1974.

Quando viene richiamato sotto le armi, Giuseppe ha trentadue anni. Costretto a lasciare i numerosi fratelli, il suo lavoro e la moglie incinta, da autodidatta, affida a due piccoli quaderni la testimonianza di sedici mesi, dal 1917 al 1918, prima di addestramento a Modena, poi di guerra, ma soprattutto di grande nostalgia per la moglie e di tenerezza per la figlia che non ha visto nascere.

Maledetta guerraPensando a una sua probabile morte scrive nella prima pagina: "O essere umano che troverai questo libretto, tù lo spedirai alla mia cara famiglia, in nome di Dio" e più avanti, premurosamente, "mia cara moglie, quando ti giungerà questo libriccino, io sarò belle estinto io capisco quale effetto ti farà ma io ò pensato di far così in modo che tu non stia qualche mese senza sapere ciò che mi e accaduto".

La sua ostilità verso la guerra è un aspetto costante delle sue riflessioni, "come se li omini fossero bestie ferocie, quello che penso entro di me e questo, me, mi uccideranno ma io non potrò avere il coraggio di uccidere un altro per quanto i nostri superiori ci dichino che sono nemici i governi ma no io che non li conosco neppure" e ancora: "bisognerebbe vedere quanti lavori di offesa e difesa qua si è creato, un altro nuovo mondo trasformato tutto dalla natura di un terreno civile in una natura artificiale bellica poveri omini tutti i vostri studi come male li ai adoperati!".

Commenta continuamente la distruzione che la maledetta guerra porta con sé: "quanto siamo in civili!". Il racconto più drammatico è quello dei soldati e dei civili durante la ritirata di Caporetto: incendi, distruzione, pioggia, fango e soprattutto saccheggi, "sopportando quelli in coscienti che in cosi tristi momenti si gettano nel vizio e si bevono la testa che in questi casi in vece di averne una ce ne vorrebbe due, sghignazzano gioiscono della ritirata, poveri uomini! quanto siete inferiori di quanto vi giudicavo quando ero a lavorare i miei campi".

Michele Turchi

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